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GUERRA 8 Agosto Ago 2014 0609 08 agosto 2014

Iraq, Obama autorizza i raid Usa

Caccia e aiuti umanitari da Washington.

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L'Iraq torna fronte bellico. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha infatti annunciato di avere dato il via libera ad attacchi aerei mirati contro le milizie jihadiste dell'Isis, che controllano diverse aeree del Paese e, contestualmente, di avere lanciato una campagna di sostegno umanitario alle minoranze perseguitate dagli islamisti. Obama, in particolare, ha sottolineato la necessità di difendere i cristiani e gli adepti dello yazidismo, un culto sincretico diffuso soprattutto nella regione di Mosul. 'Quando abbiamo la possibilità unica di evitare un massacro - ha aggiunto il presidente Obama - gli Stati Uniti non possono chiudere gli occhi. Noi dobbiamo agire, con attenzione e responsabilità, per prevenire un potenziale genocidio'.

Centomila cristiani in fuga. Un Paese ostaggio dell'estremismo islamico. L'Iraq è tornato in guerra. Con gli Usa che hanno già iniziato a bombardare alcune postazioni dell'Isis con due caccia Fa 18.
Dopo il via libera ai raid aerei contro i miliziani jihadisti deciso dal presidente statunitense, Barack Obama - la Casa Bianca in diretta tivù ha autorizzato anche il lancio di aiuti umanitari alle popolazioni in fuga - Washington non ha quindi perso tempo per frenare l'ascesa dell'Isis.
COLPITE LE POSTAZIONI. A svelare l'intervento degli Usa è stato il portavoce del Pentagono, John Kirby. Che ha spiegato come i bombardamenti degli Fa 18, che hanno sganciato due bombe da 500 pound l'una (oltre 226 chilogrammi), hanno avuto come obiettivo le postazioni dell'artiglieria dell'esercito dell'Isis contro le forze curde che stanno difendendo Erbil. Un'area - ha aggiunto - vicino alla quale si trova del personale americano.

Quindi Kirby ha spiegato che gli Usa hanno intenzione di «agire contro l'Isis ogni volta che il personale e gli impianti americani saranno minacciati». Nel frattempo la Federal aviation administration (Faa) ha deciso di bloccare tutti i voli commerciali americani sopra il Paese, vista la situazione «potenzialmente» pericolosa.

«EVITARE UN GENOCIDIO». Che l'intervento Usa fosse imminente, d'altra parte, era chiaro. Obama, spiegando alla nazione la decisione di effettuare i raid aveva parlato della volontà di «colpire i terroristi islamici per proteggere il personale americano in Iraq ed evitare un potenziale genocidio».
«Non potevamo chiudere gli occhi», è stata la tesi del presidente americano che aveva ribadito come i bombardamenti sarebbero stati «mirati», escludendo l'invio di soldati sul territorio iracheno.
«Non permetteremo che gli Usa siano trascinati in un'altra guerra in Iraq», aveva messo in chiaro Obama.
SODDISFAZIONE DI BAGHDAD. Babaker Zebari, il comandante dell'esercito iracheno, s'è detto fiducioso che i raid americani contro le postazioni dell'Isis nel Nord del Paese possano consentire alle forze federali di Baghdad e agli alleati curdi di riprendere rapidamente il controllo di una larga parte del territorio attualmente nelle mani dei jihadisti.

Cameron pronto a inviare aiuti umanitari alla popolazione

Un caccia Usa sul ponte di una portaerei.

La decisione Usa di procedere con l'offensiva contro gli estremisti islamici ha ottenuto il plauso del premier britannico David Cameron (che ha comunque negato un intervento militare inglese).
Londra, da quanto spiegato dal ministrio della Difesa Michael Fallon, ha deciso di lanciare invece aiuti alimentari con aerei della Raf sulle comunità in Iraq assediate dall'Isis, a partire dai prossimi giorni.
Fallon, a seguito di una riunione d'emergenza, ha inoltre sottolineato che la Gran Bretagna è pronta a offrire «assistenza tecnica» agli Usa «in termini di rifornimento e sorveglianza». Londra ha poi stanziato 8 milioni di sterline (10 milioni di euro) per il pacchetto di emergenza.
PARIGI FA APPELLO ALL'UE. Pure la Francia s'è detta «pronta a prendere parte alla lotta in difesa dei civili perseguitati dai jihadisti», come ha fatto sapere l'Eliseo. Inoltre il presidente francese François Hollande ha detto di aver accolto «con favore la decisione importante» di Obama di «autorizzare raid aerei» contro l'Isis.
Parigi ha anche precisato di voler «esaminare con gli Usa e gli altri partner le azioni che potranno essere attuate per apportare in modo congiunto tutto il sostegno necessario a mettere fine alle sofferenze delle popolazioni civili».
Hollande ha poi lanciato un appello all'Unione europea «a svolgere rapidamente un ruolo attivo in questo sforzo comune e a mettere a disposizione tutti i mezzi di assistenza possibile in risposta a questa situazione catastrofica».

