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MEDIO ORIENTE 27 Luglio Lug 2014 1508 27 luglio 2014

Gaza, Israele boccia la tregua e la proposta Usa

Israele boccia la tregua.

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Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

Due volte no.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto sia le proposte di John Kerry per un cessate il fuoco a Gaza, confermando che l'unica mediazione valida per Israele è quella egiziana (che Hamas però ha già rifiutato), sia l'iniziativa delle Nazioni unite per una nuova tregua umanitaria di 24 ore nella Striscia di Gaza.
La tregua era stata accettata da Hamas dopo un rifiuto iniziale, e l'Onu aveva chiesto al governo di Tel Aviv di sottoscriverla.
Invano, secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz, che ha dato notizia del mancato accordo da parte dello Stato ebraico sull'ultimo e più recente tentativo di fermare momentaneamente i combattimenti.
Intanto, a Gaza, il bilancio complessivo dei morti dopo il lavoro di ricomposizione delle salme trovate sotto le macerie, secondo fonti palestinesi, è di 1.031 contro i 1.062 annunciati il 26 luglio.
NETANYAHU: «SICUREZZA PRIMA DI TUTTO». In un'intervista rilasciata alla Cnn, Netanyahu ha accusato Hamas di aver offerto la tregua da un lato, e di aver continuato però a sparare razzi dall'altro. Secondo il premier israeliano, le milizie palestinesi starebbero inoltre usando i civili come scudi umani contro la campagna militare israeliana a Gaza. Netanyahu ha anche detto che si rende conto che l'opinione pubblica mondiale potrebbe schierarsi contro il suo Paese dopo la morte di ogni nuovo civile palestinese, ma ha aggiunto che le pubbliche relazioni contano meno della sicurezza di Israele.
«SUL TAVOLO SOLO LA PROPOSTA EGIZIANA». Respingendo la proposta di cessate il fuoco presentata dal segretario di Stato americano John Kerry, il premier israeliano ha ribadito che l'unica opzione valida sul tavolo è quella egiziana. E di fatto sancito una crisi di relazioni con gli Usa da cui, secondo alcuni osservatori, Tel Aviv si sentirebbe tradita. Inoltre Netanyahu ha precisato che eventuali aiuti finanziari per il popolo di Gaza devono essere subordinati allo smantellamento degli arsenali presenti nella Striscia. Perché a suo giudizo i fondi forniti dalla comunità internazionale per scopi civili sarebbero stati utilizzati da Hamas per scopi militari.
A invocare il cessate il fuoco «immediato e incondizionato», un «imperativo strategico», in serata è stato anche il presidente degli Usa, Barack Obama, che ha avuto un colloquio telefonico col premier israeliano Benjamin Netanyahu.
NEL DOCUMENTO KERRY «NESSUNA MENZIONE» AI RAZZI. Nel documento preparato dagli Usa e respinto formalmente da Netanyahu, il tema della «sicurezza di Israele» non sarebbe mai stato menzionato. Né sarebbero stati previsti interventi diretti a neutralizzare il lancio di missili da Gaza. Almeno secondo le rivelazioni esclusive del quotidiano Haaretz, che ha potuto accedere alla bozza e ha pubblicato una foto delle prime pagine del testo sul proprio sito internet.
PROIBITA LA DISTRUZIONE DEI TUNNEL. Per quanto riguarda invece i tunnel, pur non chiedendo il ritiro dell'esercito israeliano dalla Striscia durante i previsti sette giorni di cessate il fuoco, la soluzione caldeggiata da Kerry avrebbe tuttavia proibito, se accettata, alla forze armate dello Stato ebraico di continuare a distruggere i cunicoli sotterranei localizzati in territorio nemico.
Sempre secondo Haaretz, poi, un terzo punto critico della proposta respinta da Israele emergerebbe nella parte finale del documento, laddove vengono elencati gli attori internazionali destinati a garantire la pace futura.
EGITTO ESCLUSO DAI SORVEGLIANTI. Il testo del cessate il fuoco, infatti, citerebbe come garanti dell'accordo gli Stati Uniti, l'Unione europea, la Turchia, il Qatar e molti altri Paesi, ma non l'Egitto. Una scelta che toglierebbe al Cairo il suo tradizionale ruolo di supervisore del conflitto arabo-israeliano, per affidarlo proprio alla Turchia e al Qatar. Due Stati «che sostengono Hamas e sono ostili a Israele». Al vertice di Parigi che ha prodotto il documento finale, bocciato domenica 27 luglio da Netanyahu, non erano del resto presenti né l'Egitto, autore della prima mediazione, né il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, schierato a favore della proposta egiziana.
SONDAGGIO: 86% DEGLI ISRAELIANI CONDIVIDE LA LINEA DEL GOVERNO. L'opinione pubblica israeliana sembra per il momento condividere la linea dura del governo di Tel Aviv. L'86,5% del campione sondato dal Jerusalem post si è detto contrario a un cessate il fuoco, perché «Hamas continua a lanciare missili, non si è arresa, non sono stati trovati tutti i tunnel». Solo il 9,7% degli intervistati si sarebbe invece espresso a favore di una tregua, poiché «sono stati raggiunti i risultati previsti, sono morti molti soldati ed è ora di fermarsi».
Dalla mezzanotte del 27 luglio, secondo l'esercito, i proiettili arrivati dalla Striscia sono stati 16 quasi tutti nel Sud di Israele, a ridosso del confine con Gaza, ma anche a Beer Sheva. L'ambasciatore italiano Francesco Maria Talò è andato nel Sud per visitare la comunità di beduini dove uno dei membri era stato ucciso da un razzo. Gli obiettivi colpiti sono stati 20 nelle ultime ore, inclusi tunnel e punti di lancio nascosti. Nelle operazioni, dell'esercito e dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interno di Israele) è stato ucciso anche un alto dirigente di Hamas.
Intanto Tel Aviv, «alla luce dei risultati di un'inchiesta», ha respinto le affermazioni di «vari funzionari» secondo cui i palestinesi uccisi il 24 luglio in una scuola dell'Unrwa a Gaza «siano il risultato delle operazioni» dell'esercito stesso.

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