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IL CASO 26 Luglio Lug 2014 0600 26 luglio 2014

Fukushima, allarme radioattività continua

Livelli altissimi di cesio.

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L'esplosione del primo reattore nella centrale di Fukushima.

Il rapporto della statunitense National Academy of Science parla chiaro: nella progettazione delle centrali nucleari bisogna «pensare l'impensabile». È questa la lezione tratta da Fukushima. Da dove, intanto, continuano a trapelare informazioni prima d'ora nascoste all'opinione pubblica.
Da tre anni a questa parte, errori di valutazione sull'entità dei problemi riscontrati alla centrale e ritardi nelle comunicazioni hanno caratterizzato i lavori di contenimento dell'incidente e di bonifica del sito.
CISTERNE NEL MIRINO. L'ultima verità scomoda riguarda le cisterne di stoccaggio dell'acqua ad alto contenuto radioattivo usata per il raffreddamento delle barre di combustibile contenute nei reattori danneggiati.
Secondo quanto ammesso pubblicamente dal direttore dell'impianto, Akira Ono, un numero non precisato di cisterne - almeno 20, riferiscono i media nipponici - sarebbero state assemblate con parti usate. «Non credo ci siano problemi fino a che le lastre usate sono resistenti e tenute insieme da altri componenti più nuovi. Anche cisterne nuove», ha concluso Ono, «possono avere fuoriuscite».
In effetti ad agosto dello scorso anno almeno 300 tonnellate di acqua contaminata era fuoriuscita da una cisterna finendo nel terreno e probabilmente in mare.
ALLARME CONTINUO. Secondo quanto rivelato in settimana dall'agenzia di stampa Jiji, poi, una quantità notevole di materiali radioattivi è stata dispersa nell'ambiente sempre l'estate scorsa durante i lavori di rimozione delle macerie del terzo reattore della centrale di Fukushima.
A confermarlo è stata, la stessa Tepco, l'azienda elettrica di Tokyo che gestisce l'impianto, durante una riunione della commissione sugli standard nucleari del governo giapponese il 24 luglio: oltre 1.000 miliardi di becquerel di cesio sono stati rilasciati nell'atmosfera in quattro ore, ben oltre i limiti di emissione per ora.
RISAIE RADIOATTIVE. L'allarme era già stato lanciato qualche giorno fa dal ministero dell'agricoltura di Tokyo. Il riso raccolto in autunno da 14 risaie di Minamisoma, a 25 chilometri a nord della centrale danneggiata da terremoto e tsunami del 2011, conteneva sostanze radioattive al di sopra degli standard di sicurezza fissati a 100 becquerel per chilogrammo.
Il ministero aveva quindi invitato Tepco a prendere contromisure adeguate proprio mentre la utility energetica si prepararava a definire i dettagli della rimozione di altre macerie dall'area dell'impianto.
La quantità di detriti provocati dalle esplosioni di idrogeno verificatesi a poche ore dal disastro naturale del 2011 nei reattori 1, 2 e 3 e dai lavori di smantellamento della centrale è notevole: secondo le stime di Tepco ci vorranno altri 13 anni per rimuovere 560 mila metri cubi di macerie. E lo spazio di stoccaggio attualmente a disposizione dell'azienda starebbe per finire.

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