Maltempo Trevigiano 140803105509
LE CIFRE 3 Agosto Ago 2014 1516 03 agosto 2014

Maltempo, dissesto idrogeologico: 82% dei comuni italiani in pericolo

Il Corpo forestale: «Tra le principali cause degrado, scarsa manutenzione e abusivismo».

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Refrontolo (Treviso): soccorritori cercano persone in un'auto trascinata nel torrente.

La bomba d’acqua nel Trevigiano e l'allagamento di Senigallia sono solo gli ultimi due casi di tragedie causate dalla natura ma in cui l’uomo ha fatto la sua parte: negligenze, allarmi inascoltati e a volte sottostima dei pericoli idrogeologici negli ultimi anni hanno stretto molti paesi e città italiani nella morsa del maltempo.
6 MILIONI DI ITALIANI A RISCHIO. Secondo un rapporto, pubblicato giusto di recente, del Corpo forestale dello Stato sarebbe ben l’82% del totale dei comuni italiani (oltre 6.600) a essere in zone a elevato rischio idrogeologico, quasi il 10% della superficie dell’Italia. Quindi, secondo questi dati, quasi sei milioni di abitanti vivono in zone di potenziale pericolo.
POCA MANUTENZIONE. Per la Forestale negli ultimi 10 anni il numero di comuni a rischio è aumentato esponenzialmente, soprattutto al Sud, e tra le cause che condizionano il pericolo meteo-idrogeologico e idraulico vi spicca l’azione dell’uomo: degrado del suolo, cementificazione, abusivismo, deforestazione, incendi. Ma la prima causa in assoluto è la «la mancanza di una seria manutenzione ordinaria che è sempre più affidata ad interventi 'urgenti', spesso emergenziali, e non ad una organica politica di prevenzione».
CALABRIA, MOLISE, BASILICATA, UMBRIA LE PIÙ A RISCHIO. In una infausta classifica delle regioni a maggior rischio idrogeologico troviamo in cima Calabria, Molise, Basilicata, l’Umbria, la Valle d’Aosta e la provincia di Trento, zone nelle quali sarebbe il 100% di comuni a essere esposto a pericolo. Poi Marche e Liguria al 99%; Lazio, Toscana al 98%; Abruzzo (96%), Emilia-Romagna (95%), Campania e Friuli Venezia Giulia al 92%, Piemonte (87%), Sardegna (81%), Puglia (78%), Sicilia (71%), Lombardia (60%), provincia di Bolzano (59%), Veneto (56%). Nel 2013, la popolazione che viveva nelle aree di rischio era più numerosa nel nord est (1.629.473 cittadini), seguito dal sud (1.623.947), dal nord ovest (1.276.961), dal centro (1.081.596) e dalle isole (90.794).
3,5 MILIARDI ALL'ANNO PER I DANNI. Secondo Legambiente dal 1994 al 2014 gli eventi naturali (nei quali sono inseriti anche i terremoti) hanno causato al Paese danni da 242,5 miliardi di euro, pari a circa 3,5 miliardi l’anno. Ma non è finita qui: secondo un rapporto Ance-Cresme una scuola italiana su dieci è a rischio per eventi legati al clima, per un totale di 6.400 edifici scolastici sui più di 64 mila nel Paese. Stesso discorso per le strutture sanitarie, con 550 costruzioni in pericolo di frane e allagamenti. Ma non siamo sicuri neanche nei luoghi di lavoro: sono 46 mila le industrie che si trovano in territori a rischio idrogeologico e se contiamo anche gli uffici, i negozi e le altre attività saliamo a 460 mila.
FRANE E ALLUVIONI IN AUMENTO. Anche secondo i dati raccolti in #dissestoitalia, la prima grande inchiesta multimediale sul dissesto idrogeologico, frane e alluvioni in Italia continuano ad aumentare: da poco più di 100 eventi l'anno tra il 2002 e il 2006 siamo gradualmente arrivati ai 351 del 2013 e ai 110 solo nei primi venti giorni del 2014 (data dell'ultima rilevazione). Negli ultimi 12 anni hanno perso la vita 328 persone.
4 MILA MORTI DAL 1960. In Italia a causa delle frane e delle alluvioni, secondo la Coldiretti, sono morte oltre 4 mila persone dal 1960 ad oggi. Fra il 1960 e il 2012, tutte le venti regioni italiane hanno subito eventi fatali. Si tratta di 541 inondazioni in 388 comuni, che hanno causato 1.760 vittime (762 deceduti, 67 dispersi, 931 feriti), e 812 frane in 536 Comuni con 5.368 morti (3.413 deceduti compresi i 1.917 dell'evento del Vajont del 1963, 14 dispersi, 1.941 feriti).

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