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ESTERI 19 Luglio Lug 2014 0734 19 luglio 2014

Cina: il Partito comunista e la crociata contro l'immoralità

Pechino mette al bando i comportamenti sopra le righe.

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da Pechino

Membri del Partito comunista cinese.

Un funzionario cinese è stato licenziato e messo sotto inchiesta dopo il rinvenimento, in una delle sue 34 proprietà immobiliari, di una scorta di film porno nascosta sotto una statua di Buddha.
Ogni giorno, la campagna anticorruzione che dura ormai da un anno e mezzo riserva qualche divertente sorpresa, ma è tutto dannatamente serio. Va infatti ricordato che i funzionari del Partito comunista sono tenuti, in teoria, ad avere una condotta morale ineccepibile anche nelle vicende personali.
IL PATRIMONIO IMMOBILIARE DI WU. Wu Zhizhong, un alto quadro 63enne della Mongolia interna, è l'ultimo ufficiale che vede la propria carriera distrutta dalla campagna «contro le tigri e le mosche».
Aveva comprato almeno 34 immobili, tra cui uno in Canada. In uno di questi, sono stati sequestrati 2 mila pacchi di denaro contante, lingotti d'oro e d'argento, dipinti e orologi. Una stanza era stata addirittura trasformata in tempietto buddista, dove il signor Wu trascorreva lunghe sessioni giornaliere di studio dei sutra. Sotto la statua di Buddha, gli investigatori hanno trovato un centinaio di film a luci rosse.
Il Beijing News ha scritto che, in base al suo salario, il signor Wu ci avrebbe messo circa 300 anni ad accumulare tutti i beni rinvenuti. E non era certo un tipo riservato: da ogni trasferta di lavoro, raccontano i testimoni, tornava carico di gioielli da regalare alla moglie.
RUI, IL CONDUTTORE TIVÙ IN JAGUAR. Wu è la caricatura del funzionario arricchitosi col malaffare. Non è più tempo di ostentazione e i giornali cinesi hanno ormai mandato di enfatizzare, e denunciare, i casi come questo.
Non di soli funzionari strettamente intesi, si tratta. Uno dei giornalisti più noti della Cina, il conduttore televisivo Rui Chenggang, è stato arrestato l'11 luglio, poche ore prima che la sua trasmissione su Cctv andasse in onda: ci è mancato poco che fosse un arresto in diretta, modello Piergianni Prosperini.
Rui, che è solito indossare abiti Zegna, guidare una Jaguar e ha nel suo curriculum interviste a Bill Clinton e Tony Blair, è ora sotto inchiesta per corruzione, secondo i media di Stato.

Il giurista: «I giornalisti? Punibili come dipendenti pubblici»

Il presidente della Cina Xi Jinping.

Il suo caso «manda un chiaro segnale, è cioè che il malaffare è presente non solo nei ranghi della burocrazia», ha scritto il Global Times, versione pop del Quotidiano del Popolo. «Il giro di vite si estenderà a ogni campo che c'entra con il potere», minaccia il giornale noto per la sua linea decisa dal retrogusto nazionalista.
Del resto, è di inizio luglio la norma che assimila i giornalisti ai funzionari politici, impedendo loro di divulgare informazioni che non siano già state pubblicate (e quindi passate per la censura) e che lo stesso Global Times aveva spiegato con le parole di un giurista: «Tutti i media nazionali sono proprietà dello Stato. I giornalisti sono dunque simili ai dipendenti pubblici, e dovrebbero essere sottoposti a un regolamento simile a quello che si applica ai funzionari del governo».
NEL MIRINO I COMPORTAMENTI IMMORALI. In nessun campo ci si può sottrarre alla campagna «contro le tigri e le mosche». Tra le tigri che di recente finiscono in gabbia, molte portano la divisa. Di recente è stato espulso dal Partito e indagato per corruzione Xu Caihou, generale in pensione, già membro del Politburo e vice presidente della Commissione militare centrale, l'organismo che “governa” l'esercito. Precedentemente, altri due alti graduati erano finiti nei guai.
L'altro messaggio chiaro che emerge, e di cui il caso del “porno buddista” Wu Zhizhong è esemplare, recita: anche i comportamenti immorali saranno perseguiti. Secondo il China Daily almeno sei alti funzionari sono stati puniti di recente per adulterio. Il più importante è Yang Baohua, ex vice presidente della Conferenza consultiva della provincia dell'Hunan, espulso dal Partito il 15 luglio e sul cui “adulterio” non sono stati resi però noti ulteriori dettagli.
L'ETICA COMUNISTA VIETA L'ADULTERIO. Lo scorso 7 giugno, la commissione centrale di Ispezione Disciplinare - l'agenzia anticorruzione cinese - ha annunciato che i membri del Partito devono seguire norme di condotta più severe delle stesse leggi del Paese e avere alti standard morali. Ha comunicato anche che i funzionari che commettono adulterio e/o danno «un'impressione socialmente negativa» potrebbero essere rimossi dai loro incarichi e spogliati della loro appartenenza al Gongchandang. Anche se l'adulterio non è vietato dalle leggi cinesi, tale comportamento è da ora ufficialmente bandito in base all'etica comunista.
Non esiste però una definizione chiara e in passato le autorità hanno già usato termini ambigui per accusare i funzionari di avere relazioni extraconiugali: «stile di vita degenerato» o «corruzione morale» i più gettonati. Cosa s'intende? Un membro dell'agenzia di disciplina ha spiegato che rientrano nella categoria i funzionari «che hanno avuto almeno tre amanti». Due, evidentemente, è lecito.

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