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INDAGINE 4 Agosto Ago 2014 1851 04 agosto 2014

Camorra, Iovine: «Luigi Cesaro era in contatto con i clan»

Deputato di Forza Italia in attesa di arresto.

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Luigi Cesaro, detto «Giggino ‘a polpetta».

Anche il boss pentito del clan dei Casalesi Antonio Iovine ha riferito alla Dda di Napoli i presunti rapporti con i clan della camorra da parte di Luigi Cesaro, il deputato di Forza Italia ed ex presidente della Provincia di Napoli per il quale è stato chiesto l' arresto alla Camera con l'accusa di concorso esterno e turbativa d'asta.
INCHIESTA DELLA DDA DI NAPOLI. I presunti rapporti con la camorra di Cesaro sono al centro di un interrogatorio, avvenuto il 28 luglio scorso, che Iovine ha reso al pm della Dda di Napoli Cesare Sirignano. Il verbale è agli atti del Tribunale del Riesame che deve pronunciarsi sulla richiesta di revoca dell'ordinanza di custodia avanzata dai legali del parlamentare.
«CESARO VOLEVA FARE AFFARI». Iovine, interrogato nel carcere de L'Aquila ha affermato che «di Luigi Cesaro avevo già sentito parlare nel corso di una riunione tra me, Michele Zagaria e Nicola Panaro nel 2005 o 2006 a Casapesenna, in un'abitazione nella disponibilità di Zagaria». Era una riunione come tutte le altre, chiarisce 'o Ninno, nel corso della quale però Panaro riferì che «il politico Cesaro aveva interessi nella realizzazione di un affare ad Aversa indicato come Texas».
«FITTI RAPPORTI TRA IL DEPUTATO E LA CAMORRA». Panaro, secondo il pentito, chiese al gruppo se fosse possibile avvicinarlo: «Ricordo che Zagaria Michele, per nulla meravigliato dell'informazione, si assunse l'impegno di avvicinare Cesaro e di aggiornarsi sull'affare». Dopo avere sottolineato che Zagaria aveva «ottimi rapporti» con i clan di Sant'Antimo, il Comune di cui il parlamentare è originario, Iovine ha spiegato che Cesaro era in contatto, in particolare, con il capozona di Aversa Corrado De Luca, il quale parlava di lui come «una persona che senza alcuna difficoltà sarebbe stata avvicinata».
«CESARO FACILE DA AVVICINARE». «Per fare un esempio chiarificatore» mette a verbale il boss pentito «dico che lo stesso avrei fatto io se qualcuno mi avesse chiesto di avvicinare Nicola Cosentino. In quel caso, infatti, al mio interlocutore avrei immediatamente risposto che avremmo potuto facilmente rivolgerci al fratello Giovanni».

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