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TENSIONE 28 Luglio Lug 2014 1110 28 luglio 2014

Libia, depositi di benzina a fuoco a Tripoli

Fiamme a Tripoli: rischio catastrofe umanitaria.

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Soldati ex ribelli, integrati nell'esercito libico come brigata Diraa al-Gharbiya, presidiano le strade di Tripoli.

Due depositi di benzina a fuoco. E la paura della catastrofe. Dopo l'incendio ai serbatoi colpiti la notte tra il 27 e il 28 luglio da un razzo durante gli scontri vicino a Tripoli, ha preso fuoco una seconda riserva di carburante e la situazione è «molto pericolosa».
Lo ha reso noto il governo libico parlando di rischio di «catastrofe umanitaria e ambientale dalle conseguenze difficili da prevedere».
Il portavoce della compagnia nazionale libica di petrolio ha comunicato che il secondo incendio è «fuori controllo» e «i vigili del fuoco hanno lasciato definitivamente il sito».
DIPLOMATICI IN FUGA. I diplomatici occidentali, intanto, continuano ad abbandonare il Paese. Dopo gli americani - che hanno lasciato la capitale libica il 26 luglio - a ricevere l'indicazione di partire sono stati i diplomatici tedeschi e austriaci. Resta invece a Tripoli l'ambasciatore italiano Giuseppe Buccino, unico tra gli occidentali. Il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha chiesto di «ricondurre gli sforzi internazionali in Libia a un coordinamento Onu per fermare le violenze», mentre il premier Matteo Renzi, in una lettera ai senatori della maggioranza, ha ricordato tra l'altro che la Libia «per noi italiani è il problema più prossimo» tra i tanti fronti internazionali di crisi.
CONFERENCE CALL TRA LEADER MONDIALI. Barack Obama ha convocato una conference call sui teatri di guerra - Ucraina, Medio Oriente e Libia - alla quale hanno partecipato Angela Merkel, François Hollande, David Cameron e lo stesso Renzi. È necessario un cessate il fuoco immediato tra le milizie a Tripoli hanno sottolineato i cinque leader, condannando qualsiasi qualsiasi uso della violenza per attaccare i civili, intimidire i funzionari, o interrompere il processo politico nel Paese. Dopo che il 27 luglio 100 italiani avevano lasciato la Libia, e sia Berlino sia Londra avevano invitato i propri concittadini ad andarsene, anche 3 mila tra medici e infermieri filippini hanno abbandonato il Paese, provocando la reazione del ministero della Salute, preoccupato della penuria di personale sanitario.
UCCISO UN EGIZIANO. Nei combattimenti nella zona di Tripoli è stato ucciso un cittadino egiziano, ma dal Cairo è arrivata la smentita della morte di 23 operai sempre egiziani in seguito alla caduta di un razzo sull'edificio dove alloggiavano. E non sono in molti a sperare che il nuovo parlamento libico uscito dalle elezioni del 25 giugno, e che dovrebbe iniziare a funzionare il 4 agosto, sia in grado di fermare la violenza. Anche perché la nuova sede è a Bengasi dove ci sono stati 38 morti in scontri tra forze speciali libiche e gruppi armati islamici.

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