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GUERRA 20 Luglio Lug 2014 2102 20 luglio 2014

Gaza, bagno di sangue: bombe sui civili

Strage a Sajaya. Sale il numero di morti.

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Il terzo giorno dell'offensiva di terra israeliana nella Striscia di Gaza è stato segnato da un'autentica strage: oltre 100 palestinesi sono morti il 20 luglio, per un totale di circa 445 vittime e più di 3 mila feriti. L'evento più tragico a Sajaya, popoloso quartiere a ridosso di Gaza City, dove sotto i bombardamenti israeliani sono morte, secondo fonti locali, oltre 60 persone, di cui 17 bambini e 14 donne. La Lega Araba ha parlato di un «crimine di guerra» e ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire subito. Ma Israele, che ha fatto i conti con la morte di 13 soldati nelle operazioni per un totale di 18 perdite, ha respinto le accuse sostenendo che da quella zona della Striscia sono partiti 140 razzi verso Tel Aviv.
NETANYAHU ATTACCA HAMAS. Intanto il leader palestinese Abu Mazen si è recato a Doha per incontrare il capo in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ai fini di una possibile tregua insieme con il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è scagliato contro Hamas che ha accusato di usare i suoi civili come scudi umani per proteggere i suoi missili. Poi Netanyahu ha ribadito che Israele completerà la missione fino a quando la quiete non sarà ripristinata nel sud e nel centro del Paese.
GAFFE DI KERRY A MICROFONO ACCESO. A fianco di Israele gli Usa: il segretario di Stato John Kerry ha detto che Tel Aviv «è sotto assedio di un'organizzazione terroristica» e «ha tutti i diritti del mondo di difendersi». Ma, senza accorgersi del microfono aperto durante il colloquio, è stato protagonista di una gaffe: «Altro che operazione di precisione. L'escalation è significativa. Dobbiamo andare. Dobbiamo andare stasera», ha detto. In serata il presidente americano Barack Obama, in una nuova telefonata con Netanyahu, ha invocato un cessate il fuoco immediato sulle basi dell'accordo di tregua mediato dall'Egitto nel 2012.
RASO AL SUOLO UN ASILO. La diplomazia internazionale tuttavia non è ancora riuscita ad imboccare il verso giusto per giungere alla tregua invocata anche da papa Francesco. La situazione umanitaria nella Striscia è al collasso: l'organizzazione dei rifugiati dell'Onu Unrwa ha riferito di 62 mila sfollati a Gaza (ma fonti locali parlano di 80 mila) che hanno trovato posto in 49 scuole dell'agenzia. Un asilo della cooperazione italiana - denuncia la ong 'Vento di terra' - è stato raso al suolo dall'esercito israeliano. Mentre un fiume di cadaveri è giunto nella mattinata all'ospedale Shifa di Gaza dopo il bombardamento di Sajaya e in città si susseguono i cortei funebri, nonostante gli attacchi israeliani.
L'EGITTO RIAPRE IL VALICO DI RAFAH. Verso le 14 un convoglio di giornalisti è riuscito ad uscire dalla Striscia, mentre altri non hanno potuto. Infine l'Egitto, uno dei protagonisti della possibile mediazione per la tregua, ha annunciato di aver riaperto il valico di Rafah con la Striscia per gli aiuti ai feriti. Una scelta che si muove in direzione di una delle richieste più sostenute da Hamas.

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