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STRISCIA DI SANGUE 16 Luglio Lug 2014 1729 16 luglio 2014

Gaza, sei bambini uccisi a Gaza e Khan Yunis

I raid israeliani continuano a mietere vittime. Dieci in tutto.

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Gaza: un quartiere della città dopo un attacco israeliano.

I raid israeliani contro i palestinesi sono ripresi spezzando la fragile tregua di martedì 15 luglio, l'operazione 'Margine protettivo' è ormai arrivata al nono giorno e Tel Aviv è pronta a un'azione di terra. Gli episodi di orrore quotidiano nella Striscia si moltiplicano.
Il 16 luglio 10 persone sono morte nel corso dei bombardamenti. Sei, tra cui due bambini, sono rimaste uccise a Gaza. Un bambino è deceduto in un attacco a Gaza City, le altre cinque persone, compreso un altro bambino, sono state colpite in due raid a Khan Yunis, ha reso noto il portavoce dei servizi d'emergenza.
Secondo quanto riferito da fonti palestinesi, poi, quattro bambini sono stati colpiti da proiettili israeliani provenienti dal mare (probabilmente da una motovedetta) mentre si trovavano in un bar sulla spiaggia rimanendo uccisi sul colpo.
MEMBRI DELLA STESSA FAMIGLIA. Dalle le prime informazioni le vittime sarebbero membri dello stesso clan familiare, i Bakr: Ahed (10 anni); Zakarya, (10); Ramez (11); Mohammad (9).
Fonti locali hanno spiegato - ma ancora non c'è conferma - che un quinto bambino è morto con loro, e che ci sono diversi feriti.
PRESENTI GIORNALISTI STRANIERI. Il dramma si è verificato sulla spiaggia di Gaza, a poche decine di metri dall'Hotel Palestine, dove si trovavano alcuni giornalisti stranieri che hanno ripreso immagini della tragedia.
I bambini giocavano tra un gruppo di capanne, non lontano dal porto di Gaza, quando dal mare sono stati sparati, a quanto pare, due razzi. Il primo ha colpito tre dei bambini. Il secondo ha colpito gli altri.
HAMAS PRONTA ALLA VENDETTA. In una conferenza stampa all'ospedale Shifa di Gaza un portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha accusato Israele di essersi macchiato di un crimine di guerra e ha assicurato che Hamas vendicherà la morte di quei bambini.
TEL AVIV APRE UN'INCHIESTA. Tel Aviv ha aperto un'inchiesta per accertare le circostanze della strage. «Per ora», ha affermato il portavoce militare israeliano Moti Elmoz alla televisione canale 10, «posso solo dire che abbiamo attaccato un obiettivo sospetto sulla spiaggia». Una allusione ad un container che è stato distrutto.
Elmoz ha detto che fino al termine dell'inchiesta non intende aggiungere altri commenti sull'episodio. In termini generali, ha osservato, «chi è responsabile delle immagini crude è Hamas, che ricorre a bambini come scudi umani». «Noi non indirizziamo intenzionalmente il fuoco verso civili», ha insistito, «e dunque è opportuno non balzare a conclusioni prima che l'inchiesta sia terminata».

Bilancio di oltre 220 morti

Il bilancio nella Striscia è oramai di oltre 220 morti. La spirale del conflitto è peggiorata in pochissimo tempo dal cessate il fuoco proposto dall'Egitto, accettato da Israele e respinto da Hamas, che ha accusato di non essere stata neppure consultata. «Se Hamas non accetterà la proposta egiziana non ci darà altra possibilità che continuare l'operazione militare a Gaza e dare una risposta ancora più forte», ha ammonito il negoziatore capo israeliano Tizpi Livni incontrando il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, che da due giorni è nella regione.
MOGHERINI INCONTRA NETANYAHU. Il ministro italiano ha anche visto per un'ora e mezzo il premier Netanyahu e a lui ha ribadito la «preoccupazione non solo per il lancio dei razzi sul territorio e su obiettivi civili israeliani ma anche l'alto numero di vittime, compresi i bambini a Gaza». Anche se è «difficile, il cessate il fuoco è l'unica soluzione», ha aggiunto Mogherini.
Ma è l'Egitto del presidente Abdel Fattah al Sisi (che nei giorni scorsi ha sentito Netanyahu) a essere il crocevia al momento dell'azione diplomatica che sta cercando di rimuovere gli ostacoli ad una tregua. Il presidente palestinese Abu Mazen è da oggi al Cairo per una visita di due giorni in cui vedrà lo stesso al-Sisi per discutere degli sviluppi della situazione a Gaza.
ABU MAZEN A FAVORE DELLA TREGUA. Abu Mazen, che è a favore di una tregua, incontrerà però anche Mussa Abu Marzuk, numero due di Hamas. Del resto contatti tra egiziani e Hamas sono già avvenuti il 16 luglio, sempre al Cairo. Ma il 17, nella capitale egiziana, secondo la tivù israeliana, potrebbe arrivare anche una delegazione composta dal capo dello Shin Bet Yoram Cohen, dal negoziatore Ytzhak Molcho e da Amos Gilad del ministero della Difesa per un confronto su possibili punti di caduta.
Fatto sta che Israele ha richiamato oggi altri 8 mila riservisti arrivando così a 56 mila (furono 70 mila nel 2012 nel corso dell'operazione 'Colonna di Nuvola') e non ha escluso appunto la possibilità di un ingresso a Gaza, nel tentativo di eliminare completamente l'arsenale militare di Hamas.
ATTACCO DI TERRA POSSIBILE. È «molto elevata la probabilità che Israele lanci a Gaza un'operazione di terra», ha rivelato una fonte di sicurezza israeliana ad alcuni giornalisti stranieri. «Se vuoi combattere il terrorismo devi essere sul posto», ha aggiunto. «Dal cielo possiamo colpirli duramente ma non sbarazzarci di loro. L'occupazione è fattibile in giorni o settimane al massimo».
Hamas, secondo il quotidiano israeliano Maariv ma senza conferme da Gaza, sarebbe interessato a concordare un tregua di 10 anni e sarebbero già state formulate in merito 10 richieste precise. Tra queste la riapertura del valico di Rafah (da cui si accede al Sinai egiziano), che diventerebbe un punto di transito internazionale, e la liberazione di centinaia di palestinesi arrestati in Cisgiordania nelle settimane passate, mentre erano in corso le ricerche di tre ragazzi ebrei trovati poi morti presso Hebron.
AL MASRI: «ANCORA NESSUN CONTATTO SUL CESSATE IL FUOCO». E tuttavia il portavoce di Hamas Mushir al Masri ha detto che sul cessate il fuoco «non c'è stato ancora alcun contatto serio». Su Israele intanto continuano a piovere i razzi, un centinaio in varie parti del Paese, compresa Tel Aviv, solo il 16 luglio. Il 17 per Gaza, almeno per sei ore, tutto cambia: Israele osserva una breve tregua umanitaria, accogliendo così una richiesta dell'emissario dell'Onu per la regione Robert Serry. Un cessare il fuoco accettato anche da Hamas.

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