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GUERRA 11 Agosto Ago 2014 2046 11 agosto 2014

Gaza, la tregua regge ma le trattative sono arenate

Israele e Palestina distanti al Cairo.

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Un ragazzo palestinese di fronte a una casa distrutta.

Quasi un giorno intero se raid né razzi. Gaza e Israle sono tornati a respirare grazie alla tregua di 72 ore cominciata alle 24 della notte tra il 10 e l'11 agosto e destinata a durare fino alla stessa ora di mercoledì 13.
Una situazione che ha permesso di riprendere le trattative al Cairo, con le parti che parlano con i mediatori egiziani per raggiungere una pace più duratura.
POSIZIONI INCONCILIABILI. La delegazione israeliana è arrivata in Egitto solo dopo lo stop del lancio di razzi su Israele, così come indicato dal premier Benyamin Netanyahu, ma la trattativa non sembra essere delle più semplici, con le parti ancora molto distanti sui due nodi principali del negoziato di partenza.
Israele chiede la smilitarizzazione della Striscia in modo che sia assicurata la sicurezza del Paese. In cambio è pronto a favorire la ricostruzione dell'enclave palestinese. Hamas rivendica la rimozione del blocco di Gaza, imposto da Israele dal giugno del 2007, e la liberalizzazione del transito di persone e cose attraverso i valichi controllati da Israele e quello di Rafah governato dall'Egitto.
LA PALESTINA CHIEDE IL RICONOSCIMENTO. Secondo fonti della delegazione palestinese, le fazioni hanno proposto a Israele un cessate il fuoco duraturo in cambio del riconoscimento di uno Stato provvisorio dei palestinesi a Gaza. Israele avrebbe rifiutato e il rappresentante di Hamas ha accusato gli israeliani di «tergiversare e voler solo prendere tempo».
Sul lato opposto, il ministro israeliano della sicurezza interna Yitzhak Aharonovich - che riflette le posizioni di alcuni altri membri del governo di Netanyahu, come il ministro degli esteri Avigdor Lieberman e il ministro dell'economia Naftali Bennett è stato piuttosto scettico sull'esito dei colloqui. «C'e' poca speranza», ha detto, «di raggiungere un accordo. Ci vorrebbe un mago».
AHARONOVICH: «TORNERANNO LE BOMBE». Anzi, secondo lui Israele si deve aspettare una nuova escalation con Hamas al termine dell'attuale cessate il fuoco. «A mio giudizio, alla fine delle 72 ore», ha aggiunto, «si tornerà ai combattimenti». Alcuni analisti, come Amos Harel sul liberal Haaretz, hanno espresso poi critiche al governo Netanyahu per aver definito «entità terrorista» l'esecutivo transitorio di unità nazionale palestinese tra Fatah e Hamas (voluto dal presidente Abu Mazen con Hamas), finendo poi per trattare, seppure indirettamente, proprio con le fazioni islamiche della Striscia.
Fatto sta che ora spetta all'Egitto trovare il punto di intesa giusto, a partire dai temi più spinosi, per disinnescare la miccia di un conflitto partito da un diluvio di razzi su Israele la cui risposta ha fatto circa 2 mila morti a Gaza. Una prima valutazione di quanto sta accadendo al Cairo, almeno per quanto riguarda Israele, è attesa per il 12 agosto dal Gabinetto di sicurezza del governo Netanyahu convocato nel pomeriggio a Gerusalemme per discutere l'andamento dei negoziati e i possibili futuri accordi a Gaza.
MOGHERINI CHIEDE RIUNIONE CONSIGLIO AFFARI ESTERI. Ad avere gli occhi puntati sul Cairo è l'intera comunità internazionale e oggi il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini ha fatto sapere di aver scritto all'Alto rappresentante Catherine Ashton per chiederle formalmente la convocazione di un consiglio Affari esteri per occuparsi di Iraq, Gaza e Libia, «tre crisi che riguardano direttamente tutta l'Europa»: «Diversi Paesi si stanno muovendo, ma serve che l'iniziativa sia europea», ha aggiunto il ministro, «mi aspetto una risposta positiva».

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