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TRATTATIVA 27 Luglio Lug 2014 1147 27 luglio 2014

Alitalia-Etihad, Poste pronta a versare fino a 70 milioni di euro

Caio pronto a investire fino a 70 milioni.

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Il Ceo di Etihad, James Hogan.

L'accordo per ora non c'è, ma nessuno sembra disposto a scommettere che alla fine non arriverà.
Anche se il matrimonio tra Alitalia e Etihad è ancora gravato da alcuni punti interrogativi, nelle ultime 24 ore sembrano essersi parzialmente sciolti i due nodi principali: quello relativo all'impegno finanziario di Poste italiane, e quello che riguarda il fronte sindacale.
DA POSTE FINO A 70 MILIONI. La novità più importante riguarda proprio Poste italiane, che secondo Alessandro Barbera su La Stampa sarebbe pronta a sborsare per la ricapitalizzazione della società fino a 70 milioni di euro, quasi il doppio dei 40 inizialmente ipotizzati. Per le banche, però, si tratterebbe di un impegno non ancora sufficiente.
I DEBITI CHE NESSUNO VUOLE. Unicredit, in particolare, non vedrebbe di buon occhio nessuna soluzione che escluda Poste dal farsi carico dei vecchi debiti di Alitalia. Nemmeno attraverso il versamento delle proprie quote a una società intermedia fra la vecchia Cai (quella destinata a rispondere di debiti e contenziosi) e la nuova scatola nella quale dovrebbe entrare Etihad. La società pubblica, del resto, non ha nascosto la propria intenzione di considerare Alitalia un investimento industriale: eviterebbe cioè volentieri di doversi accollare i debiti, ma sarebbe molto interessata a entrare con determinazione nella nuova società, dove Etihad punta ad avere il 49%. Ancora da capire la quota di partecipazione: se Poste ottenesse il 5%, infatti, la quota degli altri soci scenderebbe al 46%, e gli arabi finirebbero così per avere la maggioranza relativa. Un esito non banale, che potrebbe incontrare i veti dell'Unione europea.
«SINERGIE» FRA CAIO E HOGAN. A convincere Poste a fare fino in fondo la propria parte, debiti compresi, potrebbero essere però proprio le future sinergie industriali rese possibili dal matrimonio con Etihad. L'amministratore delegato di Poste, Francesco Caio, nella giornata di sabato 26 luglio ha avuto un lungo colloquio con il Ceo di Etihad, James Hogan. I due avrebbero appunto parlato delle possibili sinergie industriali sul fronte della consegna rapida di pacchi e documenti, il segmento su cui ormai in tutto il mondo si gioca la concorrenza tra operatori del settore. Poste ed Etihad potrebbero quindi, nella migliore delle ipotesi, dare vita a un concorrente insidioso per i giganti della spedizione come Ups e Dhl, mettendo insieme competenze tradizionali e nuove risorse.
LINEA DIRETTA ANGELETTI-LUPI. Per quanto riguarda invece il fronte sindacale, secondo La Stampa il leader della Uil Luigi Angeletti avrebbe imposto ai suoi uomini in Alitalia il silenzio stampa e avrebbe preso in mano personalmente la partita, esplosa con il fallito referendum aziendale sul piano di tagli agli stipendi. Un canale comunicativo diretto sarebbe stato aperto tra il sindcalista e il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, al fine di trovare una soluzione rapida.
ETIHAD PREOCCUPATA DA SCIOPERO PILOTI. La Uil, infatti, che non ha firmato l'intesa sul nuovo contratto e sui tagli agli stipendi, preoccupa non poco i futuri soci arabi. Eventuali scioperi dei piloti, categoria dove la Uil attraverso la Uilt ha una forte rappresentanza, costringerebbero la compagnia a rimanere a terra. Su questo punto il governo ha annunciato che non intende stare a guardare. «Se martedì (29 luglio, ndr) non ci sarà l'accordo di tutti, il governo convocherà le parti, perché non c'è spazio per avere titubanze», ha detto il ministro Lupi. Una convocazione destinata a scattare sicuramente nel caso della Uil, visto che il sindacato dei piloti, la Uilt, ha fissato solo per mercoledì 30 luglio un incontro con il segretario generale Angeletti per affrontare il tema.
RENZI: «SE OPERAZIONE FALLISCE CRISI DA BRIVIDI». Domenica 27 luglio anche il premier Matteo Renzi ha fatto sentire la sua voce sul caso Alitalia, rivolgendosi proprio ai sindacati: «Ai sindacati dico che chi si assume la responsabilità di far fallire l'operazione, dovrà gestire una crisi occupazionale da brividi».
CONTINUITÀ AZIENDALE IN BILICO. Più della fretta di chiudere del nuovo socio arabo, secondo La Stampa da tutelare ci sarebbe la continuità aziendale. Perché «se gli aerei Alitalia continuano a volare, è solo grazie alla discreta liquidità garantita dal traffico estivo. Ma se l’accordo non si formalizzerà a breve, se entro questa settimana la prospettiva non sarà chiara, il rischio che alcuni fornitori neghino il credito è molto alto».

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