GUERRA 30 Luglio Lug 2014 0630 30 luglio 2014

Gaza, Israele continua i raid: sale il numero di vittime

Colpito un altro istituto dell'Onu.

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Prima una scuola per rifugiati, poi un mercato. I raid di Israele su Gaza continuano a provocare vittime innocenti. Sono 1.336 dall'inizio della guerra, più di 70 solo il 30 luglio, e i feriti hanno superato quota 7.200.
Almeno 23 palestinesi, di cui molte donne e bambini che si erano rifugiati in una scuola dell'Onu, sono stati uccisi all'alba del 30 luglio da un attacco nel Nord della Striscia.
Lo hanno reso noto i servizi di soccorso locali. Secondo le fonti, cinque cannonate di un carro armato hanno colpito in pieno le stanze di due classi della scuola dell'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, nel campo profughi di Jabaliya. Un responsabile dell'Unrwa ha confermato la morte di almeno 23 persone oltre a decine di feriti, molti dei quali in modo grave. «L'esercito israeliano conosceva l'ubicazione della scuola», ha detto il portavoce.
L'ONU CONDANNA ISRAELE. L'Unrwa ha «condannato nel modo più fermo questa grave violazione del diritto internazionale da parte dell'esercito israeliano». Dura presa di posizione anche da parte del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che ha definito l'attacco alla scuola un atto «ingiustificabile»: «Nulla è più vergognoso che attaccare dei bambini mentre dormono», ha detto Ban che ha «condannato l'attacco nei termini più forti possibili» e ha ribadito: «Tutte le prove a disposizione indicano che ad attaccare è stata l'artiglieria israeliana».
Anche gli Stati Uniti hanno parlato di «civili innocenti» uccisi e hanno condannato l'attacco col consigliere della sicurezza nazionale Usa Ben Rhodes, secondo cui gli Stati Uniti «sono molto preoccupati per l'uccisione di civili a Gaza e insistono per un cessate il fuoco duraturo e di lungo termine».
Ma le ostilità sono continuate nonostante gli appelli internazionali e una tregua di quattro ore, cominciata alle 15 locali (le 14 in Italia) e subito interrotta dai lanci di razzi da parte di Hamas.


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CIVILI RIFUGIATI NELL'EDIFICIO. Numerosi civili palestinesi si erano rifugiati nell'edificio Onu dopo essere stati avvertiti da Israele che il quartiere dove risiedevano sarebbe stato bombardato. In un primo commento un portavoce militare israeliano ha detto che l'episodio è oggetto di una inchiesta, ma siccome i combattimenti sono ancora in corso non è stato possibile avere dal terreno informazioni dettagliate. Ha aggiunto che è probabile che dalla scuola sia stato aperto il fuoco verso l'esercito.
RAZZI NASCOSTI NELLE SCUOLE. Nei giorni scorsi Israele aveva colpito un'altra scuola delle Nazioni unite provocando 17 vittime. Il 29 luglio l'Unrwa ha reso noto che, per la terza volta in due settimane, in una delle sue scuole è stato scoperto un deposito di razzi dei gruppi armati palestinesi.

PERES: SOLUZIONE DIPLOMATICA. Dopo questa ennesima strage, l'ex presidente israeliano Shimon Peres ha sostenuto che «Tel Aviv abbia esaurito l'opzione militare» e ha osservato che lo Stato ebraico deve lavorare per fare in modo che Gaza sia posta di nuovo sotto il controllo dell'Anp di Abu Mazen. Parlando con i giornalisti, Peres ha evidenziato che la soluzione alla crisi di Gaza deve essere diplomatica.
A Sajaya, invece, un mercato è finito sotto i raid di Tel Aviv, con un bilancio di 17 morti e 160 feriti.
STERMINATA UNA FAMIGLIA. Altri otto palestinesi di una stessa famiglia sono stati uccisi nella notte da un raid aereo israeliano a Khan Yunis, nel Sud della Striscia di Gaza. Salgono così ad almeno 1.260 le vittime palestinesi dall'inizio dell'operazione israeliana contro Hamas, l'8 luglio scorso.
Fonti palestinesi citate dai media israeliani hanno riportato la morte di altre sette persone a Khan Yunis, nel Sud della Striscia, per un attacco dell'aviazione israeliana.
Il portavoce militare di Tel Aviv ha invece annunciato la morte di tre soldati israeliani nel Sud della Striscia e il ferimento di altri 27 durante le ultime 24 ore. Il totale dei militari morti sale così a 56. I feriti, a Israele, sono 117.
Gli sfollati sono oltre 200 mila: rispetto all'ultimo conflitto il numero nelle scuole dell'Unrwa «è quattro volte superiore», secondo John Ging, direttore operativo dell'Ufficio Onu per gli affari umanitari. Per l'ong Gvc sono circa 600 mila le persone nella Striscia che rischiano di non aver accesso all'acqua potabile.

COLPITE CINQUE MOSCHEE. L'esercito di Tel Aviv ha fatto sapere di aver colpito durante la notte 80 obiettivi nella Striscia, tra cui cinque moschee «che erano usate per fini terroristici, come deposito di armi, sede di imbocchi di tunnel e posti di osservazione». Il portavoce militare ha anche detto che dall'inizio delle ostilità sono stati lanciati da Gaza 2.670 razzi verso Israele.
Il Gabinetto di sicurezza, secondo Haaretz, ha deciso in una riunione di cinque ore di continuare i suoi attacchi ad Hamas e per la neutralizzazione dei tunnel. Il gabinetto ha stabilito che l'esercito può permettere altre tregue umanitarie nelle zone dove non si combatte.
Il comandante israeliano della zona Sud Sami Turgeman non è stato ottimista per quanto riguarda i tempi: «Ci vorranno giorni per distruggere tutti quelli che conosciamo».
EMISSARIO DI ISRAELE AL CAIRO. Intanto proseguono i tentativi di mediazione al Cairo, dove il 30 luglio è stata segnalata anche la presenza di un «responsabile della sicurezza israeliano» per una «visita di qualche ora» in cui «esaminare» con «responsabili della sicurezza egiziani» la possibilità di una tregua a Gaza.
L'esercito israeliano ha continuato anche il 30 luglio ad avvisare la popolazione di lasciare le case che sono nelle zone più a rischio di bombardamenti ma, come raccontato da testimoni, non è semplice. La scelta di muoversi è lo stesso molto rischiosa e le case da affittare sono introvabili: quelle poche ancora a disposizione hanno prezzi altissimi.
RIUNIONE ONU SU CRISI UMANITARIA IL 30 LUGLIO. Proprio sulla crisi umanitaria il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha in programma una nuova riunione di emergenza la mattina del 30 luglio alle 10 locali, le 16 in Italia. Con lo sfondo della situazione nella Striscia, l'aspetto diplomatico cerca di accelerare: il Vaticano ha mosso la sua diplomazia per la fine delle ostilità a Gaza e la ricerca di una pacificazione.
E per sollecitare l'attenzione internazionale sulla tragica situazione dei cristiani in Iraq. La Segreteria di Stato ha inviato alle ambasciate accreditate presso la Santa Sede una «nota verbale» per richiamare i recenti appelli sul Medio Oriente rivolti dal papa. Così come il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shukry «hanno concordato di riprendere i contatti e di proseguire le consultazioni e il coordinamento per seguire il deterioramento della situazione nella Striscia di Gaza.

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