Grande Parigi 140731183733
IL PROGETTO 3 Agosto Ago 2014 1706 03 agosto 2014

Grande Parigi, l'urbanizzazione intorno alla Capitale

Il piano di allargare la metropoli distrugge coltivazioni e vecchi paesi.

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da Parigi

Un rendering di Grand Paris.

Con la bella stagione, ruspe e betoniere spuntano dappertutto, come lucertole richiamate dal sole. Gli enormi mezzi meccanici dotati d'aria condizionata mangiano i boschi della Marna dove si combattè, 100 anni fa, la Grande Guerra.
ESPROPRI DI PUBBLICA UTILITÀ. Attaccano le coltivazioni di grano e mais a ovest e a est di Parigi, divorano le fattorie della Brie (patria dell'omonimo formaggio) espropriate per progetti edilizi «di pubblica utilità», marciano a nord per quasi 100 chilometri oltre i confini della metropoli, sloggiano contadini ricchi e poveri che difendono i prodotti tipici francesi, trasformano in sterminati condominii la splendida campagna verde e i boschi solcati dalla Senna, dalla Marna e dai loro canali. Circondano d'asfalto e cemento i castelli che raccontano ancora una storia antica e preziosa come quella della Francia.
LA GRANDEUR DI SARKOZY. È il progetto della Grand Paris, della Grande Parigi lanciato nel 2007 da Nicolas Sarkozy e approvato in pieno dai socialisti di François Hollande i quali lo portano avanti totalmente anche oggi che l'ex presidente conservatore è finito in mezzo a inchieste e processi «all'italiana» per corruzione e affarucci vari di ogni genere.
Non bastano i 12 milioni e mezzo di abitanti che Parigi conta assieme all'Ile-de-France, la regione sempre più urbanizzata che la circonda: l'obiettivo è quello di raddoppiare la popolazione in pochi anni, di trasformare un polo umano ed economico (Parigi, appunto) che già oggi, con 612 miliardi di euro da solo rappresenta il 5% del Pil dell'Unione europea, nel più grande agglomerato di palazzi ed esseri umani mai visto - e nemmeno immaginato - in Europa.

Le aree metropolitane interessate dal progetto Grand Paris.

Palazzi e centri commerciali: il trionfo degli immobiliaristi e delle banche

Un rendering di alcune costruzioni di Grand Paris.

Il governo e le istituzioni di Parigi puntano a duplicare il numero di appartamenti costruiti ogni anno nella regione: passare da 36 mila unità abitative a 70 mila, capaci di ospitare circa 300 mila persone in più ogni 12 mesi.
A RISCHIO 70 SPECIE ANIMALI. Così, attorno alla metropoli, i cartelli apposti ai giganteschi cantieri indicano i luoghi in cui le ruspe divorano la natura e 70 (sì, 70) specie di animali protetti, i quali vengono in teoria deportati verso altre terre, ma in realtà spesso messi in fuga o sterminati dall'avanzare delle macchine e del cemento.
I beneficiari di questa marcia inarrestabile sono Bnp Paribas e le altre banche con la loro galassia di società immobiliari. Poi catene come Auchan e Leclerc che piazzano a ogni nuovo incrocio enormi centri commerciali. I quali, con un implacabile effetto domino, determinano la chiusura di bar, brasserie, botteghe e negozi dei paesi attorno alla capitale.
ADDIO TRATTORIE E ALIMENTARI. Per bere un caffè o comprare una baguette nell'Ile-de-France o nel dipartimento della Senna e Marna, bisogna spesso percorrere di 10, 20 chilometri, perché in numerosi centri abitati, anche di 2 mila, 3 mila persone, ormai non esiste più nemmeno una trattoria, un bar o un negozio di alimentari, tutti cancellati dalla concorrenza spietata delle catene di grande distribuzione.
L'INVASIONE DELLE NEW TOWN. È sufficiente allontanarsi da qualsiasi paese attorno a Parigi per appena due settimane o un mese, per non riconoscere più quel luogo al ritorno. Perché attorno alle poche, vecchie case tradizionali in pietra, legno e mattoncini ancora in piedi, spuntano le new town così simili a quella concepita da Silvio Berlusconi in Italia per rimpiazzare L'Aquila devastata dal terremoto.
Bussy Saint George è un esempio di quel che sarà la Grand Paris. Trentamila abitanti stipati in pochi anni dentro palazzine tutte uguali, con enormi piazze vuote e una disparità sociale in enorme crescita: sono oltre 3 mila le persone povere assistite dai servizi sociali, costrette a cercare di sopravvivere in mezzo agli enormi Suv e automobili di lusso a bordo dei quali si muove una fetta della popolazione.
Qua, fino a poco tempo fa, esistevano fattorie e coltivazioni di mais, oggi espropriate per fare posto al cemento.

Disneyland raddoppia e si mangia la natura

Disneyland Parigi.

