Nino Matteo Mafia 131211120630
POLEMICA 19 Luglio Lug 2014 2000 19 luglio 2014

Giustizia, Di Matteo: «Napolitano condiziona Csm»

Il pm attacca Renzi: «Discute di riforme con un condannato».

  • ...

Il pm simbolo dell'antimafia, Nino Di Matteo.

Un attacco diretto al presidente della Repubblica da parte di uno dei più importanti pm italiani, impegnato in prima fila nella lotta alla mafia.
«Non si può assistere in silenzio al tentativo di trasformare il pm in un burocrate sottoposto alla volontà del proprio capo, di quei dirigenti sempre più spesso nominati da un Csm che rischia di essere schiacciato e condizionato dalle pretese correntizie e da indicazioni sempre più stringenti del suo presidente», ha detto Nino Di Matteo intervenendo in via D’Amelio alla commemorazione della strage in cui il 19 luglio 1992 perse la vita Paolo Borsellino.
«SI RIDUCE L'INDIPENDENZA DEI MAGISTRATI». La presa di posizione di Di Matteo è netta: «Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere ai tanti tentativi in atto, dalla riforma dell’ordinamento giudiziario, a quella in cantiere sulla responsabilità civile dei giudici, alla gerarchizzazione delle procure anche attraverso sempre più numerose e discutibili prese di posizione del Csm».
Poi ha continuato: «Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere in silenzio a questi tentativi finalizzati a ridurre l’indipendenza dei magistrati a vuota enunciazione formale con lo scopo di annullare l’autonomia del singolo pm».
«RENZI DISCUTE CON CONDANNATO». Il magistrato ha puntato il dito contro il premier Matteo Renzi: «Oggi un esponente politico, dopo essere stato definitivamente condannato per gravi reati, discute con il presidente del Consiglio in carica di riformare la legge elettorale e quella Costituzione alla quale Paolo Borsellino aveva giurato quella fedeltà che ha osservato fino all'ultimo suo respiro»
Di Matteo ha proseguito con durezza: «In una sentenza definitiva della Corte di Cassazione è accertato che un partito politico, divenuto forza di governo nel 1994, ha poco prima annoverato tra i suoi ideatori e fondatori un soggetto da molto tempo colluso con gli esponenti di vertice di Cosa Nostra e che da molti anni fungeva da intermediario consapevole dei loro rapporti con l'imprenditore milanese che di quel partito politico divenne, fin da subito, esponente apicale».
«POCHI CERCANO LA VERITÀ». Di Matteo ha spiegato: «Non è vero ciò che tutti indistintamente affermano e falsamente rivendicano, sulla volontà di fare piena luce sulle stragi. La realtà è un'altra. Questo intendimento è rimasto patrimonio di pochi, spesso isolati e malvisti, servitori dello Stato».
E ancora: «Dal progredire delle nostre indagini sappiamo che in molti, anche all'interno delle istituzioni, sanno ma continuano a preferire il silenzio, certi che quel silenzio, quella vera e propria omertà di Stato, continuerà esattamente come è avvenuto fino ad ora, a pagare, con l'evoluzione di splendide carriere e posizioni di sempre maggior potere acquisite proprio per il merito di aver taciuto, quando non anche sullo squallido ricatto di chi sa e utilizza il suo sapere per piegare le Istituzioni alle proprie esigenze».
CICCHITTO: «SORTITA POLITICA». Il discorso di Di Matteo ha suscitato diverse reazioni politiche.
Stefania Prestigiacomo di Forza Italia ha attaccato il pm: «A chi parla Di Matteo? Di chi parla? Possibile che in un comizio egli alluda a nomi che sono evidentemente chiarissimi nella sua mente. Se Di Matteo sa parli, oppure continui a indagare. O fa i nomi o continua silente le indagini».
Fabrizio Cicchitto (Nuovo centrodestra) ha definito l'uscita del pm come quella di «un mediocre imitatore di Ingroia. Una sortita politica che non quella di un magistrato inquirente che dovrebbe parlare non con i comizi ma con le prove acquisite attraverso le indagini. È inquietante che un tipo del genere abbia per le mani indagini delicatissime e ovviamente uno dei suoi scopi è quello di andare addosso al presidente della Repubblica».
Il capogruppo Andrea Mazziotti di Scelta civica ha affermato che quelle del pm Nino Di Matteo «sono affermazioni gravi, magari anche basate su fondamenti reali, ma che dovrebbero essere fatte nelle requisitorie e non in pubblico o sui giornali».
Luca d'Alessandro (Fi) ha definiro il pm palermitano «esempio della parte peggiore della magistratura, che approfitta di ogni occasione per svolgere un ruolo politico».

Correlati

Potresti esserti perso