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LA STORIA 24 Luglio Lug 2014 1049 24 luglio 2014

Maarten de Jonge, nessuna prova che avesse biglietti della Malaysia airlines

Si è davvero salvato 2 volte dai disastri aerei?

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Il ciclista olandese Maarten de Jonge.

Uno degli uomini più fortunati del mondo, salito agli onori delle recenti cronache dopo le tragedie dei voli MH17 e MH370 della Malaysia airlines, è il ciclista olandese Maarten de Jonge. I media di tutto il mondo hanno raccontato la sua storia: aveva prenotato un posto su entrambi gli aerei poi precipitati, ma poi avrebbe cambiato i suoi piani al'ultimo secondo, riuscendo così a salvare per miracolo la propria vita. Adesso però il daily magazine Slate ha rivelato che potrebbe essere soltanto una bufala.
«NON CI SONO PROVE». Secondo il giornalista scientifico Martin Enserink, infatti, non ci sarebbe «alcuna prova che de Jonge abbia mai comprato un biglietto, o addirittura abbia mai fatto anche solo una prenotazione, per nessuno dei due voli». Secondo Enserink, la sua storia è frutto «della cassa di risonanza di Internet, dove le notizie stravaganti vengono amplificate a dismisura e pochi si preoccupano di verificarle».
IL CASO DEGLI STUDIOSI DI AIDS. Un altro mito che si era diffuso nelle ore immediatamente successive all'abbattimento del volo MH17, è stato quello dei 100 scienziati e studiosi di Aids che sarebbero morti insieme agli altri passeggeri. Una storia capace di funzionare come «evento collaterale straziante», ha scritto ancora Enserik. Tuttavia, non ci sono mai state chiare evidenze sulla morte di così tanti scienziati. E successivamente, gli organizzatori del convegno australiano verso il quale i 100 scienziati sarebbero stati diretti, hanno accertato sul volo della Malaysia airlines la presenza di soli «sei delegati».
DE JONGE NON HA PARLATO DI «PRENOTAZIONI». Il giornalista di Slate, pur non potendo «chiedere a de Jonge cosa sia successo esattamente, perché lui ha deciso di non rilasciare più dichiarazioni sul tema» come scritto sul suo sito Internet personale, ha avanzato comunque dei ragionamenti che dimostrerebbero l'infondatezza della storia doppiamente miracolosa raccontata dai media di tutto il mondo. In particolare, un'intervista del ciclista a RTV Oost, emittente regionale dei Paesi Bassi, in cui de Jonge «ha spiegato che in origine voleva volare il giorno dello schianto, quando sua madre e un amico avrebbero potuto portarlo allo Schiphol di Amsterdam. Ma non ha mai menzionato una prenotazione sul volo MH17».
VOLO MH370: ROTTA INSENSATA. Per quanto riguarda invece il volo MH370, scomparso senza lasciare traccia, secondo Enserink non ci sono ragioni per credere che de Jonge avesse prenotato un posto sul quel volo, se la sua destinazione era davvero la città di Taipei, come da lui stesso dichiarato. Partendo da Kuala Lumpur, «sarebbe stata una deviazione di 2.500 km, e per arrivare a destinazione avrebbe dovuto acquistare un biglietto separato per la rotta Pechino-Taipei, che la Malaysia airlines non serve». Tutto ciò che è possibile affermare con certezza, quindi, secondo Enserink, è solo che «de Jonge fosse all'aeroporto internazionale di Kuala Lumpur il giorno della scomparsa del volo MH370».
BUFALA GLOBALE? Il giornalista di Slate conclude la sua analisi definendo la storia del ciclista un «canard globale», una bufala che però «non è colpa di de Jonge». Il quale, probabilmente, «non si è reso conto che nell'era di Internet una vicenda locale può diventare una storia che tutto il mondo conosce nel giro di una sola notte».

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