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PRESUNTO KILLER 8 Agosto Ago 2014 1725 08 agosto 2014

Omicidio Yara, la moglie di Bossetti: «Non è stato mio marito»

Memoriale a 'Gente': «Lui piange. Io so che quella sera era con me».

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Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti, intervistata da Gente.

Ha rotto il silenzio Marita Comi, 40 anni il 29 agosto, moglie di Massimo Bossetti, l'uomo in carcere con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio.
«Da quando è rinchiuso l'ho incontrato sei volte. Ci guardiamo, lui piange spesso, dice che gli manca tutto e si chiede perché», ha dichiarato a Gente, in edicola dal 9 agosto, in un memoriale in cui ha raccontato la sua vita familiare.
«C'ERANO CARABINIERI OVUNQUE». Marita si è detta certa, anche a dispetto dei risultati del Dna, che «non è stato mio marito a uccidere Yara».
La signora Bossetti ha ricordato così il giorno in cui lo hanno arrestato: «Mi sono entrati in casa all'improvviso, erano almeno 20 carabinieri, erano sulle scale, in cucina, ovunque. Non capivo, loro parlavano, io pensavo solo a mandare via i bambini», cioè i loro tre figli.
«MAI PARLATO AI FIGLI DI CARCERE». E ancora: «In casa quella parola, 'assassino', non l'abbiamo mai pronunciata. Così come quell'altra parola, carcere. Se i ragazzi chiedono: il papà dove sta? Sta con i carabinieri, rispondiamo. Perché è coinvolto nella storia di Yara, basta».
«È BONACCIONE E UN BUON PADRE». Marita si è scagliata contro le ricostruzioni sulla personalità di suo marito fatte da giornali e tivù: «Sono state scritte tante illazioni e bugie, lui è un bonaccione. Hanno detto che quel pizzetto biondo gli dà una faccia da vizioso. Ma quale vizioso! Lui è biondo così. Ha la faccia di uno che lavora duro, si fa i fatti suoi, ha una faccia da buon padre. Anche la storia delle lampade: ne avrà fatta qualcuna, che male c'è, ma non tutte quelle che raccontano».
«OGNI SERA È CON ME, DA SEMPRE». E sui fatti di quel 26 novembre 2010, quando è scomparsa Yara, Marita ha detto: «Se Yara fosse stata uccisa al mattino o al pomeriggio, forse non potrei giurare sull'innocenza di mio marito. Ma quella bambina è morta dopo le 19, forse dopo le 22. Massimo non poteva essere là fuori a uccidere, perché era a casa. Mi dicono: come fai a esserne certa? Perché ogni giorno per noi è identico all'altro, da sempre. Ecco perché posso sostenere: io so che non è lui, io gli credo. La banalità felice della nostra esistenza è il nostro alibi, la mia sicurezza».

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