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VERSO L'ELEZIONE 26 Luglio Lug 2014 1556 26 luglio 2014

Figc, l'incognita Carlo Tavecchio

Perché la candidatura di Tavecchio alla Federcalcio solleva molti dubbi.

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Carlo Tavecchio, candidato alla presidenza della Figc.

«Bisogna ripartire da zero». «Il calcio va rifondato». «Servono persone giovani e competenti». Dopo la disfatta dell'Italia al Mondiale, ennesima prova della profonda crisi del pallone nostrano, queste frasi si sono sentite ovunque nel Paese.
Eppure, al momento di scegliere a chi affidare la guida della Federcalcio dopo le dimissioni di Giancarlo Abete, la serie A e la serie B si sono unite nel sostegno al 71enne Carlo Tavecchio, presidente della Lega Nazionale Dilettanti dal 1999, autore di una gaffe imbarazzante il 25 luglio sui giocatori extracomunitari: «L'Inghilterra individua dei soggetti che entrano se hanno professionalità per farli giocare. Noi invece diciamo che 'Opti Poba' (inventando un nome, ndr) è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così».
SERIE A, B E LEGA PRO LO SOSTENGONO. Oltre a risultare a molti offensivo e razzista, con tanto di polemica sul web e la richiesta di un passo indietro da parte di Pd e Sel, questo intervento ha sollevato un interrogativo: è il caso di affidare le chiavi del rinnovamento del calcio italiano a una persona che pensa e parla in questo modo?
Ancora prima delle elezioni dell'11 agosto, però, Tavecchio sembra aver già vinto, sicuro dell'appoggio di serie A, serie B e Lega Pro.
DA CARRARO A MATARRESE. Non solo, ad applaudire l'intervento dell'ex esponente della Democrazia cristiana c'erano Maurizio Beretta (numero 1 della Lega A, giornalista e responsabile della comunicazione del gruppo UniCredit), Franco Carraro (ex presidente di Coni e Figc con un passato politico tra Dc e Forza Italia e il soprannome di 'poltronissimo') e Antonio Matarrese (ex presidente della Figc ed ex deputato Dc). Del resto i club di calcio si sono affrettati a dare il loro sostegno a Tavecchio, che ha comunque voluto scusarsi per la gaffes, respingendo però tutte le accuse di razzismo.
SOLO AGNELLI E LA ROMA STANNO CON ALBERTINI. Allo sfidante Demetrio Albertini, ex giocatore del Milan non ancora 43enne, pare sia rimasto solo il sostegno di calciatori e tecnici, oltre alla Roma e al presidente della Juventus Andrea Agnelli, che ha definito Tavecchio «inadeguato» al ruolo.


La vera sfida non è tanto il programma, quanto la sua realizzazione

Demetrio Albertini.

Nel suo programma, Tavecchio propone la riduzione a 18 squadre della Serie A, la riorganizzazione della governance, il ripensamento del settore giovanile che deve diventare una risorsa tecnica ed economica sia per i club sia per la Nazionale, la lotta contro la violenza, grandi eventi, legislazione e rapporti con il governo, rapporti con il Coni.
Un 'manifesto' che non si differenzia molto da quello di Albertini, anche perché quello che serve al calcio italiano è ormai sotto gli occhi di tutti. Ma i programmi vanno realizzati e bisogna vedere se la candidatura di Tavecchio (appoggiata da 'dinosauri' della dirigenza sportiva come Adriano Galliani) porterà davvero a un cambiamento o serva piuttosto a mantenere lo status quo di interessi legati al pallone che ha fatto comodo a tanti dirigenti over 60 negli ultimi decenni.
«NON SARÒ UN RE TRAVICELLO». «A 71 anni di compromessi non ne faccio mica», ha detto Tavecchio. Non voglio certo diventare il più ricco del cimitero. Si sbaglia chi crede che stiamo andando a creare un re Travicello», cioè una persona che non ha capacità sufficienti a esercitare il potere.
IL CALCIO ITALIANO A UN BIVIO. Viene dunque da chiedere se il calcio italiano, al quale si intrecciano interessi economici e politici, voglia chiudersi per l'ennesima volta su se stesso oppure intenda davvero voltare pagina dopo il flop della Nazionale al Mondiale. Sul web impazza già l'hashtag #Notavecchio: un messaggio piuttosto chiaro.

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