Marco Pantani 140802171708
INTERROGATIVI 2 Agosto Ago 2014 1715 02 agosto 2014

Marco Pantani, perché la perizia ha riaperto il caso

Cosa non torna sulla scena del delitto.

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Marco Pantani.

Cosa sia successo davvero a Marco Pantani nella stanza D5 del residence Le Rose di Rimini, dove il pirata incontrò la morte il 14 febbraio del 2004, è ancora tutto da scoprire.
Gli elementi che la procura ha preso in considerazione per riaprire il caso, con l'ipotesi di «omicidio volontario con alterazione del cadavere e dei luoghi», sono molti e sono contenuti nella perizia scientifica firmata dal professor Francesco Maria Avato.
A cominciare dai segni sul corpo del ciclista.
LE FERITE. La perizia descrive un corpo segnato da ferite, frutto di pugni e calci, e poi trascinato, come sembrano confermare i boxer tirati fin sopra la vita, fuori dai jeans.
I RESTI NELLO STOMACO. Nello stomaco di Pantani sono stati ritrovati i resti di un pasto leggero, solo in parte digerito, che il ciclista doveva aver mangiato a ridosso della morte, collocata tra le 11.30 e le 12.30. Una colazione, probabilmente. Che però lo sportivo non ha mai ordinato. E poi anche i resti di un gelato, che per conservarsi avrebbe avuto bisogno di un freezer, di cui la stanza era sprovvista.
QUALCUNO È ENTRATO NELLA STANZA? Davvero allora nessuno entrò e nessuno uscì dalla stanza di Pantani il giorno della sua morte? Quel giorno al suo interno vennero ritrovati tre giacconi, di cui uno da sci. Giacconi che, secondo quattro testimoni, il ciclista non aveva al suo arrivo a Rimini.
L'ACCESSO DAL GARAGE. Una possibile risposta potrebbe venire dal fatto che al residence si accedeva non solo dall’ingresso principale, ma anche attraverso un garage. Chiunque avrebbe potuto entrare e salire fino alle stanza senza essere visto, e senza rischiare di essere ripreso dalle telecamere di sorveglianza perché non presenti.
LE STRIATURE SUL PAVIMENTO. Pantani vnne trovato per terra, riverso in una pozza di sangue. Intorno al suo cadavere, però, c'erano delle striature che, secondo il perito, denoterebbero chiaramente il trascinamento del corpo quando il sangue era ancora liquido.
DECINE DI GRAMMI DI COCAINA. Nell’organismo delciclista c’erano diverse decine di grammi di cocaina, una quantità impressionante e incompatibile con l’ingestione, perché pari a sei volte la dose letale.
LA BOTTIGLIETTA D'ACQUA. Per questo la perizia ha ipotizzato che la bottiglia d’acqua presente sulla scena del delitto possa essere servita a sciogliere la droga, per facilitarne l’ingestione.
LE IMPRONTE DIGITALI NON PRESE. Un ultimo punto oscuro riguarda la mancata presa delle impronte digitali. Perché non furono raccolte sulla scena della morte, come accertato dalla perizia? Una delle tante domande alle quali il Pubblico ministero Elisa Milocco tenterà di dare una risposta. Il fascicolo è stato affidato a lei ed è coperto dal segreto più assoluto.

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