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Aereo abbattuto Ucraina, la maledizione della Malaysia Airlines

L'8 marzo un boeing della stessa compagnia scomparve nel nulla.

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Un'altra tragedia a distanza di pochi mesi. L'abbattimento il 17 luglio del boeing 777 della Malaysia Airlines in Ucraina non può non riportare alla memoria la scomparsa di un altro aereo della stessa compagnia.
L'AEREO FANTASMA. L'8 marzo scorso un altro boeing con a bordo 239 persone che volavano da Kuala Lumpur a Pechino è scomparso nel nulla. Forse inabissandosi in mare.
In un primo momento si pensò che tra le presunte vittime ci fosse anche un italiano, Luigi Maraldi, 37 anni di Cesena. Ipotesi poi smentita. L'intereressato telefonò a casa a Cesena - in Romagna - spiegando che gli era stato rubato il passaporto in Thailandia. Così come a Christian Kozel, 30enne austriaco. Almeno due dei passeggeri, dunque, viaggiavano con documenti contraffatti.

Terrorismo, guasto tecnico, dirottamento: le tre ipotesi

Malesia: la disperazione di una donna dopo la notizia dell'aereo scomparso.

Gli inquirenti in un primo momento hanno privilegiato l'ipotesi dell'esplosione in volo. Lo dimostrerebbe il fatto che non si sono trovati detriti. Il che indica che l'aereo potrebbe essersi disintegrato almeno a 10 mila piedi da terra.
Restano naturalmente dubbi sulla causa dell'esplosione: guasto meccanico o bomba? Senza un'analisi della carcassa difficile stabilirlo.
NESSUN ALLARME. Recentemente si è fatta strada la pista del dirottamento e dell'inabissamento. La scomparsa del velivolo è avvenuta a due ore dal decollo. E i piloti non hanno lanciato alcun allarme o segnalato guasti tecnici. Al momento della scomparsa era attivo il pilota automatico: le rotte erano quelle indicate dai satelliti. Dopo essere stato dirottato poi con buona probabilità è precipitato privo di carburante nell'Oceano Indiano meridionale, al largo dell'Australia occidentale.

Pilota sospettato numero 1: pista islamica e arresti

Il sospettato numero uno resta però il pilota. Per arrivare al 53enne Zaharie Shah sono stati determinanti i simulatori di volo ritrovati a casa sua con i quali il comandante si esercitava a volare lontano dalle rotte abituali verso l'Oceano Indiano, proprio dove il volo Kuala Lumpur-Pechino si è inabissato. I simulatori, inoltre, hanno rivelato che il pilota si allenava ad atterrare su isole e piste di fortuna. La polizia, comunque, ha assicurato che le indagini vanno avanti e che nessuna pista è esclusa, dal guasto tecnico all'attentato terroristico.
LA CELLULA TERRORISTICA. Il 5 giugno sono stati arrestate 11 persone tra i 22 e i 55 anni appertenenti a una cellula terroristica islamica malese.
I sospettati sono state fermati a Kuala Lumpur e nello Stato di Kedah al termine di un’indagine congiunta condotta da Fbi e MI6 che, stando a quanto riportato dal Daily Mail, ha rivelato l'esistenza di «un nuovo gruppo terroristico» considerato «molto violento», «collegato ad al Qaeda» e con la missione di «colpire in Paesi musulmani».
STUDENTI E UOMINI D'AFFARI. Tra gli arrestati figurano studenti, uomini d’affari, impiegati e una giovane vedova.
A mettere gli investigatori sulle loro tracce sono state le dichiarazioni di Saajid Badat, l'anglomusulmano che durante il processo a carico del nipote di Osama bin Laden, Sulaiman Abu Ghait, disse di aver incontrato alcuni terroristi malesi «per far loro capire come potevano entrare in una cabina di pilotaggio».

Le ricerche: dalle scatole nere alla batimetria

Un militare vietnamita a bordo di un aereo impegnato nelle operazioni di ricerca del velivolo scomparso.

A maggio erano stati captati segnali acustici compatibili con quelli provenienti dalle scatole nere del boeing nell'Oceano indiano del Sud. La rotta dunque avrebbe subito una sterzata a sud ovest.
Ma la speranza di aver individuato in quell'area il relitto è durata poco.
Decine di navi e aerei di una task force multinazionale hanno effettuato ricerche in quella zona per circa due mesi, senza ritrovare nessun resto (foto).
MAPPATURA DEL FONDO. Le ricerche poi si sono spostate più a sud e si sono concentrate su un'area di 60 mila chilometri quadrati che si trova a 1.800 chilometri dalla costa occidentale dell'Australia.
Intanto, sono proseguite le rilevazioni di batimetria, o mappatura del fondo oceanico, cui dovrebbero seguire ricerche comprensive del fondo stesso. Le nuove ricerche, con robot sottomarini, dovrebbero iniziare in agosto e potrebbero richiedere fino a 12 altri mesi.

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