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VIOLENZA 27 Luglio Lug 2014 1458 27 luglio 2014

Libia, anche inglesi e tedeschi lasciano il Paese

Almeno 30 morti a Bengasi. Altri 20 a Tripoli.

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L'impatto di un colpo di mortaio sugli edifici lungo la strada che porta all'aeroporto di Tripoli.

L'ordine è arrivato perentorio dal Foreign office: tutti i cittadini britannici presenti in Libia devono lasciare il paese immediatamente a causa della crescente instabilità. La decisione degli inglesi è arrivata dopo l'evacuazione del personale diplomatico americano, per le stesse ragioni. Al momento in Libia ci sarebbero tra i 100 e i 300 britannici. L'ambasciata per ora rimane aperta, ma opera con un personale ridotto.
PROBABILI ATTACCHI. Il Foreign office ha inoltre sconsigliato i cittadini inglesi dal recarsi in Libia, e in particolare nella capitale Tripoli, a causa della «maggiore intensità dei combattimenti» e della probabilità che si verifichino attacchi contro gli stranieri.
Un invito analogo è arrivato anche dalla Germania, Olanda e Francia. Berlino ha chiesto ai suoi cittadini di lasciare il Paese per motivi di sicurezza. «La situazione è estremamente imprevedibile e incerta», ha fatto sapere il ministero degli Esteri, «i cittadini tedeschi corrono rischi maggiori di rapimenti e attentati».
MORTI A BENGASI E NELLA CAPITALE. Sarebbero almeno 30 i morti negli ultimi scontri tra le forze governative libiche e le milizie islamiche nella città di Bengasi, mentre nelle vicinanze dell'aeroporto di Tripoli intensi combattimenti avrebbero provocato altre 20 vittime.
Il bilancio nella capitale, dall'inizio della battaglia, è salito a 97 morti e 400 feriti. Lo ha reso noto il ministero della Salute. L'ultimo bilancio fornito una settimana fa parlava di 47 morti e 120 feriti.
Il nuovo bilancio si basa sui rapporti di otto ospedali pubblici di Tripoli e della periferia, ma non tiene conto di vittime arrivate negli ospedali di campagna o di altre città.
AMBASCIATA ITALIANA OPERATIVA. L'ambasciata italiana resta «aperta e operativa», ma il governo ha disposto «da giorni un piano di tutela dei connazionali nelle zone più a rischio». Oltre 100 italiani che ne hanno fatto richiesta sono stati trasferiti fuori dal Paese, ha riferito la Farnesina. Dal canto suo l'Eni ha reso noto che «le attività proseguono regolarmente» ma che «l'evolversi della situazione nel Paese viene monitorata con attenzione».
Il 26 luglio, a Tripoli, un razzo sparato dalle milizie ha colpito un edificio che ospitava operai egiziani uccidendone 23, ha reso noto l'agenzia di stampa Mena. Non è chiaro se queste vittime siano incluse nel nuovo bilancio fornito dal ministero della Salute libico.
SI CERCA DI SALVARE LE ISTITUZIONI. Parallelo al lancio di razzi, alle esplosioni, agli attacchi, sopravvive tuttavia il tentativo di dare istituzioni democratiche al Paese.
Una cinquantina di membri della nuova Camera dei rappresentanti, eletta il 25 giugno, provenienti dall'Ovest, dal Centro e dal Sud della Libia, si è riunita a Tripoli, ha riferito il Libya Herald, per preparare il passaggio di poteri dal Congresso nazionale uscente previsto il 4 agosto a Bengasi.
Ma la presenza di gruppi islamici e dei jihadisti di Ansar al Sharia rendono la città orientale instabile e insicura quanto e più di Tripoli.
In quella che fu la culla della rivoluzione contro Muammar Gheddafi, continua inoltre l'operazione 'Dignità' del generale dissidente Khalifa Haftar - accusato di colpo di Stato e di aver assunto un'autorità che non gli compete - che da maggio tenta di 'ripulire' la città dell'Est dai fondamentalisti.

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