Cecenia 131211201727
TENDENZE 20 Luglio Lug 2014 1342 20 luglio 2014

Turismo di guerra, il fenomeno è in crescita

Ucraina, Somalia, Afghanistan. Ma anche Iraq e Palestina. Sempre più persone viaggiano nelle zone a rischio. Supportati da agenzie ad hoc. Al costo di decine di migliaia di euro.

  • ...

Soldati russi a Groznij capitale della Cecenia.

C'è chi per le sue vacanze immagina atolli tropicali e spiagge bianche. E c'è chi, invece, sogna rivoluzioni e bombardamenti. Che i viaggiatori non siano più spaventati da situazioni politiche instabili o addirittura da un contesto di guerra più o meno aperta lo rivela l'Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo: nonostante i missili palestinesi e i continui raid su Gaza, le presenze straniere nella zona rimangono regolari, con oltre 100 mila turisti attualmente in vacanza, convinti che la crisi non si allargherà o che le misure di sicurezza siano più che sufficienti a tutelarli.
Esiste però anche chi programma da subito il proprio viaggio in modo da trovarsi di proposito nelle zone di conflitto, a un passo da trincee e barricate. Si tratta del cosiddetto turismo di guerra, che vanta centinaia di appassionati in tutto il mondo e diversi tour operator dedicati.
IN VACANZA IN CECENIA. La War Zone Tour è una delle più antiche agenzie di viaggi di questo tipo. Fondata nel 1993 si vanta di portare i suoi clienti «nei luoghi dove nascono le notizie che avete visto solo in tivù o sui giornali». Si può scegliere tra un tour in Iraq al confine con l'Iran (passando, come da programma, tra i campi minati a bordo di un fuoristrada), una gita fuoriporta a Ciudad Juarez, città messicana tristemente nota per i continui femminicidi, o una vacanza in Sudan o in Somalia. La Untamed Borders propone pacchetti dal taglio più naturalistico in aree altrettanto instabili, tra cui un trekking nella valle del Karakorum, con tappe in vari villaggi pakistani, e un tour a cavallo del corridoio del Wakhan, in Afghanistan. C'è anche la possibilità di prenotare una visita gudata di Mogadiscio o un viaggio in Cecenia, con visite a Grozny e a Beslan.
A SPASSO NELLA LIBIA POST RIVOLUZIONE. Più ad ampio raggio è la Political Tours, che organizza vacanze su misura per gli appassionati di storia o di politica internazionale. Tra i pacchetti in Sudafrica sulle tracce di Mandela o nella City di Londra per scoprire i meccanismi della finanza interazionale, spuntano però un viaggio intitolato La Libia dopo la rivoluzione, e ben due proposte che riguardano la Corea del Nord. Chi non riesce davvero a staccarsi dall'attualità più stretta può cercare di accaparrarsi uno dei pochi posti disponibili per l'Ucraina (Kiev, Dnepropetrovsk, Poltava e, se tutto va bene, anche Odessa) oppure optare per un tour di Isreaele e Palestina. In un certo senso ancora più inquietante è il pacchetto La Grecia e l'euro, che evita le spiagge di Santorini e lo splendore dell'acropoli per portare i turisti tra gli sfasci della crisi economica.

La mappa dei conflitti nel mondo a gennaio 2014.

Un fenomeno cresciuto del 65% in quattro anni

Una fila di Hummer sulle strade dell'Afghanistan.

Questa attrazione per il pericolo e le emozioni 'forti' ha spinto alcune università a indagare a fondo sul fenomeno. La Uclan (University of Central Lancashire) ha creato a questo scopo l'Istituto per il Turismo Nero, che si concentra su tutti i viaggi 'ricreativi' collegati in qualche modo alla morte e alla distruzione. Le ricerche, in questo caso, includono anche tutti i viaggi educativi nei campi di concentramento, presso i memoriali che ricordano stragi o bombardamenti, da Ground Zero a Hiroshima, o i luoghi di delitti o incidenti (la villetta di Cogne e il relitto della Concordia, per citare due casi nostrani).
Secondo gli ultimi dati raccolti, l'industria dei 'viaggi estremi' non è mai stata così fiorente, con un incremento medio, tra il 2009 e il 2013, del 65%. Ci si aspetta nei prossimi mesi un ulteriore aumento, anche se non legato tanto ai conflitti attuali quanto al centenario dell'inizio delle Grande Guerra. Molte agenzie di viaggio e pro loco hanno già iniziato a offrire, in occasione della ricorrenza, tour tematici in Normandia o tra le trincee della Alpi.
TRE CATEGORIE DI VIAGGIATORI. Secondo lo studioso Mark Piekarz, che insegna management del turismo all'Università di Worcester, al netto di chi è costretto a spostarsi per lavoro o viene coinvolto in un conflitto suo malgrado, i viaggiatori che scelgono di visitare una zona di guerra possono essere classificati in tre grandi categorie: la principale è quella dei 'pellegrini', che scelgono di solito aree teatro di conflitti recenti ma ormai terminati, per rendere omaggio alle vittime (come accade ad Auschwitz, a Srebrenica o in Normandia). Ci sono poi i 'ficcanaso', che cercano il brivido dell'azione e sono spesso spinti da una curiosità morbosa, e infine i 'turisti da cocktail', per i quali la gita in una zona 'calda' è un diversivo all'interno di tour più vasti.
UN GRATTACAPO PER I GOVERNI. La diffusione del turismo di guerra inizia a essere un problema per i governi, costretti a rincorrere per il mondo i loro i loro cittadini più imprudenti. Il Giappone ha già affrontare diverse crisi di questo tipo, una delle quali è finita nel modo più drammatico: nel 2004 un ragazzo che aveva deciso di entrare in Iraq da solo e con uno zaino in spalla è stato rapito e ucciso da un gruppo di estremisti islamici. Per fortuna, a meno di non darsi a un rischiosissimo 'fai da te', è difficile che il turismo di guerra possa diffondersi molto, a causa dei prezzi proibitivi. Il costo di una vacanza di piacere a Baghdad, guardie del corpo e avveniristiche misure di sicurezza incluse, può arrivare a costare anche 35 mila euro.

Correlati

Potresti esserti perso