Caccia Usa sulla portaerei Uss George H.W. Bush in navigazione nel Golfo Persico (©Ansa).

ROMA SOSTIENE OBAMA. Anche l'Italia ha fatto sentire la sua voce con il ministro degli Esteri Federica Mogherini, che, oltre a «condividere la scelta» americana, ha sottolineato come sia necessario «proteggere i civili iracheni e in particolare cristiani e yazidi perseguitati da Isis e sostenere lo sforzo delle milizie curde Peshmerga per fermare l'avanzata degli estremisti».
La Farnesina ha poi reso noto che la candidata del governo di Matteo Renzi a ricoprire il ruolo di Alto commissario per la politica estera dell'Ue ha fissato un colloquio telefonico con il presidente curdo Massoud Barzani.
IN VOLO I CACCIA TURCHI. L'Iraq, però, non è finito nelle mire solo di Washington. Dalla serata di giovedì 7 agosto, secondo i media di Ankara, i caccia turchi sorvolano il Nord del Paese per sorvegliare i movimenti dei miliziani jihadisti che hanno attaccato diversi centri urbani vicino alla regione autonoma curda, provocando la fuga di decine di migliaia di civili.
Nonostante le forze armate turchie non abbiano confermato le operazioni, Sabah ha parlato di otto F16 decollati dalla base aerea di Diyarbakir, la 'capitale' del Kurdistan turco, per una missione di monitorggio.
VIA LIBERA DA ERDOGAN. La decisione di schierare i caccia, da quanto si è appreso, è stata presa a seguito di due riunioni.
Agli incontri, il primo presieduto dal ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, il secondo dal premier Recep Tayyip Erdogan, hanno partecipato i vertici militari e dei servizi segreti turchi.
Le autorità di Ankara avrebbero inoltre discusso, secondo la ricostruzione della televisione Taraf, di una possibile richiesta Usa di potere usare basi militari in Turchia per eventuali raid contro i miliziani dell'Isis.

Svolto anche missioni umanitarie in sostegno della popolazione

Un F18 a bordo della portaerei Uss George H.W. Bush nel Golfo Persico.

In Iraq, però, Washington, non ha condotto solo attaccchi militari. La prima azione Usa nel Paese ha anche avuto uno scopo umanitario, ovvero quello di aiutare la popolazione, soprattutto le minoranze, in fuga sulle montagne del Sinjar dopo l'offensiva dell'Isis nella regione di Ninive.
In pratica si tratta di un ponte aereo per rifornire almeno 8 mila persone di cibo, acqua e medicinali.
OPERAZIONE «AIRDROP». Fonti dell'amministrazione Obama - a conti fatti è il quatro presidenre a ordinare un'offensiva militare nel Paese - hanno raccontato lo svolgimento della cosiddetta operazione di «Airdrop»: i rifornimenti sono stati condotti con velivoli cargo - un C-17 e due C-130 - in sorvoli di 15 minuti, scortati da due caccia F18.
Gli aerei sono stati alle direttive dell'Us Central Command, e le operazioni sono state coordinate con le forze statunitensi in Iraq, senza alcun sostegno da terra.

Il presidente Usa Barack Obama in riunione nella Situation room (©Ansa).

MONITORAGGIO DELL'AREA. Inoltre, tali operazioni hanno avuto anche una funzione di ricognizione, raccogliendo informazioni utili per preparare i raid aerei sulle postazioni militari dell'esercito dei militanti jihadisti.
I funzionari Usa hanno affermato come tutte le azioni intraprese in Iraq, dal lancio di aiuti umanitari egli attacchi aerei, sono in linea con i dettami del diritto internazionale, poiché la richiesta di intervenire è giunta a Washington da parte del governo di Baghdad.
TUTELARE GLI AMERICANI. Mentre per quanto riguarda le leggi nazionali, è stato precisato che il presidente Obama in qualità di Commander in chief, il capo delle forze armate, ha l'autorità di portare avanti operazioni umanitarie e attacchi aerei mirati in virtù della Costituzione Usa. Secondo la Carta tali azioni sono coerenti con la responsabilità di proteggere i cittadini statunitensi e di favorire gli interessi nazionali di sicurezza e di politica estera.

Il Commander in chief degli Usa nello Studio Ovale della Casa Bianca (©Ansa).

SUL CAMPO 300 CONSIGLIERI. Washington, infatti, ha mandato a giugno 300 «consiglieri militari», uomini dei corpi speciali incaricati non di combattere, ma di monitorare e valutare la situazione sul terreno, in parte sfuggita ai servizi di intelligence.
Ora la Casa Bianca è tornata a fare i conti con l'incubo di ritrovarsi di nuovo impantanati nelle sabbie mobili, eventualità che toglie il sonno a Obama che nelle prossime ore dovrebbe partire con la famiglia per le vacanze estive sull'isola di Martha's Vineyard. Una partenza che, vista la situazione, potrebbe essere rinviata, o addirittura saltare: il presidente sa che a questo punto la situazione può precipitare in ogni momento.

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