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LA STORIA 4 Agosto Ago 2014 2141 04 agosto 2014

Usa, addio all'uomo che salvò il presidente Kennedy in guerra

Eroni Kumana, 93 anni delle Isole Salomone.

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Le Isole Salomone, nel Pacifico, dicono addio all'uomo divenuto famoso per aver salvato la vita a John Fitzgerald Kennedy durante la Seconda Guerra Mondiale. L'isolano, di nome Eroni Kumana, è morto il 2 agosto a 93 anni nella sua casa, e ora per ricordarlo sono in programma un grande funerale e tributi in tutto il Paese.
A confermare ai media il decesso di Kumana è stato il suo amico americano Danny Kennedy, che dagli anni Ottanta gestisce un negozio per sub a Gizo, non lontano a dove Jfk e i suoi uomini furono tratti in salvo.
AFFONDATO DAI GIAPPONESI. Il primo agosto del 1943 Kumana stava navigando nelle acque delle Isole Salomone, nei pressi di Gizo, con il suo amico Biuku Gasa, morto nel 2005, quando si imbatterono nell'allora tenente John Kennedy e in altri marinai Usa. Kennedy e i suoi uomini avevano raggiunto a nuoto l'isola di Osalana dopo lo scontro fra la loro imbarcazione e un cacciatorpediniere giapponese.
SALVO PER IL CORAGGIO DEI DUE INDIGENI. Il futuro presidente incise un messaggio nel guscio di una noce di cocco e i due isolani attraversarono le acque pattugliate dai Giapponesi per consegnare il messaggio alla vicina base alleata. Kennedy e i suoi uomini riuscirono così a salvarsi grazie al grande coraggio di Kumana e Gasa, che misero a repentaglio la propria vita per aiutarli.
INVITATI ALL’INSEDIAMENTO NEL 1961. In segno di riconoscimento, i due isolani furono invitati alla cerimonia di insediamento alla Casa Bianca di Jfk, nel 1961, ma un funzionario coloniale britannico decise che il loro inglese non era sufficientemente buono e impedì loro di lasciare la capitale dell'allora colonia di Honiara.
Danny Kennedy ha raccontato che «lo stesso presidente affermò nei suoi diari di essere profondamente addolorato per il fatto che i due uomini che lo avevano aiutato non erano presenti».
«RICORDATO DA TUTTI PER QUEL GESTO». L'amico di Kumana ha poi spiegato che l'uomo è rimasto di buonumore fino alla fine. «Sino a poche settimane fa era ancora agile, rideva, era molto vivace», ha detto Kennedy, il quale lo metteva in contatto con turisti americani e giornalisti che volevano incontrarlo. «Era una di quelle persone che ti fanno sentire bene» ha continuato «Aveva un'incredibile energia». Per Kennedy, «tante cose si perdono nel tempo, ma ogni volta che c'era una grande manifestazione pubblica nel Paese, Eroni era invitato. Era molto orgoglioso del suo ruolo nel salvataggio di Jfk e apprezzava il fatto di essere ricordato».

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