Jorge Alberto Mendoza 140719175739
REPORTAGE 20 Luglio Lug 2014 0852 20 luglio 2014

Messico, l'odissea dei migranti bambini

Minorenni centro e sudamericani verso gli Usa. Per non morire di povertà o di abusi.

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da Guadalajara

Un minorenne migrante sta cercando di salire sul treno merci, detto la Bestia, mentre è in corsa.

Samuel cammina tranquillo per una delle strade più affollate del centro di Guadalajara, città dell’Occidente del Messico, stendendo verso i passanti la sua piccola mano scura.
Il sorriso innocente gli fa guadagnare diverse monete in poco tempo. Ma il motivo del suo successo è anche un altro. Questo quattordicenne onduregno porta addosso i segni della sua condizione di migrante che viaggia verso gli Stati Uniti: sulle spalle uno zaino con una coperta arrotolata e negli occhi un misto di stanchezza e speranza.
IN VIAGGIO COL FRATELLO. Un mese fa ha lasciato il suo paese, uno dei tanti nelle zone rurali dell’Honduras dove non esistono né scuole né attività ricreative. Senza educazione e senza soldi, la sua vita finora l’ha passata lavorando nei campi, vivendo con gli zii, poiché i suoi genitori e suo fratello maggiore gli ultimi anni li hanno passati quasi tutti negli Stati Uniti.
Adesso, con quest’ultimo - un diciottenne che è stato rimpatriato per l’ennesima volta pochi mesi fa - sta cercando di raggiungere mamma e papà, che vivono in California.
Dice che è capace di contare - «In Honduras abbiamo le lempiras (le monete)», spiega muovendo le dita -, ma non sa né leggere né scrivere.
E non sa se riuscirà ad entrare negli States con il «coyote» (la versione messicana dello scafista, ndr) che lo sta aspettando a Tijuana, sul confine del Messico, per portarlio insieme al fratello illegalmente dall’altra parte del río Bravo.
57 MILA MINORI FERMATI AL CONFINE. Ma soprattutto non sa che, mentre viaggia verso il suo sogno americano, molti altri come lui sono bloccati alla frontiera o sono riportati a forza al loro Stato di origine.
Martedì 15 giugno il governo statunitense ha cominciato a rispedire a casa persone senza documenti e minorenni migranti centroamericani, che negli ultimi mesi sono accorsi a frotte al confine, ingannati da voci false, sparse presumibilmente dai coyotes, che promettevano che se avessero messo piede negli Usa avrebbero ottenuto un permesso di residenza.
Da ottobre del 2013 a luglio di quest’anno, 57 mila minori provenienti dal Centroamerica (in particolare Salvador, Honduras e Guatemala), molti dei quali viaggiando da soli, hanno provato a entrare illegalmente negli Stati Uniti, generando una vera e propria crisi umanitaria nel sud del paese.

I minori respinti alla frontiera spesso finiscono nell'illegalità

Aumentano i bambini reclutati dai narcos in Messico.

Associazioni pro-migranti, come Campaña Fronteriza e Hermandad Mexicana, hanno denunciato all’inizio del mese che i bambini catturati dalle pattuglie di frontiera si trovano in «pessime condizioni» e che nei centri di accoglienza, dove non ci sono letti né brande, «stanno stipati aspettando che le autorità aprano il processo per rimandarli ai loro Paesi».
La legge in vigore negli Usa, promulgata nel 2008, prevede che i minorenni senza documenti provenienti da Stati limitrofi (in questo caso Messico e Canada) siano immediatamente rimpatriati, mentre quelli che arrivano da nazioni non confinanti, devono essere sottoposti a un processo durante il quale le autorità cercano familiari che possano prendersi cura di loro mentre si definisce il loro status migratorio.
7 MILA BIMBI ATTENDONO IL PROCESSO. Solamente nel 2014, secondo il portavoce dell’Amministrazione per bambini e famiglie Kenneth Wolfe, sono stati rilasciati più di 34 mila minori, la maggioranza dei quali finiscono “nell’ombra”, cioè nell’illegalità.
Attualmente, ha confermato a El País lo stesso funzionario del Dipartimento della salute, sono 7 mila 247 i bambini senza documenti che stanno aspettando un processo, mille dei quali si trovano nella base aerea di Lackland, in Texas.
Ma la politica del governo americano per risolvere l’emergenza è chiara: «Le frontiere degli Stati Uniti non sono aperte all’immigrazione illegale», ha dichiarato il segretario di Sicurezza Nazionale Jeh Johnson, ribadendo la posizione che il presidente Barack Obama ha espresso giorni fa in una lettera al Congresso, con la quale ha chiesto 3,7 miliardi di dollari per risolvere la crisi e per intraprendere «un’aggressiva strategia di dissuasione».
NEL 2014 GIÀ RIMPATRIATE 233 MILA PERSONE. Due congressisti per lo Stato del Texas (uno repubblicano e uno democratico) hanno recentemente proposto un’iniziativa di legge congiunta per modificare quella del 2008, la quale stabilisce che i minori centroamericani siano trattati come quelli messicani e canadesi: cioè, se non hanno documenti in regola o un motivo valido per restare, che siano rispediti immediatamente ai loro Paesi di origine.
L’iniziativa, chiamata Humane Act, ha suscitato la reazione di altri legislatori e di attivisti, che l’hanno accusata di violare la legislazione vigente e i diritti umani.
Finora, nel 2014 sono state rimpatriate 233 mila persone, 87 mila delle quali sono centroamericane, principalmente originarie dell’Honduras, El Salvador e Guatemala.

