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MEDIO ORIENTE 6 Agosto Ago 2014 2300 06 agosto 2014

Gaza, Hamas nega intese su estensione tregua

Al Cairo si tratta. Kerry: «Si lavori per la pace».

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Gaza City, quel che resta dopo i bombardamenti.

Niente accordo per il prolungamento della tregua nella Striscia di Gaza. Ynet online citando un tweet del numero due di Hamas basato al Cairo, Moussa Abu Marzuk, ha smentito il raggiungimento di un'intesa per prolungare il cessate il fuoco, notizia che era stata data dai media israeliani che avevano riferito di sostanziali passi avanti tra le delegazioni israeliana e palestinese al Cairo.
L'AUGURIO DI KERRY: «SI TRATTI PER UNA PACE DURATURA». Durante la giornata di mercoledì 6 agosto il segretario di stato Usa John Kerry si è augurato che il tavolo in Egitto possa servire «non solo per discutere di una tregua duratura, ma anche delle questioni cruciali a lungo termine, sul modo come ottenere la pace», riproponendo quindi la «soluzione dei due Stati».
A Gaza, dove la tregua di 72 ore resta in piedi, non si combatte più dal 4 agosto. E segni distensivi sono giunti da Israele.
Pur restando in forze a presidiare lungo la Striscia, l'esercito israeliano ha congedato il 7 agosto 30 mila riservisti su circa 80 mila unità complessive. Inoltre, il Fronte del comando interno ha cancellato le misure di emergenza nel Paese e l'esercito ha detto agli abitanti delle comunita' intorno alla Striscia che possono tornare alle loro case.
GAZA PROVE DI NORMALITÀ. A Gaza, in una emergenza umanitaria fortissima, ci sono prove di normalità di vita dopo quasi 30 giorni di conflitto e le grandi devastazioni patite (fonti palestinesi hanno riferito di circa 10.000 case distrutte durante i combattimenti e altre 30.000 danneggiate). In questi scenari di dopoguerra, il confronto sembra ora essersi spostato sul piano della legalita' internazionale.
NETANYAHU: «OPERAZIONE PROPORZIONATA ALLA MINACCIA». Parlando nella serata del 7 agosto con la stampa estera, il premier Benyamin Netanyahu ha detto che l'operazione a Gaza è stata «proporzionata» alla minaccia.
BAN KI MOON: «LA BANDIERA ONU VA RISPETTATA». Da New York il segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki moon nel corso dell'Assemblea generale sulla Striscia (nel corso della quale è stato confermato il bilancio di 1350 morti a Gaza, di cui oltre 400 bambini) ha detto che «la bandiera dell'Onu deve essere rispettata, le strutture Onu devono essere zone sicure, non di combattimento». Ed ha chiesto - insieme al capo dell'Unrwa, Pierre Krahenbuhel - un'indagine rapida sugli attacchi portati alle scuole Onu a Gaza. L'ambasciatore israeliano Ron Prosor ha obiettato che «la comunita' internazionale ha perso la sua strada: questa istituzione è stata fondata per il rispetto della verità, della giustizia e della chiarezza, ma non è piu' così».
L'esercito israeliano ha oggi diffuso dati secondo i quali dei 3.356 razzi lanciati da Gaza verso Israele 597 sono stati sparati da strutture civili e di questi circa 260 da scuole.
AL CAIRO DISCUSSIONI SULLA PROPOSTA EGIZIANA. Ma - nella guerra delle cifre e delle responsabilità - e' al Cairo che si gioca la partita vera e i temi portanti del confronto sono già noti: dalla smilitarizzazione della Striscia, alla rimozione del blocco, al problema dei valichi soprattutto quello di Rafah con l'Egitto. Secondo gli analisti dei media israeliani, il fatto che non si discuta più sulla mediazione del Qatar e della Turchia (più vicini ad Hamas) bensi «sulla proposta egiziana» è già un buon segno.
ABU MAZEN RIVALUTATO NEI SONDAGGI IN PALESTINA. Così come, la rivalutazione del ruolo del presidente palestinese Abu Mazen (in un sondaggio del quotidiano Haaretz, la maggioranza lo vede come un partner) che - secondo alcuni commentatori - potrebbe avere insieme all'Egitto il controllo del valico di Rafah in modo da impedire l'ingresso di armi e di cemento per i tunnel. Ora si tratta di trovare l'accordo definitivo.

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