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MAMBO 29 Luglio Lug 2014 1035 29 luglio 2014

Gaza, la morte di un bambino non conosce ragioni

Le piccole vittime sono un crimine vero. Non importa se a ucciderli siano stati razzi palestinesi o proiettili israeliani.

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Secondo Save the children, dall'inizio di luglio «almeno 70 mila bimbi sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni insieme ai familiari».

Abbiamo visto in tivù e letto sui giornali della nuova strage a Gaza. E abbiamo letto come le parti si addossino la responsabilità di questi nuovi bambini morti ammazzati. Diranno le inchieste di chi è la colpa, ma resta che altri piccoli sono stati ammazzati.
Su questo giornale ho espresso il mio turbamento come amico di Israele per l'uso eccessivo della forza da parte di Tel Aviv.
Non ho concesso nulla a Hamas che considero organizzazione terrorista e nemica, come tutte le organizzazioni radicali, non solo arabo-musulmane, dell'umanità.
LE VOCI CONTRO. Ho scritto cose che pensano e dicono esponenti della cultura israeliana e anche qualche esponente dell'ebraismo italiano. Ho per errore scritto in un passaggio, che ha tratto in inganno il titolista, «governo di Tel Aviv». Sono stato insultato, ho ammesso l'errore ma gli insulti sono rimasti. Ho letto persino che in quanto ex comunista, ma i miei interlocutori negano quell'ex, sono diventato antisemita.
Ovviamente c'è la mia vita a dire il contrario, ma ho letto parole livorose e anche lettere stupite e severe di conoscenti che mi hanno scritto da Israele per aver detto cose che dicono gli scrittori israeliani che amo o la cantante Noa.
L'INUTILITÀ DELLA VIA MILITARE. L'obiezione mi è nota e sarà al centro della manifestazione convocata da Giuliano Ferrara a Roma alla quale per la prima volta non parteciperò: Israele si deve difendere e per difendersi deve fare tabula rasa delle postazioni nemiche. Non credo che la via militare sia mai stata né sarà conclusiva.
Credo che il prezzo che pagano entrambe le parti sia eccessivo. Non possono girare la testa dall'altra parte e condannare Hamas perché usa scudi umani quando leggo di bambini che muoiono e di case distrutte. L'odio genera solo odio.
L'ESEMPIO DI RABIN E SHARON. Ho scritto ad Ariel Arbib, un caro amico ebreo che non la pensa come me ma che è stato molto civile nella discussione, che Israele ha avuto grandi capi, di destra e di sinistra, per intenderci Rabin e Sharon, che a un certo punto hanno cercato la strada rischiosa della pace. Uno è stato ucciso, l'altro, un leader non del mio campo, si è spezzato per la tensione interiore.
Io sogno leader di quel tipo.
Da uomo di sinistra penso anche a leader della destra come Sharon che seppero interrompere la stagione di guerra e avviare il ritiro dai Territori e la ricerca della pace con il nemico. Netanyahu non ha questa statura. Leggo che avrei tradito Israele. Queste parole mi mortificano e soprattutto avviliscono chi le pronuncia.
UN AMICO NON È UNO «YES MAN». Se non sapete distinguere l'amico dal nemico, se dall'amico volete solo dei «sì» ne perderete molti per strada. Io non mi sono perso anche se vi sono persone, delle stesse comunità ebraiche, talmente impegnate negli insulti con cui non prenderei più neppure un caffè e non presenterei ai miei figli (ma dov'erano quando c'è stato il processo imposto da Vauro? Non ne ho visti molti).
Resterò amico di Israele anche se molti o pochi israeliani rifiuteranno questa amicizia in un soprassalto di settarismo drammatico. Questa catena di stragi deve finire. Ogni bambino morto da una parte o dall'altra, per qualunque ragione messa in campo, è un vero delitto. Punto e basta.
A mio figlio voglio insegnare l'amore fra i popoli e il rispetto dei diritti di Israele. Ma anche che i suoi coetanei palestinesi sono suoi fratelli.

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