Uganda Proteste 140228102006
ESTERI 1 Agosto Ago 2014 1408 01 agosto 2014

Uganda, corte suprema annulla legge anti gay

I giudici: «Violava la Costituzione». Il governo: «Per noi è valida».

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Proteste in Uganda dopo l'approvazione della legge anti gay.

Svolta in Uganda.
La Corte costituzionale del Paese africano ha annullato il 1° agosto una legge anti-gay, tra le più dure al mondo, che aveva suscitato un'ondata di proteste in tutto il mondo e sanzioni contro il Paese africano da parte degli Stati Uniti.
VIOLA COSTITUZIONE. Per l'organo giudiziario, «l'adozione della legge anti-omosessuali a dicembre del 2013 senza il quorum alla Camera ha violato diversi articoli della Costituzione, non ha rispettato la procedura parlamentare e quindi è nulla».
GIOIA SU SOCIAL. Immediata la reazione di gioia sui social network da parte dei difensori dei diritti dei gay.
La legge vietava la promozione dell'omosessualità, rendeva obbligatoria la denuncia dei gay alla polizia e stabiliva pene fino all'ergastolo.
Nel febbraio 2014 un giornale ugandese aveva pubblicato una lista dei duecento 'top gay' del Paese con nomi e cognomi.
ATTIVISTA FU UCCISO. Nel 2011 un altro tabloid, poi chiuso, aveva pubblicato una lista chiedendo l'esecuzione dei gay.
Subito dopo la pubblicazione di quell'elenco, l'attivista gay David Kato venne ucciso.
GOVERNO: «LEGGE NON È ANNULLATA». Nonostante la decisione della Corte costituzionale, le unioni omosessuali in Uganda restano illegali.
Per il portavoce del governo Ofwono Opundo la legge «non è stata annullata. La Corte si è solo pronunciata sulla procedura».
BAN KI-MOON: «VITTORIA PER STATO DIRITTO». Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha elogiato alla decisione della Corte Costituzionale dell'Uganda di annullare la legge anti gay, definendola «una vittoria per lo Stato di diritto».
In una nota, Ban ha reso omaggio a tutti coloro che hanno contribuito a questo passo in avanti, e ha lanciato un appello ad intraprendere ulteriori sforzi per depenalizzare le relazioni omosessuali e porre fine alla discriminazione contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

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