Il territorio di Chessy-Val d'Europe è un altro esempio della metropoli che avanza a discapito del territorio.
Qui si trova Disneyland, l'immenso parco giochi che richiama ogni anno milioni di visitatori intruppati all'interno di pacchetti organizzati che prevedono giornate intere in compagnia di Topolino e Paperino. Turisti che ignorano i meravigliosi boschi e gli splendidi castelli che si trovano ad appena una manciata di chilometri dalla città del divertimento.
IL PARCO GIOCHI SI ALLARGA. Ma tutto ciò non basta, perché Disneyland e Pierre Vacances (multinazionale francese delle vacanze) stanno realizzando il raddoppio della struttura, che dovrebbe aprire le porte ai turisti entro due anni al massimo. Il progetto prevede un investimento di circa 750 milioni di euro per la prima fase e punta ad accogliere 900 mila visitatori l'anno, con la promessa di oltre 4 mila posti di lavoro i quali, tuttavia, per i primi anni non saranno più di 1.000.
Nel frattempo, centinaia di ettari di campagna e foreste sono già terra di conquista per i bulldozer e i camion che buttano via la terra e trasportano il cemento da versare là dove si producevano latte e formaggi tipici, grano e cereali di alta qualità.
IL PROGETTO DI VILLAGE NATURE. Il nuovo parco giochi si chiama Villages Nature e sarà, spiegano i promotori, una riproduzione di laghi, foreste e ambienti naturali esotici di Asia, Africa e America del Sud. Tutto finto, tutto all'insegna di una natura di cartone. Con il paradosso che, invece, gli alberi e le coltivazioni soppressi sono veri e insostituibili: scompaiono pezzi di foresta dai quali, all'imbrunire, oggi non è raro veder uscire cinghiali e cervi, destinati a estinguersi lentamente una volta circondati dalle new town, dalle autostrade e dai centri commerciali i quali cingeranno, come una corona, il paradiso del divertimento di plastica progettato da Disneyland e Pierre Vacances.

La resistenza dei paesini che si vedono svuotare le casse

La resistenza a questi piani di Grand Paris, che a nord arriverà a toccare persino Beauvais, circa 100 chilometri a nord della metropoli, è debole e limitata. Gli abitanti dei piccoli paesi che ancora hanno la forza di protestare senza troppo ascolto da parte dello Stato si paragonano con rassegnata ironia ai galli di Asterix in lotta contro la globalizzazione portata in Fancia dai romani di Giulio Cesare.
COLTIVAZIONI IN VIA D'ESTINZIONE. Ma le banche e gli immobiliarsti sono immensamente più forti e spietati dei legionari di 2 mila anni fa. Tanto che le associazioni degli agricoltori della Marna e dell'Ile-de-France avvertono che, di questo passo, entro quattro o cinque anni la Francia perderà la propria autosufficienza alimentare e sarà costretta a importare persino i formaggi, il vino, le carni e i cereali che oggi produce e per i quali è famosa nel mondo.
Questo perché Grand Paris permette ai costruttori di ottenere espropri delle fattorie per piani dichiarati di «pubblica utilità» dai governi di destra come da quelli di sinistra.
IL MALESSERE DEI SINDACI. E anche i sindaci del territorio mal digeriscono questo sviluppo: perché la riforma voluta da Sarkozy prima e sostenuta da Hollande poi prevede che i Comuni vengano privati di qualsiasi fonte di entrate e di ogni autonomia finanziaria, per versare tutte le risorse economiche nel calderone dell'amministrazione centrale della metropoli: così, i sindaci e i consigli locali potranno fornire appena dei pareri senza efficacia giuridica e non potranno spendere nemmeno un euro di propria iniziativa.
LA CRISI DEGLI ALLOGGI. Il pretesto di Grand Paris è l'asserita crisi degli alloggi nei quartieri della Capitale. E in effetti le condizioni abitative in città sono veramente difficili. Il degrado è evidente nel territorio di Seine-Saint Denis, la banlieu più dura, quella delle rivolte degli immigrati. Ma anche nel centro i segni della difficoltà sono ovunque.
PREZZI DA CAPOGIRO. Un appartamento di 12 metri quadri, con una minuscola toilette ricavata alla bell'e meglio, viene dato in affitto per cifre attorno ai 7, 800 euro al mese negli arrondissement (le municipalità di Parigi) urbani, anche se il palazzo è in cattive condizioni e il monolocale si trova al sesto, settimo piano senza ascensore.
Per acquistare casa, i prezzi si aggirano spesso attorno agli 8, 9 mila euro al metro quadro: così, per un monolocale di 15 metri quadri è necessario indebitarsi con la banca (a patto di riuscire ad avere un mutuo) per una cifra che sfiora i 300 mila euro.
NO ALLA RIQUALIFICAZIONE. Ma di riqualificare l'esistente non si parla nemmeno: il futuro di Parigi è in quelle new town che divorano il territorio e circondano di autostrade, nuove metropolitane e centri commerciali i pochi «villaggi gallici» che ancora resistono.

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