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PAURA 10 Agosto Ago 2014 1205 10 agosto 2014

Iraq, yazidi in fuga dal massacro

Il papa: «No alla guerra in nome di Dio».

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Gli yazidi iracheni.

Sepolti vivi. In fosse comuni. In Iraq sarebbe in corso un massacro vero e proprio delle minoranze regliose. Il ministro per i Diritti Umani iracheno, Mohammed Shia al Sudani, ha accusato lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) di aver ucciso almeno 500 membri della comunità religiosa curdofona degli yazid, alcuni ammassandoli in fosse comuni e seppellendoli vivi. al Sudani ha dichiarato di avere le prove che si tratti di donne e bambini. Secondo il ministro infatti 300 donne sono state sequestrate e tenute in condizioni di schiavitù.L'offensiva degli islamisti dell'Isis nel Nord del Paese intanto sta costringendo all'esodo (pericolosissimo) migliaia di persone. I combattenti curdi hanno annunciato di aver aperto un primo corridoio di fuga. E 20 mila yazidi, intrappolati da giorni sui monti di Sinjar. sarebbero risuciti a fuggire il 10 agosto secondo quanto riportato dall'Afp.
PAPA: NO ALLA GUERRA NEL NOME DI DIO. La volontà da parte degli estremisti dell'Isis d'istituire un grande califfato a danno delle altre popolazioni ha suscitato la ferma reazione del papa: «Non si porta l'odio in nome di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio!».
Mentre il ministro degli Esteri Federica Mogherini rispondendo a una domanda su un possibile coinvolgimento militare italiano in Iraq ha annunciato di star «valutando una serie di altre iniziative in questi giorni che non riguarderanno probabilmente soltanto il ministero degli Esteri ma potranno riguardare anche quello della Difesa».
I CURDI CI CHIEDONO AIUTO MILITARE. «Sono misure che stiamo valutando insieme al ministero della Difesa e alla presidenza del Consiglio dei Ministri», ha proseguito Mogherini. «Sono stata a lungo al telefono con il presidente curdo Barzani l'altro ieri, che mi rappresentava la necessità di avere una forma di cooperazione non soltanto sul versante civile». È chiaro, ha aggiunto Mogherini, «che c'è bisogno di una mobilitazione internazionale». Devono essere «i ministri degli Esteri dell'Unione europea, non i livelli diplomatici, che pure sono bravissimi e ottimi, a prendersi le responsablità politiche» per le numerose crisi in atto «attorno ai confini dell'Europa», ha proseguito Mogherini, soprattutto, bisogna capire soprattutto «quali pressioni politiche, quali azioni comuni si possono fare insieme», ha aggiunto.

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Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius è volato a Baghdad e dalla capitale irachena ha lanciato un appello affinché venga formato un governo di unità per «condurre la battaglia contro il terrorismo». «È necessario che tutti gli iracheni sisentano rappresentati e possano condurre insieme la lotta contro il terrorismo», ha detto il ministro al termine di un breve incontro con il ministro degli Esteri iracheno ad interim, Hussein Chahristani.
Dopo la decisione di Barack Obama di bombardare l'Iraq con i droni per evitare «un genocidio», il 9 agosto il segretario di stato, John Kerry, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo russo, Sergei Lavrov e si sono detti d'accordo sulla necessità di sostenere le forze di sicurezza irachene e le forze curde contro l'Isis.
E il 10 agosto anche la Gran Bretagna ha cominciato a paracadutare i primi aiuti umanitari alle popolazioni in Iraq minacciate dall'avanzata dei jihadisti nel nord Iraq: lo ha detto oggi un portavoce del ministero dello Sviluppo internazionale confermando così le indiscrezioni pubblicate dalla Bbc online. Due aerei Hercules C130 sono partiti il 9 agosto dalla base di BrizeNorton (centro) con un carico di viveri oltre a tende da campeggio e filtri per l'acqua e lampade a energia solare. Ibeni sono stati paracadutati sul monte Sinjar, dove sono intrappolati migliaia di Yazidi, perseguitati in Iraq dai miliziani islamici che li ritengono miscredenti per la fede che professano.
LA TURCHIA SI TIRA FUORI. Il ministro della difesa turco Ismet Yilmaz ha invece escluso l'ipotesi di raid di Ankara contro gli jihadisti dello Stato Islamico (Isis). Secondo la stampa turca Yilmaz ha inoltre indicato che la Turchia per ora non ha offerto un appoggio logistico agli Usa. Yilmaz ha ricordato che l'Isis ha preso in ostaggio in giugno 49 diplomatici e loro familiari nel consolato generale turco di Mossul. «Non possiamo agire altrimenti» ha precisato. Per noi la sorte degli ostaggi «è più importante di tutto il resto» ha affermato il vicepresidente del partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan Mehmet Ali Sahin.

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