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LA MODA CHE CAMBIA 27 Luglio Lug 2014 1647 27 luglio 2014

Novità di stagione: siete stilisti di voi stessi

Troppe tendenze creano congestione. Impossibile trovare una guida. E allora si fa quel che si vuole.

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Una sfilata di Salvatore Ferragamo.

La sorpresa, positiva, di questi primi weekend in spiaggia, è la voglia di parlare di sciocchezze. Nonostante il Paese viva momenti piuttosto significativi della propria storia, vedi l'accordo Alitalia-Etihad a rischio da settimane, (l'obsolescenza del sistema sindacale italiano è argomento di dibattito persino fra le signore in costume da bagno), la trattativa estenuante sulle riforme, la riforma del ministero dei Beni culturali eternamente in fieri (noi sui beni culturali dovremmo poter vivere, non considerarlo altro dai nostri interessi), c'è ancora voglia di parlare di futilità.
Le tendenze del prossimo inverno, per esempio. I colori, le tinte, gli stili. Forse vogliamo continuare a vivere nell'illusione che nulla sia cambiato, che presto saremo 'fuori dal tunnel' come usa dire, visto che gli altri Paesi europei lo sono già, e senza voler confessare nemmeno a noi stessi che in Italia mancano le condizioni minime perché questo avvenga e che proprio la trattativa Alitalia-Etihad ne è una prova.
C'ERA UNA VOLTA LA «MODA DI STAGIONE». Il mondo, e l'Italia, sono cambiati anche quando si parla di tendenze, però. Un tempo, neanche lontanissimo, diciamo quello delle nostre mamme, la moda di ogni stagione era dominata da due o tre massimi sacerdoti, di cui due francesi e uno italiano nei casi migliori, due o tre colori dominanti e un solo stile dominante sul quale tutte le sarte modellavano quello che avrebbero proposto alle clienti.
«Quale colore andrà di moda il prossimo inverno?» era una domanda perfettamente sensata, a cui si poteva rispondere con altrettanto senso. Arancio, giallo chartreuse, verde smeraldo, oppure il nero: il nero, anzi, era la passione di tutte perché «smagriva», e confermare che avrebbe dominato le vetrine della stagione successiva suscitava sempre grandi sorrisi soddisfatti.
I DESIGNER SI SONO MOLTIPLICATI. Adesso, invece di due, ci sono 200 designer, divisi per categorie di status, età e prestigio (oltre a 're Giorgio' e 'kaiser Karl', dei quali ci si può innanzitutto chiedere come non si siano ancora stancati di essere definiti con formule tanto banali, ci sono gli 'stilisti emergenti', quelli 'edgy' cioè 'di punta', tipo Mary Katrantzou o Stella Jean, i 'grandi' genere Ralph Lauren, le 'firme di riferimento' come Marc Jacobs e le 'icone' come appunto Lagerfeld o Armani) e ognuno propone non una tendenza, ma un proprio modello femminile, a cui dà, di stagione in stagione, tocchi differenti.
La manager raffinata e altissima (Armani), la sperimentatrice austera (Phoebe Philo per Celine), la country girl sexy (Guess) e via via moltiplicando fra il costume popolare rivisitato di Dolce e Gabbana, fino alla 'ricca zoccola' che è l'ovvio modello di un paio di stilisti dei quali, come comprenderete, non si possono fare i nomi ma che tutti abbiamo perfettamente presenti.
DISPERSIONE DI STILI E MODELLI. Poi, certamente, capita che due o tre di loro, mandando i propri esperti di tessuti per fiere internazionali a fare 'ricerca', finiscano per adottare colori e lavorazioni simili, o che prendano a modello il blockbuster cinematografico di stagione per 'ispirarsi' (in realtà per sfruttarne il volano pubblicitario), ma è chiaro che questa frammentazione, e stiamo parlando solo del mondo occidentale perché in Cina ci sono altrettanti designer che aspettano solo una chance per farsi valere ovunque, crei una dispersione inimmaginabile di stili, idee e modelli, dai quali trarre qualche indicazione precisa, una 'guida' per dire, è assolutamente impossibile.
Si è bombardati di messaggi, offerte, proposte e tendenze, a mezzo stampa e online (la newsletter di luisaviaroma.com propone una tendenza al giorno), e gli allegati moda delle riviste femminili hanno assunto un aspetto enciclopedico. Dunque? Dunque, fate un po' quel che volete, perché va tutto bene. Mentre le caporedattrici moda si dannano dividendo e sezionando come entomologi nel tentativo di mettere un po' d'ordine, con un paio di pezzi importanti e il resto comprato alle aste online e nei negozi di fast fashion tipo H&M potete essere chi volete quando vi pare: eroina hitchcockiana la mattina e Kate Moss-che-va-per-club la sera. Gli stilisti di voi stessi siete voi stessi. È davvero una buona notizia.

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