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RAPPORTO 24 Luglio Lug 2014 1623 24 luglio 2014

Pena di morte: metodi e difetti delle esecuzioni

I metodi in tutto il mondo. E gli errori dei boia.

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Dopo il caso di Joseph Wood, il condannato a morte deceduto con un'iniezione letale in Arizona dopo due ore di agonia, la pena capitale è tornata a far discutere.
Nel 2013 ha ucciso almeno 778 persone. Ma il dato è bugiardo, perché non contiene le esecuzioni della Cina, che ha secretato i dati.
QUASI 2.000 CONDANNE NEL 2013. Le condanne emesse sono state invece 1.925. I numeri sono contenuti nell'ultimo rapporto disponibile di Amnesty International, che ha documentato 96 esecuzioni in più rispetto al 2012, quando la pena capitale era stata applicata in tutto 682 volte.

La classifica dei primi 10 Paesi per numero di esecuzioni capitali nel 2013 (fonte Amnesty International).

1. Pena applicata in 22 Stati: la Cina è la più attiva

La pena di morte viene applicata complessivamente in 22 Paesi, uno in più rispetto al 2012, il Vietnam. Quelli dove il boia ha lavorato di più sono Cina, Iran, Iraq, Corea del Nord, Arabia Saudita, Stati Uniti e Somalia.
SEGRETO DI STATO IN CINA. Secondo Amnesty International, tuttavia, la Cina avrebbe giustiziato più persone di tutto il resto del mondo messo insieme. Ma poiché i dati sono coperti dal segreto di Stato di Pechino, l'esatto numero di esecuzioni non è noto e non è stato conteggiato nel report.
Il totale di 778 esecuzioni, dunque, non comprende le «migliaia di casi» in cui la pena è stata applicata nel Paese del dragone, come pure non è stato possibile accertare il numero delle vittime in Egitto e in Siria.
GLI AUMENTI PIÙ CONSISTENTI IN IRAN E IRAQ. Le statistiche hanno mostrato un consistente aumento del numero di esecuzioni effettuate in Iran e Iraq. A Baghdad l'incremento è stato del 30%, da 129 casi nel 2012 a 169 nel 2013, mentre a Teheran le cifre ufficiali hanno documentato 369 esecuzioni (314 nel 2012).
Secondo Amnesty però la teocrazia islamica avrebbe eseguito almeno altre 335 condanne a morte, per un totale di 704 casi.

Condanne a morte per impiccagione eseguite in Kuwait.

2. I metodi più utilizzati: impiccagione e fucilazione

I metodi più usati in tutto il mondo per eseguire la pena capitale sono: l'impiccagione, la fucilazione con un plotone, il colpo alla nuca, la decapitazione, l'iniezione letale, la lapidazione, la camera a gas, la sedia elettrica e la caduta da un'altezza sconosciuta. Il metodo più comune autorizzato dalla legge è l'impiccagione, mentre i metodi meno diffusi comprendono la sedia elettrica, la camera a gas e il lancio del condannato nel vuoto.
IRAN UNICO PAESE A GETTARE NEL VUOTO. Gli Stati Uniti sono l'unico Paese ad aver autorizzato sia la sedia elettrica, sia la camera a gas. Mentre l'Iran è il solo Stato in cui la pena di morte può essere eseguita lanciando nel vuoto la vittima da giustiziare.
Il plotone di esecuzione è un metodo ammesso da 29 Paesi (soprattutto in Medio Oriente e in Africa), il colpo alla nuca da 23 (molto diffusa in Asia, Africa e Medio Oriente).
LAPIDAZIONE PER REATI SESSUALI. La lapidazione è consentita invece in nove Paesi (Indonesia, Iran, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti e Yemen), molti dei quali la ritengono applicabile solo per particolari reati collegati al sesso, come adulterio, rapporti omosessuali, stupro e incesto.
Tuttavia, la maggior parte delle lapidazioni segnalate dalle organizzazioni internazionali negli ultimi anni sono state effettuate al di fuori della legge, da gruppi armati operanti in diverse regioni del mondo, come la Somalia.
I condannati a morte vengono decapitati in cinque Stati: Benin, Congo, Iran, Arabia Saudita e Yemen

Il lettino delle iniezioni letali nel carcere di Huntsville, in Texas.

