ALLUVIONE 3 Agosto Ago 2014 2257 03 agosto 2014

Maltempo nel Trevigiano, il torrente Lierza travolge festa di paese: quattro morti

Tragedia a Refrontolo. Aperta un'inchiesta.

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Una sagra paesana trasformata in un «piccolo Vajont». Sono morti in quattro a Refrontolo nel Trevigiano. Una 'bomba d'acqua' o meglio un'alluvione lampo come la chiamano gli esperti, ha spazzato via la sagra del paese dove c'erano un centinaio di persone. Il bilancio finale è pari a un Vajont in sedicesimo: quattro morti e otto feriti. Sei sono stati già dimessi, due restano ricoverati in rianimazione a Treviso, dopo essere stati operati per gravi traumi. Il torrente Lierza, che scorre accanto all'antico 'Molinetto della Croda' è stato ingrossato dalla pioggia incessante caduta sulle colline del Prosecco. L'enorme flusso ha fatto allargare il letto del torrente da sei a 60 metri e poi si è scaricato all'improvviso sulla forra del mulino: ne è scaturita un'onda di acqua e fango alta tre metri che è piombata sul tendone e sugli stand della sagra.
UN MURO D'ACQUA DI TRE METRI. «Prima un botto su a monte, poi l'acqua che entra violenta sotto il tendone, infine è arrivata l'onda. Ho pensato: è la fine», ha raccontato Valter Lorenzon, vigile urbano di Refrontolo, uno di quelli che l'ha scampata. Dice di dover ringraziare un amico: «è nato nella zona del Molinetto, conosce benissimo questo posto. Per tutta la serata era nervoso, io non capivo. Non riusciva a mangiare, non voleva neppure bere un bicchiere di vino». «Pioveva da un'ora e mezza» ha spiegato il vigile, «e continuava a pensare al temporale. Poi mi ha fatto: 'se parte il mulino moriamo tutti». Aveva capito e ha anticipato la tragedia. Quando l'acqua ha travolto il tendone, «non si vedeva più nulla, bisognava solo correre, salire a monte, cercare di sfuggire al muro di tre metri d'acqua. Fango, sassi e rami, nel frastuono, travolgevano tutti e tutto».

Aggrappati agli alberi per resistere alla cascata d'acqua

Inizialmente era stata avanzata anche la tesi di un 'tappo' di materiali, piante e rotoballe di fieno che avrebbe creato a monte una strozzatura del Lierza. Ma questa ricostruzione è stata esclusa dal genio civile di Treviso. Quando la cascata d'acqua ha invaso la festa, la gente in preda al panico ha iniziato ad aggrapparsi ai supporti della tensostruttura, che intanto si piegava come fil di ferro.
Qualcuno ha provato ad aggrapparsi alle auto, ma anche queste, accerchiate dal torrente, sono state trascinate a valle, infine non sono rimasti che gli alberi, dove in tanti si sono salvati. Ma quattro non ce l'hanno fatta.
CORPI DISTANTI CENTINAIA DI METRI. I corpi di alcuni sono stati trovati a centinaia di metri di distanza, una delle vittime senza nemmeno un brandello dei vestiti. Nelle prime ore del mattino i sommozzatori dei vigili del fuoco, giunti a Refrontolo con carabinieri, protezione civile, soccorso alpino e forestale, hanno terminato l'esplorazione del torrente e delle macchine sommerse, escludendo altre vittime. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, informato della tragedia, ha espresso «solidarietà alla comunità locale e la commossa partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime, con l'augurio di pronta guarigione ai feriti». Il capo dello Stato ha inoltre ringraziato «quanti si sono impegnati nelle difficili operazioni di soccorso».

  • La piena del Lierza a febbraio 2014 (You Tube).

Alluvione lampo, ma c'è chi accusa lo sfruttamento intensivo del terreno

L'allarme è scattato subito, ma la zona impervia - colline di 2-300 metri, servite da stradine strettissime - non ha aiutato la macchina dei soccorsi, che si è fatta largo tra macchine e alberi accatastati, colate di fango, frane continue. Alle prime luci del giorno la zona del 'Molinetto', dove si teneva la 'Festa dei Omini', sembrava quella di un territorio bombardato. Si chiamano 'flash flood', alluvioni lampo, hanno spiegato gli esperti del clima. Ma c'è già chi, guardando alle concause del disastro, accusa il dissesto geologico: il sistema di sfruttamento delle colline dell'Alta Marca, la mancata manutenzione e gli sbancamenti di terreno per far posto agli impianti del Prosecco.
IL GOVERNO: SBLOCCHIAMO 570 CANTIERI. Nella zona ci sono state contemporaneamente altre sette frane che hanno isolato case e agriturismo, aggiungendo lavoro ai pompieri. Una situazione sulla quale il Governo vuole imprimere una svolta. Così sul sito di Palazzo Chigi, dopo l'espressione di cordoglio al presidente della Regione, Zaia, per le vittime dell'alluvione, l'esecutivo ha annunciato di aver «voltato pagina». Basta inseguire e fare i 'notai' delle emergenze» è stato sottolineato, «adesso investiamo in opere di difesa, prevenzione e sicurezza. Al via anche i 570 cantieri anti-dissesto». «Quanto accaduto nel trevigiano» ha precisato Palazzo Chigi, «è solo l'ultimo dei numerosi campanelli d'allarme che in questo inizio estate ha visto vittime e danni causati da un clima caratterizzato da fenomeni meteorologici un tempo definiti estremi e purtroppo ormai ordinari». Ma l'opposizione ha ricordato che un allarme per la stessa zona. una delle più fragili dal punto di vista del terreno, era stato dato anche a febbraio. E ha chiesto al ministro dell'Ambiente di venire a riferire in parlamento.

Zaia annuncia lo stato di calamità e sbotta contro il turismo della tragedia

Tra i primi a giungere nella zona alluvionata, dove dalla notte era già presente il sindaco di Refrontolo, Loredana Colledel, il governatore veneto Luca Zaia, che poi ha sorvolato in elicottero l'area per una prima stima dei danni. Zaia ha annunciato che chiederà «subito lo stato di calamità per tutta la zona colpita. Questo è un lutto Veneto e per l'Italia». Il presidente se l'è anche presa con i «curiosi» giunti a frotte nell'area della tragedia: «Andatevene!», è sbottato Zaia, «Qui ci sono dei morti e state intralciando il lavoro di chi sta mettendo in sicurezza il territorio».
QUATTRO FAMIGLIE IN LUTTO. Resta lo strazio delle famiglie delle quattro vittime: Luciano Stella, 50 anni, un gommista di Pieve di Soligo; Fabrizio Bortolin, 48 anni, di Santa Lucia di Piave, da poco diventato papà; Giannino Breda, un falegname 67enne in pensione, di Falzè di Piave, e Maurizio Lot, operaio di 52 anni, collaboratore della Pro Loco di Refrontolo. La procura di Treviso ha aperto un'inchiesta per accertate eventuali responsabilità, anche se la festa, ha precisato il sindaco Colledel, era «assolutamente privata».

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