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AZIENDE 20 Luglio Lug 2014 0700 20 luglio 2014

Verona e mafia: le ombre sulla città

Scontro sulla guerra ai clan.

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da Verona

L'Arena di Verona vista dall'alto.

A Verona sta andando in scena un paradosso. Le istituzioni prima negano fiere l'esistenza di infiltrazioni criminali nel tessuto politico ed economico. Poi si ritrovano compatte a cercarle, per debellarle ed eliminarle.
Insomma, non ammettono che il problema esista, ma nel frattempo sono corse ai ripari.
GOVERNO IN CAMPO. Eppure in città dovrebbero stare tranquilli.
«Non ci sono elementi per istituire una commissione d'indagine volta ad accertare pericoli di infiltrazioni della criminalità organizzata nell'amministrazione comunale di Verona», è stato il verdetto emesso a maggio dal sottosegretario all'Interno Domenico Manzione dopo un'interrogazione parlamentare del Partito democratico. Tutto sereno, dunque? Nient'affatto.
LOTTA ALLA MAFIA. Neanche due mesi dopo, ecco la mossa delle maestranze veronesi.
Il 4 luglio è nato 'Ri.Visual', motore di ricerca messo a disposizione da Unioncamere (costato 18 mila euro) per le forze dell'ordine scaligere. L'obiettivo dichiarato è la lotta alle infiltrazioni mafiose nelle aziende del territorio, mappate una a una sul portale attraverso una banca-dati con cariche, partecipazioni e relazioni personali.
MEZZE AMMISSIONI. Per il governo non ci sono problemi, ma le istituzioni della città hanno preferito prevenire che curare. Anche perché la Direzione investigativa antimafia di Padova precisa a Lettera43.it che le infiltrazioni mafiose nel territorio sono quelle «calabresi».
Eloquente anche la dichiarazione del prefetto Perla Stancari: «La nostra zona è tra le più appetibili, sia per potenzialità economiche sia per la posizione di snodo sulla direttrice europea, vicino a Milano e al'Expo».
LO SCUDO DI TOSI. A difendere la città è, però, il sindaco Flavio Tosi, già nel mirino del programma di RaiTre Report che aveva ipotizzato contatti tra 'ndrangheta e attività comunale. Lo stesso primo cittadino, imbufalito, aveva poi prontamente smentito e denunciato per diffamazione la trasmissione di Milena Gabanelli.
Anche sul responso del ministero il sindaco ha reagito fiero: «Un attacco politico meschino, una strumentalizzazione in malafede per infangare la città. Un atto però spazzato via dal massimo organo preposto».

Le infiltrazioni della criminalità nel Nord Italia: dall'Expo al Mose

Il sindaco di Verona, Flavio Tosi.

Eppure di motivi per non star tranquilli anche nel Nord Italia ce ne sono diversi.
L'Expo è solo il più vistoso e infetto dei bubboni scoppiati di recente a proposito di grandi opere e collusioni criminali. Ma c'è stato pure il Mose, con l'arresto di 35 persone per vari reati (corruzione, concussione e riciclaggio) legati alla costruzione delle barriere per difendere Venezia dalle acque alte. E anche la Val di Susa è sospettata di essere il teatro degli affari della malavita intrecciati alla tanto discussa linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.
RITARDI SOSPETTI. Pure Verona, però, i suoi bubboni ce li ha. Se non già scoppiati, almeno, minacciosi di farlo.
Il primo è quello della Soveco, azienda cui il Comune ha appaltato le due opere pubbliche più importanti in programma in città, traforo e filobus. La ditta non ha ancora ottenuto il certificato antimafia, minimizzando la questione a «ritardi burocratici».
Il direttore dell'Antimafia di Padova, intanto, della questione preferisce non parlare. Mentre il prefetto ha ammesso: «È una delle pratiche che seguiamo con più attenzione, ma non l'unica».
ALTRE OMBRE IN CITTÀ. C'è, infatti, un altro caso, quello della Rizzani De Eccher, secolare impresa friulana di quasi 3 mila dipendenti che a Verona ha presentato un progetto da 40 milioni di euro per la riqualificazione dell'ex Arsenale asburgico: è stata segnalata ad Autovie Venete (che le ha appaltato i lavori per la terza corsia sulla Treviso-Venezia) come destinataria di un'interdittiva antimafia della Dia di Udine.
ORA TUTTO SOSPESO. Un atto preventivo e senza accertate responsabilità penali, sì, ma sufficiente per bloccare le opere con committenti pubblici. La ditta, già negli Anni 90 accusata di collusioni mafiose sulle indagini di Giovanni Falcone, cade dalle nuvole, dichiarando a Lettera43.it stupore e sconcerto per un provvedimento «privo di fondamento, ingiustificato e lesivo dell'immagine aziendale».
Invece a proposito di Soveco e Rizzani il vicesindaco Stefano Casali è stato lapidario: «Aspettiamo l'esito delle verifiche, in caso le ditte verranno sostituite». Strano per una città che si dice 'mafia free'.

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