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STAMPA 29 Luglio Lug 2014 1749 29 luglio 2014

Editoria, l'Unità: pubblicazioni sospese dal 1 agosto

Non sarà più in edicola da agosto. L'annuncio dei liquidatori.

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L'Unità non sarà più in edicola a partire dal 1 agosto. Lo hanno comunicato i liquidatori della società editrice Nuova iniziativa editoriale Spa, dopo l'assemblea dei soci.
La nota è stata pubblicata sul sito internet del quotidiano.
IL GIORNO DELLA VERITÀ. Il Comitato di redazione aveva scritto «oggi è il giorno della verità», invitando i soci della Nie e i liquidatori ad «assumersi la responsabilità sul futuro del giornale».
Le speranze del Cdr, che aveva parlato di una «concreta possibilità di aprire un confronto costruttivo per una rapida conclusione delle intese necessarie a garantire la continuità aziendale», sembrano essersi così infrante.
I GIORNALISTI: «HANNO UCCISO L'UNITÀ». «Fine della corsa. Dopo tre mesi di lotta, ci sono riusciti: hanno ucciso l'Unità», hanno dichiarato i giornalisti del Comitato di redazione, spiegando che «gli azionisti non hanno trovato l'intesa su diverse ipotesi che avrebbero comunque salvato il giornale. È un giorno di lutto per la democrazia».
QUOTIDIANO IN CRISI DI LIQUIDITÀ. Da mesi l'Unità soffre una grave crisi di liquidità, e sul suo bilancio pesano circa 25 milioni di debiti. I giornalisti della testata hanno scioperato per molti giorni, omettendo le loro firme agli articoli.
E avevano respinto con fermezza l'ipotesi che la proprietà del quotidiano potesse passare a Daniela Santanchè, che aveva presentato un'offerta formale assieme alla conduttrice televisiva Paola Ferrari.
IL VICEDIRETTORE SPATARO SU TWITTER: «UNO SCEMPIO». Il vicedirettore del giornale, Pietro Spataro, ha commmentato così la notizia su Twitter

IL DIRETTORE: «NUMERO IN BIANCO». «È sorprendente che il Pd non sia riuscito a trovare una soluzione», è il j'accuse del direttore Luca Landò, che ha annunciato per il 30 luglio «un numero speciale vuoto, in bianco».
Dal Pd è arrivata la replica del tesoriere Francesco Bonifazi: il partito «è impegnato al 100% per giungere ad una conclusione positiva» della vicenda.
«SEGNALI DAL PD AMBIGUI». «I segnali arrivati dal Pd sono stati non di aperto sostegno, ma un po' ambigui: il riferimento all'Unità come brand conteneva l'indicazione di un interesse più al nome che al contenuto», ha insistito Landò.
È evidente il richiamo all''azionista di riferimento e al suo leader, quel premier Renzi che a giugno, all'assemblea del partito, aveva parlato dell'opportunità di «tutelare il nostro brand», tornando a chiamare «le nostre feste feste dell'Unità».
«Se si voleva che L'Unità restasse in vita, c'era la possibilità di appoggiare la soluzione proposta da Fago, l'unica che garantiva un futuro al giornale e alla quale era favorevole anche la redazione», ha continuato il direttore.
«SERVONO PROPOSTE CERTE». «Sono indispensabili proposte economico finanziarie ed editoriali certe, capaci di garantire la prosecuzione della vita del quotidiano e l'attività dei lavoratori, non solo per i prossimi sei mesi ma per i prossimi anni», ha replicato Bonifazi.
La chiusura del giornale è il culmine di una crisi già evidente a inizio anno, aggravatasi negli ultimi tre mesi durante i quali gli 80 giornalisti e lavoratori non hanno percepito lo stipendio.
CINQUE LETTERE DI INTERESSE. Sul tavolo della Nie, si apprende, sono arrivate cinque lettere di interesse, di cui due definite «folkloristiche», in quanto prive di dettagli credibili.
A incontrare i favori della redazione era la proposta di Matteo Fago, socio di maggioranza della Nie e fondatore della nuova società Editoriale 90, di affittare e poi, in una seconda fase, dopo la ristrutturazione dei conti entro sei mesi , acquistare il ramo d'azienda (cioè la testata, i giornalisti, i computer e tutto quello che serve a mandare in edicola il giornale).
PROPOSTA INAGEGUATA PER IL PD. Una proposta giudicata però inadeguata dal Pd, hanno spiegato fonti parlamentari, per il prezzo non fissato in modo definito, per l'insufficienza di liquidità e per la soluzione ritenuta solo transitoria per il futuro della testata.
L'assemblea dei soci ha scartato anche la proposta dell'imprenditore milanese Massimo Pessina, che si sarebbe fatto avanti per acquisire solo la testata, e quella di Daniela Santanché, subito finita nel mirino del giornalisti in quanto considerata contraria alla storia politica del giornale.
Di qui la decisione dello stop, anche perché per restare in edicola ad agosto e settembre si stima che sarebbero serviti 1,8 milioni.

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