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TRATTATIVE 25 Luglio Lug 2014 2256 25 luglio 2014

Gaza, Israele accetta 12 ore di tregua

Hamas apre. Tel Aviv dice no, poi concede mezza giornata.

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La tregua, che sembrava finalmente possibile, si è ridotta a 12 ore. Ed è già un buon risultato se si pensa che Israele aveva respinto la proposta del segretario di Stato Usa John Kerry per un cessate il fuoco a Gaza, dopo che Hamas aveva aperto chiedendo il rilascio dei prigionieri.
Solo in piena notte è arrivata un'apertura, con l'annuncio americano di un cessate il fuoco dalle 7 del mattino di sabato 26 luglio, fino alle 7 della sera dello stesso giorno. Un'ipotesi accettata anche da Hamas.
«OFFERTA INACCETTABILE». Tel Aviv però vuole di più e chiede miglioramenti per poter avallare l'intesa. «L'offerta di Kerry mette in risalto i vantaggi che Hamas sta cercando più che dare priorità alle nostre domande di sicurezza. Era inaccettabile», è stato il commento israeliano trapelato su Haaretz. La decisione di respingere il piano, che pare sia stata presa all'unanimità dal gabinetto di sicurezza convocato dal premier Benyamin Netanyahu, è stata dettata dall'insoddisfazione per il contenuto della proposta stessa su alcuni punti.
La trattativa, secondo la tivù di Stato, è saltata perché Tel Aviv intende restare nella Striscia e continuare a distruggere i tunnel usati da Hamas per entrare in territorio israeliano.
IL 26 LUGLIO NUOVO INCONTRO A PARIGI. Kerry ha provato, insieme al segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon e all'Egitto, a tirare le fila di un lavoro diplomatico complesso, che il 25 luglio ha visto anche il ministro degli Esteri turco Ahmed Davutoglu andare in Qatar, dove c'è il leader di Hamas Khaled Meeshal, per favorire la tregua tra Israele e la fazione islamica di Gaza.
Lavoro destinato a continuare il 26 luglio a Parigi, con la riunione alla quale partecipano, oltre a Kerry, il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini e i capi della diplomazia francese Laurent Fabius, tedesco Frank-Walter Steinmeier, britannico Philip Hammond, turco Ahmet Davutoglu e i mediatori del Qatar.

Kerry proponeva cessate il fuoco di una settimana

Segretario di Stato americano John Kerry.

Le proposte avanzate alle parti da Kerry - secondo quanto confermato in serata dallo stesso capo della diplomazia Usa in una conferenza stampa al Cairo con Ban - prevedevano come primo passo una tregua umanitaria temporanea, dal 26 luglio, o al massimo dal 27, di una settimana.
UNO SPAZIO PER NEGOZIARE. Durante questo lasso di tempo, le parti, grazie alla mediazione internazionale, avrebbero cominciato a negoziare su punti di sicurezza, economici e politici per un accordo duraturo.
Tra i punti - che avrebbero contato sull'attiva partecipazione dell'Autorità nazionale palestinese - era previsto che durante la tregua le forze israeliane non avrebbero lasciato del tutto la Striscia, ma questo era anche uno dei temi più contestati da parte palestinese, tanto da essere tagliato dalla trattativa e costare il no di Tel Aviv.
CHIESTA LA FINE DEL BLOCCO DELLA STRISCIA. Sempre secondo le anticipazioni dei media, gli Usa, il segretario generale dell'Onu e l'Unione europea si sarebbero fatti garanti con entrambe le parti che i negoziati al Cairo avrebbero riguardato temi come la demilitarizzazione della Striscia ma anche la fine del blocco e la ricostruzione dei danni subiti da Gaza durante le operazioni e altri temi economici.

I morti salgono a 823: 170 i bambini

Quello che appare al momento un passo falso della diplomazia fa da contorno a una situazione pesantissima nella Striscia, anche se i combattimenti, alla vigilia della fine del Ramadan e dell'arrivo della 'Notte del destino', sono apparsi meno intensi di quelli dei giorni precedenti.
Per fonti palestinesi, il bilancio complessivo è di circa 823 morti (compresi, secondo l'ong Oxfam, 170 bambini) e più di 5.200 feriti.
ISRAELE HA PERSO 35 SOLDATI. In Israele, dove sono continuati a piovere i razzi verso il Centro e il Sud del Paese, inclusa la zona di Tel Aviv, si contano 35 morti tra i soldati, compreso il militare dato per disperso a Sajaya (Gaza) il 20 luglio.
Hamas aveva rivendicato di averlo rapito, ma il 25 luglio è stato ufficialmente dichiarato «ucciso in combattimento», e il suo luogo di sepoltura è ancora ignoto.
CISGIORDANIA: CINQUE MORTI NELLE PROTESTE. La situazione, al 18esimo giorno di conflitto, si è incendiata anche in Cisgiordania, dove in un'atmosfera di ritorno di intifada cinque palestinesi sono rimasti uccisi nel corso di manifestazioni di solidarietà con la popolazione della Striscia e contro l'esercito israeliano. Tensione altissima anche nella città vecchia di Gerusalemme, presso la Spianata delle Moschee, dove il 24 luglio è stata bruciata una stazione di polizia e dove il 25 i fedeli musulmani hanno forzato il blocco della polizia israeliana che impediva l'ingresso ai più giovani di 50 anni.

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