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MEDIO ORIENTE 2 Agosto Ago 2014 1645 02 agosto 2014

Gaza: Israele rinuncia ai negoziati, ma pensa al ritiro

Tel Aviv si rifiuta di partecipare ai colloqui di pace.

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Una nuova pioggia di raid ha scandito il 25esimo giorno di guerra nella Striscia di Gaza. Messo alle spalle il fallimento della tregua umanitaria di 72 ore, violata già nella mattinata dell'1 agosto, sono stati almeno 130 i palestinesi uccisi a Rafah dall’offensiva militare israeliana scattata dopo il presunto rapimento del soldato Hadar Goldin.
HAMAS NEGA IL SEQUESTRO. Hamas ha negato il proprio coinvolgimento nel sequestro, accusando Tel Aviv di utilizzare l’argomento come scusa per intensificare gli attacchi. Ma il numero uno dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu, ha risposto di esser pronto a «qualsiasi passo necessario per sconfiggere il terrorismo».
GOLDIN UCCISO IN UN RAID? L’ala militare dell'organizzazione islamista ha affermato di ritenere che l’ufficiale israeliano disperso sia stato ucciso in un bombardamento israeliano. «Abbiamo perso i contatti», ha sostenuto in un comunicato ripreso dai media israeliani, «con il gruppo di combattenti che ha preso parte all’imboscata e crediamo che siano stati tutti uccisi in un bombardamento. Supponendo che loro abbiano condotto il rapimento del soldato, riteniamo che anche lui sia stato ucciso nell’evento».
ISRAELE RINUNCIA AI COLLOQUI DI PACE. Dopo la sparizione di Goldin, tuttavia, la strada della diplomazia pare essere sempre più in salita. Tanto che il possibile incontro tra Israele e la delegazione dell’Autorità nazionale palestinese in terra egiziana, atteso nelle prossime ore, sembra al momento saltato.
Pare, infatti, che Tel Aviv non sia intenzionata a non prendere parte ai colloqui del Cairo. Questa, secondo la radio militare, sarebbe stata la decisione adottata nella notte dal Gabinetto di difesa israeliano. Fra gli sviluppi che secondo l'emittente hanno influenzato i ministri anche l'incertezza sulla sorte del soldato rapito ai margini di Gaza.
IPOTESI DI CESSATE IL FUOCO UNILATERALE. Israele, inoltre, non intenderebbe più raggiungere un cessate il fuoco nella Striscia tramite negoziati con Hamas, ma piuttosto valutare la fine delle operazioni a Gaza e un ritiro unilaterale, una volta ottenuto però il ripristino della deterrenza. «Se avvertiremo che la deterrenza è stata raggiunta». ha detto un esponente ufficiale, citato da Haaretz in forma anonima, «lasceremo la Striscia in base al principio di 'calma in cambio di calma' (ovvero niente raid israeliani a patto che non siano lanciati razzi dalla Striscia, ndr). Se ci accorgeremo invece che la deterrenza non è stata ancora raggiunta, continueremo l'azione a Gaza, oppure lasceremo il terreno affidandoci agli attacchi aerei».
HAMAS: «IL RITIRO NON CI IMPEGNA». In questo senso va letto il ritiro di parte dell'esercito da Gaza verso il confine. Alcune forze, invece, sono state già ridispiegate dentro Israele, mentre quelle rimaste nella Striscia stanno completando la distruzione dei tunnel. Hamas, dal canto suo, ha replicato che un ritiro unilaterale di Israele «impegna» a niente. Lo ha detto - citato dall'agenzia palestinese Maan - il portavoce dell'organizzazione Sami Abu Zuhri, il quale ha sottolineato che Hamas «è pronta a continuare a combattere se necessario», ma si regolerà a seconda di quello che succederà sul terreno.
NELLA ZONA NORD TORNA LA POPOLAZIONE. La decisione odierna di autorizzare il ritorno della popolazione civile nel settore Nord della Striscia sembra rafforzare a breve l'ipotesi prospettata dalla fonte riportata da Haaretz. Al tempo stesso Israele cercherà - sempre secondo le indiscrezioni stampa - di raggiungere comunque intese con l'Egitto, con il presidente palestinese Abu Mazen e con la comunità internazionale riguardo la la ricostruzione della Striscia, una prospettiva di smilitarizzazione di Hamas e la supervisione delle merci che entrano a Gaza. Secondo alcune testimonianze, poi, sarebbe già iniziato il ritiro delle truppe sia dai villaggi nei pressi di Beit Lahiya che da Khan Yunis, nel Sud della Striscia. I militari israeliani hanno, tuttavia, consigliato ai residenti di «fare attenzione agli ordigni esplosivi disseminati nella zona da Hamas», si legge nel comunicato diffuso dall’esercito.

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