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SCONTRO 16 Luglio Lug 2014 1835 16 luglio 2014

Boccassini sotto accusa: «Non collabora con Dna»

Il Csm invia i fascicoli al pg e al ministero per azioni disciplinari.

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Il pm di Milano Ilda Boccassini.

Ilda Boccassini nell'occhio del ciclone. Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha deciso di trasmettere gli atti sullo 'scontro' tra la direzione distrettuale antimafia di Milano, diretta dalla pm, e la Procura nazionale antimafia al procuratore generale della Cassazione e al Guardasigilli per l'eventuale azione disciplinare.
RAPPORTI CRITICI. Gli atti riguardano solo la criticità dei rapporti tra Dda milanese e Dna. La decisione è stata presa dal plenum di Palazzo dei Marescialli presieduto da Michele Vietti al termine di una lunga e contrastata seduta nella quale sono stati presentati numerosi emendamenti e limati i testi usciti dalla I e dalla VII Commissione.
L'invio degli atti non riguarda la questione della mancata implementazione della banca dati della Direzione nazionale antimafia con il flusso delle indagini di competenza della Dda guidata dalla Boccassini.
MAIL RIMASTE SENZA RISPOSTA. Questo è stato il risultato della mediazione tra le correnti. Le contestazioni riguardano invece gli «scarsi» rapporti tra la Dda e il magistrato della Pna delegato a seguirla: in un faldone raccolto a Palazzo dei Marescialli, in seguito alle audizioni su questa vicenda, sono raccolte numerose mail alle quali la Boccassini non ha voluto rispondere collaborativamente.
Sotto la lente dei responsabili dell'azione disciplinare sono finiti gli anni 2010-2013 con le «criticità» che si sono registrate.

Area difende Boccassini

Milano: Ilda Boccassini in tribunale per il processo Ruby (10 dicembre 2012).

Durante il dibattito, Area (la corrente che raggruppa Magistratura democratica e i Movimenti per la giustizia) ha difeso con veemenza la Dda sotto attacco. «Si tratta non solo di uno degli uffici più impegnati sul fronte antimafia», ha dichiarato il magistrato Vittorio Borraccetti, «ma è anche quello che ottiene i migliori risultati, e anche dal punto di vista collaborativo è uno degli uffici che risponde meglio».
BORRACCETTI: «PROBLEMA ORGANIZZATIVO». Secondo il togato per mettere la parola fine a questo caso che ha dilaniato la magistratura milanese già provata dal contrasto Bruti-Robledo, sarebbe bastato «migliorare i rapporti tra i due uffici, Dda e procura nazionale con un input, a superare definitivamente la situazione, da parte del procuratore capo di Milano che d'altronde si è già speso in tal senso».
Area, anche con i laici del centrosinistra, ha invitato a risolvere questo contrasto «con la misura necessaria perché conviene a tutto il Paese». Invece Angelo Racamelli, il leader di Magistratura indipendente a Palazzo dei marescialli, ha insistito a indicare le criticità nella conduzione della Boccassini.
Su questa strada, prima della mediazione raggiunta, lo aveva seguito anche Mariano Sciacca di Unicost rilevando che «nella banca dati gestita dalla Procura nazionale antimafia la Dda di Milano ha inserito solo quattro procedimenti rispetto ai 109 procedimenti aperti».
NAPPI PUNTA SULL'IMPLEMENTAZIONE DELLA BANCA DATI. Per l'indipendente Nello Nappi andrebbe prima sciolto il nodo della direttiva sull'implementazione della banca dati. «Ricordo che non furono accolti i miei emendamenti», ha detto Nappi, «per punire i magistrati che violavano il dovere di implementare l'archivio della banca dati e dunque le direttive in materia vuol dire che non erano vincolanti. Questa vicenda nasce dall'ambiguità delle linee guida e si chiuderà senza sciogliere il nodo come avvenuto per il caso Bruti-Robledo». La decisione del Plenum deve essere trasmessa alla V Commissione del Csm che decide sulle conferme o meno degli incarichi direttivi e semidirettivi delle toghe.

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