Ucraina Odessa 140805153614
DENTRO AL CONFLITTO 6 Agosto Ago 2014 1420 06 agosto 2014

Odessa, l'ultima frontiera dell'odio anti-Ucraina

Nella regione cresce l'onda separatista contro Kiev.

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da Kiev

Un sondato ucraino presidia un posto di blocco.

Sono passati poco più di tre mesi da quando a Odessa è andata a fuoco la Casa dei sindacati. Il 2 maggio 42 persone sono morte nel rogo al Campo di Kulikovo, a due passi dalla stazione centrale. Ben sei inchieste diverse non sono ancora riuscite a stabilire ufficialmente che cosa sia successo e il caos investigativo è stato denunciato nell’ultimo rapporto delle Nazioni unite sui diritti umani in Ucraina pubblicato a luglio.
SCONTRI IN DIRETTA. L’edificio in cui si erano rifugiati manifestanti filorussi, dopo gli scontri in centro città in cui erano stati uccisi a pistolettate sei filogovernativi, era stato bersagliato di molotov.
Scene da guerra civile andate in diretta streaming in tutto il mondo. Esattamente come quelle di qualche giorno dopo, in cui una folla inferocita aveva costretto la polizia locale a liberare i primi arrestati di parte filorussa.
VITTIME DISCRIMINATE. La realtà, in attesa che le indagini producano qualche risultato concreto, è che le autorità cittadine, regionali e centrali, dalle sponde del Mar Nero sino a Kiev, hanno riservato alle vittime filorusse di Odessa un trattamento ben diverso rispetto a quelle di Maidan.
NIENTE FIORI A ODESSA. Questione di colore politico: gli eroi della capitale finiti sotto i cecchini di Viktor Yanukovich hanno meritato pure i monumenti, quelli di Odessa non hanno diritto nemmeno a due righe di ricordo e una fotografia.
Persino al ministro degli esteri tedesco Frank Walter Steinmeier è stato impedito di deporre una corona di fiori: storia di un paio di mesi fa, ma ancora impressa nella memoria di chi si sente indesiderato a casa propria.

La quiete nel Sud Ovest dell'Ucraina dopo le tensioni in primavera

Un cittadino di Odessa durante una manifestazione in città.

È questa la spaccatura che si percepisce e che viene raccontata a Odessa, metropoli ucraina aperta e tollerante, dove però l’estremismo ha provocato ferite che saranno difficili da rimarginare.
La strage dimenticata è senza colpevoli e i fronti che in primavera erano esplosi ora rimangono quieti, in attesa della prossima fiammata.
DONBASS A RISCHIO. Le manifestazioni commemorative programmate per il weekend del 2 e 3 agosto, ufficialmente vietate per ragioni di sicurezza, si sono risolte solo con qualche schermaglia, con la polizia prima impegnata a tenere a bada poche decine di filorussi, poi a placare un manipolo di nazionalisti che ha interrotto il concerto di Ani Lorak, starlette ucraina colpevole di aver cantato in Crimea a e Mosca.
La tragedia di maggio è stata unica, ma c’è chi teme che altre ne vengano, se l’onda separatista nel Donbass tracimerà anche verso Sud Ovest.
LA REGIONE È INSTABILE. Al momento, dato che nelle ultime settimane i ribelli filorussi hanno costantemente perso terreno, lamentando il mancato appoggio della Russia, sembra però che questo non sia il caso e la regione di Odessa rimarrà indenne, almeno per quanto riguarda un conflitto armato. Ma divisioni e differenze covano sottotraccia nella torrida estate e la cornice sul Mar Nero non è certo stabile: la Crimea è vicina, non solo dal punto di vista geografico, e a un paio di centinaia di chilometri c’è la Transnistria, buco nero d’Europa da oltre 20 anni e dove Mosca staziona con un proprio contingente militare.
POTERE AGLI ANTI-KIEV. Solo due mesi fa il governo di Kiev aveva definito la regione di Odessa a rischio separatismo e da allora le cose non sono certo cambiate. Alla fine di maggio è stato eletto il nuovo sindaco, Gennady Trukhanov, eletto nel 2012 deputato alla Rada nel Partito delle regioni di Yanukovich, mentre per il ruolo di governatore è stato nominato Igor Palitsa, oligarca vicino a Igor Kolomoisky, il rivale principale del presidente Petro Poroshenko per il controllo fattuale del Paese.
CONVIVENZA PACIFICA. La battaglia tra i poteri forti si gioca ovunque e tende a destabilizzare più che a rafforzare gli oblast traballanti.
Odessa, nonostante tutto, rimane comunque il simbolo dell’Ucraina multietnica e multireligiosa capace di convivere pacificamente.
Resta da vedere se sarà sempre così: la strage al Campo di Kulikovo e gli scossoni tra Kiev e il Donbass ne hanno, infatti, minato il ruolo esemplare.

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