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ALLARME 26 Luglio Lug 2014 1200 26 luglio 2014

Libia, gli Usa chiudono l'ambasciata di Tripoli

Violenze nel Paese, sospesa l'attività.

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Libici armati a Tripoli.

Gli Usa hanno chiuso la propria ambasciata a Tripoli e fatto evacuare il personale a causa delle violenze in corso nel Paese.
È la seconda volta in tre anni che gli Usa decidono di chiudere l'ambasciata a causa delle violenze in corso in Libia dopo quell'11 settembre 2012 quando l'ambasciatore Usa Chris Stevens e altri tre connazionali furono uccisi in un attacco alla missione diplomatica in Cirenaica.
WASHINGTON AI CITTADINI USA: «LASCIARE SUBITO LA LIBIA». L'ambasciata di Tripoli è «troppo vicina agli intensi scontri senza fine tra le milizie libiche», ha comunicato Washington per spiegare la scelta fatta il 26 luglio. E in serata il dipartimento di Stato Usa ha sconsigliato ancora una volta gli americani ad andare in Libia ed esortato tutti i cittadini sul posto a «lasciare immediatamente» il Paese.
KERRY: «AMBASCITA HA SOLO SOSPESO LE ATTIVITÀ». Si tratta di una misura precauzionale presa in base a un «rischio reale», ha spiegato il segretario di Stato americano John Kerry da Parigi - dove ha partecipato a una riunione su Gaza - precisando che l'ambasciata non è chiusa ma che ha «sospeso» le sue attività. «Garantire la sicurezza del nostro personale è la priorità del dipartimento di Stato, e non abbiamo preso questa decisione a cuor leggero. Ma la sicurezza viene prima di tutto», ha sottolineato in una nota anche la portavoce Marie Harf, annunciando che il personale diplomatico è stato trasferito nella notte in Tunisia scortato da 80 marines.
NON COMUNICATO IL PERIODO DI CHIUSURA PREVISTO. Non è noto per quanto tempo l'ambasciata Usa rimarrà inattiva ma, riconfermando «il sostegno al popolo libico durante questo periodo di sfide», Harf ha fatto sapere che si stanno «valutando le opzioni per un ritorno permanente dello staff quando le condizioni di sicurezza sul terreno miglioreranno». Del resto, non sono solo gli americani, né solo le ambasciate occidentali, ad aver lasciato Tripoli (e Bengasi) negli ultimi mesi, ma anche paesi come Arabia Saudita e Algeria. Pur sconsigliando viaggi in Libia, la Farnesina riferisce sul proprio sito che l'ambasciata d'Italia resta comunque «aperta, operativa e sempre contattabile».
APPELLO A SOLUZIONE PACIFICA. La nota del Dipartimento Usa prosegue con un appello a una «soluzione pacifica», ma la sanguinosa prova di forza tra le diverse milizie che si contendono l'aeroporto di Tripoli dal 13 luglio non si è fermata, neanche dopo 47 morti e 120 feriti. Ad affrontarsi sono gli ex ribelli di Misurata che tentano di spodestare gli ex alleati anti-Gheddafi di Zintan dallo scalo internazionale che controllano dalla caduta del regime nel 2011. Gli Zintani, accusati dai rivali di avere tra le loro fila combattenti e generali dell'esercito del Colonnello, vengono ritenuti il braccio armato del movimento liberale che, secondo alcuni deputati, avrebbe ottenuto più seggi degli islamisti alle elezioni del 25 giugno per il nuovo parlamento. Il passaggio dei poteri dal Congresso Generale Nazionale libico (Gnc), il parlamento uscente, alla nuova Camera dei rappresentanti è previsto il prossimo 4 agosto, in un clima di tensione che ha impedito alle autorità anche di svelare il luogo della cerimonia e della prima seduta. Il governo ad interim ha lanciato il 25 luglio un ennesimo appello a fermare i combattimenti e a evitare «il crollo dello Stato». Ma la Libia appare già da tempo sull'orlo del baratro, baratro da cui anche gli americani oggi si sono voluti allontanare.

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