Anche il Messico rende più rigide le regole per l'immigrazione

Un soldato della Guardia nazionale pattuglia il confine con il Messico.

Il Messico non è esente da questa problematica. Secondo l’Istituto di migrazione, ogni anno 40 mila minorenni messicani sono rimpatriati dagli Stati Uniti. Ma oltre ad esportare migranti, è un Paese che ne riceve a migliaia, anche se la maggioranza di loro è solo di passaggio.
Alonso Hernández, di FM4, associazione che lavora con migranti a Guadalajara, ha dichiarato che negli ultimi cinque anni l’aumento di minori centroamericani che entrano in Messico è cresciuto esponenzialmente: 707% di quelli provenienti dal Salvador, 930% dal Guatemala e 1.270% dall’Honduras.
Il segretario di governo, Miguel Ángel Osorio Chong, ha informato che nel 2014 il governo ha rimpatriato 60 mila centroamericani, dei quali 12.400 erano minorenni e che più di 7.500 di loro viaggiavano da soli. Inoltre, nei primi 5 mesi dell'anno sono stati consegnati all'Istituto nazionale di migrazione (Inm) 3.497 minori, mentre nello stesso periodo del 2013 furono 8 mila.
STOP AI VIAGGI NEI TRENI MERCI. Il governo ha dichiarato che per contribuire alla soluzione dell’emergenza aumenterà i controlli nella frontiera Sud con il Guatemala, Paese con il quale ha sottoscritto un accordo per emettere permessi di residenza per lavoro temporale.
Inoltre, dopo il deragliamento di un treno, avvenuto lo scorso 9 di luglio, su cui viaggiavano 1.300 centroamericani bloccati adesso in una zona di Oaxaca, nel Sud del Messico, il segretario di governo Miguel Ángel Osorio Chong ha detto che non permetterà che sui treni merci, meglio conosciuti come La Bestia, salgano migranti. Sono migliaia, infatti, quelli che lo usano per attraversare lo Stato per arrivare negli Usa.
«Partiamo stanotte. Il treno passa alle 8 e mezza», dice Samuel, che da giorni è fermo a Guadalajara con suo fratello perché La Bestia è passata sempre troppo veloce e non sono riusciti a saltarci sopra.
Dice che finora hanno avuto fortuna: nel Sud gli hanno rubato circa 100 euro, però hanno trovato molta gente che gli ha dato soldi e roba da vestire. I narcos li hanno visti un paio di volte, quando si apprestavano a fermare il treno, ma loro sono riusciti a scendere prima e a scappare.
BAMBINI IN FUGA DALLA VIOLENZA. «Abbiamo appena telefonato ai nostri genitori. Ci stanno aspettando in California», dice, con il suo sorriso spontaneo.
Samuel non sa che se verrà catturato dalle guardie di frontiera sarà rinchiuso con altre migliaia di bambini in qualche centro di accoglienza e, peggio ancora, con molta probabilità sarà deportato alla miseria del suo piccolo villaggio.
Sono tanti quelli come lui, fuggiti a causa della povertà, dell’insicurezza, della violenza e spesso anche dagli abusi sessuali. Secondo Bambini in fuga, documento dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, più del 20% dei minori del Salvador, Guatemala e Honduras va negli Stati Uniti per fuggire dalla violenza domestica.
Ma a Samuel la possibilità di non riuscire a entrare negli Stati Uniti non gli passa nemmeno per la testa.
Davanti a questa domanda, alza le spalle, sorride e sparisce in mezzo alla gente, chiedendo le ultime monete prima di provare per l’ennesima volta a cavalcare la Bestia.

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