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L'INIZIATIVA 28 Luglio Lug 2014 0600 28 luglio 2014

Gaza, Breaking The Silence e i soldati israeliani pentiti

La denuncia delle violenze di alcuni soldati israeliani.

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La missione è rompere il silenzio, quello dei media e quello della società israeliana, sulla realtà quotidiana dell’occupazione nei Territori palestinesi.
Breaking The Silence è una organizzazione no-profit fondata da ex combattenti dell’Israel Defence Forces (Idf) che, a partire dalla Seconda Intifada, hanno scelto di vuotare il sacco e denunciare le violenze perpetrate nei confronti dei civili di Gaza e West Bank.
ABUSI, FURTI, RAZZIE, DISTRUZIONE. «I casi di abuso, furti, razzie e distruzione delle proprietà dei palestinesi», scrivono, «sono la norma ormai da anni, mentre Israele li presenta come episodi isolati o estremi».
Una denuncia dura, che viene da chi ha vissuto tutto questo in prima persona. E i «soldati che parlano chiaro», titolo della raccolta delle loro testimonianze, crescono rapidamente: i video caricati sono oltre 950.
Alcuni sono anonimi, fatto a cui spesso si è attaccato l’esercito di Israele per minare la credibilità della ong. I veterani replicano che si tratta di una precauzione necessaria, aggiungendo che «in ogni caso i dati dei soldati sono a disposizione di eventuali indagini ufficiali indipendenti, a patto che non vengano resi pubblici».
I COSTI MORALI DELL’OCCUPAZIONE. L'obiettivo di Breaking The Silence è mostrare come le pratiche di controllo sulla vita di ogni giorno della popolazione palestinese oltrepassino sovente quella «linea rossa morale» da cui è difficile tornare indietro. Per questo dà voce a quei soldati che, tornati alla vita 'normale' e obbligati a ignorare quel che hanno visto, sperimentano la mancanza di consapevolezza sulla realtà dell’occupazione. Complici i media e la volontà della stessa società israeliana, «che chiude un occhio».
Oltre a pubblicare le video testimonianze, gli attivisti promuovono tour nei territori occupati e producono dettagliati dossier suddivisi per tipologia di abuso, operazione militare, zone d’intervento e periodo storico.
«LA VITA PER I PALESTINESI È INSOSTENIBILE». Dotan Greenvald, del 50esimo Battaglione della Nathal Brigade, racconta: «Lanciammo una granata fumogena con il pretesto di un’operazione strategica (…) ma non ce n’era alcun bisogno (…) grazie alle nostre attività di controllo la vita, in quei posti, diventa semplicemente insostenibile». Una giovane ex soldatessa ricorda come ai check point «anziani e donne incinte venivano rimandate in fondo alla fila, magari dopo un’attesa estenuante, perché erano state troppo lente nel tirare fuori i permessi per passare». Permessi per andare a casa loro, s’intende.
Un altro veterano, operativo nella regione di Nahal Oz, parla di quando uccisero una pecora di un anziano pastore palestinese «perché non si allontanava dalla recinzione sorvegliata dai nostri tank». Anche lui sottolinea il clima di arbitrarietà: «L’abbiamo abbattuta così, per dargli una lezione, non c’era reale pericolo (…) l’ordine era di sparare a chiunque si avvicinasse, la percezione era che avvicinarsi alla recinzione equivalesse a una condanna a morte».

Breaking The Silence nel mirino delle frange nazionaliste israeliane

Le parole dei soldati rendono vivide le conclusioni periodiche delle organizzazioni internazionali per i diritti umani.
«Nella West Bank si spara a sangue freddo perché c’è un clima di impunità politica», ha scritto Amnesty International nel recente report Trigger Happy che documenta gli omicidi di adolescenti uccisi in modo del tutto gratuito.
«QUESTO NON È LO STATO IN CUI VOGLIAMO VIVERE». Le iniziative di Breaking The Silence sono spesso ostracizzate. Nei giorni dell'operazione Margine Protettivo i veterani, nel corso di un evento da loro organizzato contro la guerra, sono stati aggrediti da frange nazionaliste. Ma anche a livello istituzionale la situazione non è migliore. Sia in patria sia all’estero. È recente l’intervento del console israeliano in Irlanda, per fare un esempio, che li ha stigmatizzati come «i soliti utili idioti», in occasione di una mostra che avevano allestito a Dublino. Rapida e pacata la replica di Yuli Novak, direttore esecutivo della ong: «Quando ci siamo arruolati nell'esercito l’abbiamo fatto per amore del nostro Paese. Oggi siamo guidati da questo stesso amore. Lo Stato in cui vogliamo vivere non impone il suo controllo sulle persone».
I GOVERNI EUROPEI FINANZIANO LA ONG. Nel gennaio 2012 l’abituale tour a Hebron con alunni delle scuole superiori israeliane - voluto da alcuni insegnanti per «educare i ragazzi a una visione differenziata e critica dello spettro socio-politico» - è stato annullato perché, hanno dichiarato gli attivisti, «la polizia non sarebbe stata in grado di difenderci dalle violenze dei coloni». Nel 2009, durante l'operazione Piombo Fuso, il governo israeliano chiese alla Spagna, che foraggiava la ong (che in quel frangente aveva pubblicato un report molto critico sull’operato dell’esercito, ndr), di fare venire meno il suo sostegno.
Nello stesso periodo la stampa di Tel Aviv attaccò i «molti governi europei che finanziano Breaking The Silence». Olanda e Gran Bretagna in primis. In sostegno dei veterani accorsero 10 note organizzazioni pacifiste israeliane, con la petizione Don’t silence Breaking The Silence.
SMENTITA L'AGGRESSIONE PER 'MOTIVI DI SICUREZZA'. La questione si fa delicata quando i soldati forniscono versioni opposte a quelle ufficiali. E parlano di crimini di guerra. Insomma, c’è chi ha visto e non è disposto a tacere. Pretende, almeno, una discussione critica. Dissonanze importanti, che trovano sempre più spazio sulla stampa internazionale (The Guardian, The Independent, The New York Times) e che minano alla radice la retorica dell’aggressione per ‘motivi di sicurezza’. Tema su cui gli attivisti sono intervenuti di recente: «Come soldati abbiamo una sola domanda per il nostro governo. In nome delle sicurezza di Israele ci avete mandato a Gaza, Nablus, Jenin, Hebron e Ramallah. Ci avete mandato a pulire, mitigare, a rischiare e a occupare. Ci avete mandato a Days of Penitence, First Rain, Defensive Shield, Summer Rains, Hot Winter, Cast Lead, Pillar of Defense (sono i nomi delle operazioni militari, ndr). Netanyahu, Lieberman, Bennett, Lapid: che tipo di futuro state progettando per noi?».

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