Carabinieri 130622163738
ORRORE 18 Luglio Lug 2014 1045 18 luglio 2014

Napoli, 73enne sedotto, rapinato e arso vivo

40enne arrestata per il delitto di un fabbro trovato morto il 23/3.

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Un'auto dei carabinieri.

Una morbosa amicizia tra donne, l'una assetata di denaro, l'altra pronta a uccidere per procurargliene: è questo il contesto in cui è avvenuto, il 23 marzo, l'omicidio di Felice Paduano, fabbro di 73 anni, il cui corpo, bruciato, fu trovato in una località di campagna a Casamarciano, in provincia di Napoli.
Quando furono appiccate le fiamme, è emerso dalle indagini, il malcapitato era ancora vivo e piangeva.
INDIZIATA DI OMICIDIO E RAPINA. I carabinieri della compagnia di Nola hanno notificato il 18 luglio ordinanze di custodia cautelare ad Adelina Vecchione, di 40 anni, indiziata di omicidio e rapina (finita in carcere), e Domenica Sepe, di 42, accusata di favoreggiamento e ricettazione, per la quale sono stati disposti i domiciliari.
Altre due donne, Carmen Tarantino, di 22 anni, e Noemi Smeraglia, di 19, sono invece indagate per aver commesso rapine con la tecnica della narcosi.
Paduano, infatti, come molti altri anziani della zona di Nola, era finito nella rete tessuta da Adelina Vecchione, a volte con la complicità delle altre donne, che si era specializzata nel depredare uomini di età avanzata fingendo di volere avere con loro rapporti sessuali.
PSICOFARMACI NELLE BEVANDE. In realtà, dopo averli adescati, Adelina addormentava gli anziani versando psicofarmaci nel caffè o nell'aperitivo e, mentre dormivano, li depredava. Ma al risveglio, quasi mai le vittime presentavano denuncia, per la vergogna di rivelare ai familiari la loro debolezza.
Questo era il copione da recitare anche la sera di sabato 22 marzo, quando Adelina incontrò Felice e in auto raggiunse con lui la località nota come '40 moggi'. Il fabbro aveva confidato a diverse persone, e in particolare a un aiutante, che avrebbe dovuto incontrare la donna; questo ha poi messo in moto la macchina delle indagini.
Anche quella sera Adelina drogò la sua vittima, versando le gocce nel Martini che Felice aveva comprato poco prima al bar, poi si impadronì di 800 euro e di una catenina d'oro.
DOSE TROPPO MASSICCIA. Ma ci fu un imprevisto: la dose era troppo massiccia e l'uomo non si svegliò. La mattina successiva i familiari e gli amici lo cercavano a Nola e nei Comuni vicini; anche ad Adelina vennero chieste notizie.
La donna, a quel punto, anziché far rintracciare Felice, tornò in località '40 moggi' con una bottiglia di benzina e gli diede fuoco, nonostante fosse evidente che l'uomo era ancora vivo: sudava e, vedendosi cospargere di benzina, aveva pianto.
LA CONFESSIONE IN AUTO. Oltre a numerosi altri riscontri (testimonianze, tabulati telefonici) gli inquirenti, coordinati dal procuratore di Nola Paolo Mancuso e dal sostituto Orazio Onorati, ne hanno a disposizione uno importantissimo: le rivelazioni che in più occasioni, ma soprattutto il 17 giugno, Adelina Vecchione ha fatto a Domenica Sepe. Quel giorno, quando la pressione dei carabinieri sembrava essersi allentata, le due sono tornate a parlare in auto dell'atroce delitto.
«RESPIRAVA, MA STAVA MORENDO». L'assassina ha rivelato come tornò a cercare il fabbro e come lo trovò ancora in vita: «Allora, i vetri erano appannati. Respirava, però stava morendo in un mare d'acqua, si sentiva una puzza di pipì. Aveva sudato. Tutto spugnato, e poi ci stava una puzza di pipì là dentro...».
Adelina si è poi detta disponibile ad uccidere altri vecchietti, nel caso in cui fosse stato necessario, per procurare soldi all'amica.
Proprio in giugno, infatti, le due donne stavano per derubare un altro anziano, un uomo di Capri di nome Dino. I carabinieri sono intervenuti appena in tempo. Nella borsetta di Adelina, un flacone di sedativo.

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