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VIOLENZA 26 Luglio Lug 2014 1215 26 luglio 2014

Iraq, Mosul: distrutto mausoleo di San Giorgio

Nuova violenza dei jihadisti dopo Giona.

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Un posto di blocco in Iraq, per fermare l'avanzata dell'Isis.

Dopo la tomba del profeta Giona, I jihadisti dello Stato islamico continuano la loro opera di distruzione di monumenti religiosi e luoghi di culto nel Nord dell'Iraq, nel tentativo di eliminare le antiche tradizioni di convivenza tra diverse fedi in queste regioni.
DEMOLITO MAUSOLEO SAN GIORGIO. Fonti locali a Mosul hanno detto che i fondamentalisti sunniti hanno demolito con l'esplosivo anche il mausoleo di San Giorgio, patrono della città.
Testimoni hanno parlato di una «potente esplosione» avvenuta nella tarda serata del 25 luglio che ha devastato l'intero mausoleo.
DISTRUTTO ANCHE TOMBA SETH. Sempre il 25 luglio i miliziani avevano distrutto un altro luogo simbolico innanzitutto per gli sciiti ma anche per le tre religioni monoteistiche: la mitica tomba di Seth, il figlio di Adamo ed Eva, dal quale, narra la Bibbia, discende tutta l'umanità.
I jihadisti dell'Isis giudicano una pratica eretica i pellegrinaggi ai monumenti dell'Islam e del Cristianesimo, in particolare se compiuti insieme dagli appartenenti alle due religioni, come era finora pratica normale a Mosul.
GIONA ERA «LUOGO DI APOSTASIA». Per questo, nel distruggere la moschea di Giona, l'Isis ha affermato che essa era diventata «luogo di apostasia».
Secondo una ong irachena, Hashed, sono 30 i mausolei, i monumenti religiosi e le moschee gia' distrutti dall'Isis nel mese di luglio.
Da quando si sono impadroniti di Mosul e di vaste regioni nel nord dell'Iraq, proclamando un Califfato islamico comprendente questi territori e quelli della Siria sotto il loro controllo, gli uomini dell'Isis hanno diretto la loro furia fanatica su tutti coloro che considerano contro Dio: dai musulmani sciiti, ai cristiani, ad altre minoranze non islamiche come gli Yazidi e gli Shabak.
CRISTIANI COSTRETTI AD ABBANDONARE. Solo a metà luglio 2014 avevano imposto anche alle ultime famiglie cristiane di abbandonare Mosul, spogliandole di tutti i loro averi.
Il 25 luglio fonti locali avevano detto che un ultimatum per lasciare entro oggi quella che è la seconda città del Paese era stato posto anche ai curdi.
Ma fino a questo momento non vi sono notizie di partenze di massa.
CRISTIANI BERSAGLIO CAMPAGNA D'ODIO. I cristiani sono comunque tra i principali bersagli della campagna di odio dello Stato islamico, indicato anche come l'autore del sequestro a Raqqa, in Siria, del padre gesuita italiano Paolo Dall'Oglio, di cui il 29 luglio ricorre l'anniversario.
E i jihadisti dell'Isis sono «dei buoni candidati per figurare nella lista» di probabili responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità in Siria che la commissione d'inchiesta dell'Onu sui diritti umani nel Paese tiene aggiornata in vista di possibili processi. A dirlo il presidente della stessa commissione, il brasiliano Paulo Pinheiro.
COLLOQUIO PAPA-PATRIARCA BAGHDAD. Vicinanza e partecipazione al dramma dei cristiani iracheni sono state espresse in un colloquio telefonico da papa Francesco al patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael I Sako. «È veramente un sostegno paterno per noi», ha detto Sako a Radio Vaticana.
LETTERA ALL'ONU. Il patriarca ha inviato nei giorni scorsi una lettera al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, chiedendo un intervento del Consiglio di sicurezza che «non può rimanere inerte testimone delle continue atrocità contro i cristiani».
Intanto il patriarca della Chiesa siro-ortodossa, Ignatius Aphrem II, ha detto che le Chiese d'Oriente si stanno organizzando per denunciare, con una sola voce, le azioni del neo-proclamato Califfato islamico e per chiedere al mondo, ma soprattutto ai responsabili religiosi musulmani, di condannare con coraggio i crimini compiuti contro i cristiani.

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