3. Esecuzioni difettose: l'iniezione letale è il metodo più rischioso

I casi di esecuzioni difettose, che provocano la morte del condannato tra atroci sofferenze, sono da sempre uno degli argomenti più efficaci a disposizione degli abolizionisti, di quanti cioé in tutto il mondo si battono per il superamento e la cancellazione della pena capitale. Un'esecuzione viene definita difettosa quando il trapasso non sopraggiunge con la velocità prevista, come nel caso di Joseph Wood.
270 ERRORI NEGLI USA FINO AL 2010. Uno studio del 2012 pubblicato dal British Journal of American Legal Studies ha esaminato la storia di 9 mila persone giusitiziate negli Stati Uniti tra il 1900 e il 2010, e ha scoperto che in 270 casi sono state documentate «violazioni del protocollo» previsto. Vale a dire che 270 condannati sono 'morti male'.
Nel complesso i ricercatori hanno concluso che circa il 3% delle pene capitali negli Stati Uniti presentano difetti e che l'iniezione letale, il metodo più diffuso in America, è anche quello maggiormente soggetto a errori.
LA LISTA DEGLI INCIDENTI. Il Death Penalty Information Center di Washington ha pubblicato una lista parziale di esecuzioni difettose che copre un periodo di 32 anni, dal 1982 al 2014. I casi indicati, pur non rappresentando un elenco completo, ammontano a 44. Due in camera a gas, 10 sulla sedia elettrica e 33 iniezioni letali.
IL CASO DAVIS. Tra questi il caso di Allen Lee Davis, giustiziato l'8 luglio del 1999 in Florida. La sua esecuzione fu la prima in cui venne usato un nuovo modello di sedia elettrica, capace di reggere un uomo come Davis, che pesava circa 150 chili. Prima di essere dichiarato morto, secondo la descrizione del Death Penalty Information Center, «dalla sua bocca uscì del sangue che si riversò sul colletto della sua camicia e sul petto, diffondendosi fino ad assumere le dimensioni di un piatto e trasudando attraverso i fori della fibbia toracica che lo teneva legato alla sedia». La Corte Suprema della Florida commentò l'accaduto descrivendolo come un caso di «brutali torture».

Rommel Broom, sopravvissuto ad una tentata esecuzione per iniezione letale: i boia non sono riusciti a trovare una vena adatta.

4. Quando il boia sbaglia nessuna grazia: si rinvia la pena

In caso di errori o di difficoltà insormontabili nel corso dell'esecuzione di una pena capitale, può succedere che questa venga sospesa e rinviata a data da destinarsi. Un'eventualità assai rara nel corso della storia della pena di morte: in epoca recente è accaduto il 15 settembre 2009, nello Stato americano dell'Ohio.
IL CASO BROOM. Per più di due ore il personale del carcere ha cercato invano una vena adatta nelle braccia o nelle gambe del condannato a morte Romell Broom, per procedere con l'iniezione letale. Durante i tentativi falliti, Broom trasaliva e faceva smorfie di dolore, cercando in diverse occasioni di aiutare i boia a trovare una vena adatta. A un certo punto, si coprì il volto con entrambe le mani e scoppiò a piangere. Il governatore dell'Ohio, Ted Strickland, decise quindi di fermare l'esecuzione, rimandandola di una settimana.
LA STORIA IN UN LIBRO E IN UN DOCUMENTARIO. Gli avvocati di Broom però decisero di fare ricorso, denunciando il trattamento inumano riservato al loro assistito e tentando di dimostare l'incostituzionalità del protocollo sulla pena di morte utilizzato dallo Stato dell'Ohio. Da quel momento Broom è tornato nel braccio della morte e nessuna nuova data di esecuzione della pena è stata più fissata. La sua storia è stata raccontata da Michael Verhoeven nel documentario The Second Execution of Romell Broom, e lo stesso condannato ha deciso di raccontarla nell'e-book Survivor on Death Row.

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