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DRAMMA 9 Agosto Ago 2014 0941 09 agosto 2014

Potentino, uccide la famiglia e poi si toglie la vita

Spara alla moglie e ai due figli prima di suicidarsi.

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Ennesima strage tra le mura domestiche che è costata la vita a un'intera famiglia. Quattro persone sono morte a San Fele, un paese nella zona montana del Vulture (Potenza), in seguito a un omicidio-suicidio. Sabato 9 agosto Vito Tronnolone ha ucciso la moglie e i suoi due figli e poi si è tolto la vita nella loro abitazione, in località Difesa, alla periferia del Paese. Prima di suicidarsi, l'uomo ha telefonato alle sorelle, che vivono in Toscana e gestiscono un negozio di parrucchiere dicendo: «Ho ammazzato tutti e ora mi ammazzo io».
UNA SOFFERENZA FATALE. Tronnolone, pensionato di 65 anni, ha freddato la moglie, Maria Stella Puntillo di 57 anni, e i figli con una pistola calibro 38 regolarmente detenuta ritrovata dai carabinieri. Luca, di 32 anni, era disabile e Chiara, di 27. In un primo momento si era pensato che proprio la sofferenza legata alle condizioni del giovane sarebbe stata all'origine del tragico epilogo della vicenda familiare, ma gli inquirenti sembrano aver escluso questa ipotesi. La famiglia Tronnolone viveva in Toscana, a Lastra a Signa (Firenze), da oltre 30 anni. Erano a San Fele da una ventina di giorni per trascorrervi un periodo di vacanza.
PREOCCUPATO PER LA SUA SALUTE. Tra le cause del folle gesto, quella legata alle condizioni fisiche di Vito Tronnolone. L'uomo infatti, nella serata di venerdì 9, si era fatto visitare nell'ospedale San Giovanni di Dio di Melfi (Potenza). Pare che lamentasse di avere problemi di pressione che hanno portato gli investigatori a pensare che l'ex carrozziere in pensione temesse di non poter più occuparsi della famiglia e, in particolare, del figlio disabile. Il capofamiglia era apparso molto in ansia negli ultimi giorni ma nulla aveva fatto pensare a un simile gesto.
LA SORELLA DELL'ASSASSINO SOTTO CHOC. Sotto choc la nipote dell'assassino: «Siamo tutti sotto choc, che devo dire di più? Lasciateci in pace». Tra le lacrime una sorella di Maria Stella Puntillo, moglie di Tronnolone, che ha ricordato «quel povero innocente di Luca», il figlio disabile: «Per noi era sempre un bambino, non riusciamo a capire che cosa sia successo». Con la voce rotta dall'emozione, anche Donato Sperduto, il sindaco di San Fele (Potenza), ha commentato la tragedia: «Siamo tutti sconvolti».
I VICINI: «ERA TIMIDO E RISERVATO». «Era un uomo timido e riservato, non ha mai dato segni di squilibrio». I vicini di casa hanno ricordato così Vito Tronnolone, l'autore della strage, stentando a credere a quanto accaduto. «Era un uomo mite che non ha retto la pressione di avere un figlio disabile», ha detto un'amica di famiglia. «Non gli dava mai pace, la notte sentivamo le urla arrivare dalla casa. Nonostante questo, Vito non si lamentava mai, lo vedevamo sempre fuori al parco con il figlio Luca. Teneva dentro tutto il suo dolore, forse troppo e non ce l'ha fatta più».

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