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OPERAZIONI 11 Agosto Ago 2014 1720 11 agosto 2014

Iraq, da Usa armi ai curdi per combattere l'Isis

Intelligence sotto accusa: ha sottovalutato gli islamisti.

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I raid e non solo. Gli Stati Uniti hanno una doppia strategia per combattere l'Isis in Iraq. Da una parte l'intervento diretto (che non piace a molti) con i bombardamenti, dall'altra l'aiuto alla resistenza locale.
Come ha già fatto in passato in altri conflitti (in Afghanistan, per esempio, dove negli Anni 80 Washington appoggiò i talebani contro i sovietici) l'America sta fornendo armi alle forze curde nel Nord dell'Iraq, mentre l'intelligence si ritrova sul banco degli imputati per avere sottovalutato la minaccia dell'Isis.
«COLLABORIAMO COL GOVERNO». «Collaboriamo con il governo iracheno per inviare armi ai curdi che ne hanno bisogno. Gli iracheni consegnano le loro armi e noi facciamo la stessa cosa, forniamo le nostre armi», ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, Marie Harf.
Finora, gli Usa avevano ribadito di vendere armi solo al governo iracheno. Il dipartimento di Stato non ha voluto dire chi fornisce le armi e dove sono state inviate, ma un funzionario ha detto che non è il Pentagono.
Da qui, l'ipotesi che possa essere la Cia, che lo ha già fatto in passato. Il rifornimento di armi direttamente ai curdi sottolinea le preoccupazioni dell'amministrazione Obama sull'avanzata dell'Isis nel Nord del Paese e il fatto che gli iracheni devono prendere misure necessarie per risolvere il problema della sicurezza.
«FORNIAMO ARTIGLIERIA». Tuttavia, il dipartimento di Stato si è subito affrettato a sminuire il significato del cambiamento nella politica americana verso l'Iraq. I militanti hanno «ottenuto armi pesanti e i curdi hanno bisogno di ulteriore artiglieria. Cosa alla quale stiamo provvedendo», ha detto la portavoce, Jen Psaki, la quale ha aggiunto che gli Usa stanno lavorando con Baghdad per accelerare la consegna delle armi.
La mossa è avvenuta dopo che le forze curde hanno riconquistato due città che erano in mano all'Isis, anche grazie ai raid aerei Usa. Secondo alcuni esperti, la controffensiva americana sarebbe comunque cominciata in ritardo. A finire sul banco degli imputati è stata l'Intelligence, che avrebbe sottovalutato la minaccia dell'Isis e le sue capacità di affermarsi in Iraq.
UN'AVANZATA PIÙ RAPIDA DEL PREVISTO. Funzionari Usa hanno dichiarato al Wall street journal che anche se le spie americane hanno monitorato e messo in guardia sullo Stato islamico nel 2013, hanno sottovalutato le capacità dei jihadisti di guadagnare terreno in modo così rapido.
Nel suo discorso di sabato 9 agosto, il presidente Barack Obama ha ammesso che le spie e i funzionari Usa hanno sottostimato l'Isis: «Non c'è dubbio che la loro avanzata nei mesi scorsi è stata più rapida rispetto ai calcoli dell'intelligence», ha detto.
POCHE RISORSE SUL TERRENO. Per alcune fonti dell'amministrazione, l'incapacità dell'intelligence di fornire dettagli sull'avanzata dell'Isis e sulle sue probabilità di successo ha aperto il dibattito fra i funzionari della sicurezza nazionale americana sull'adeguatezza delle risorse sul territorio.
Oggetto di riflessione è anche la difficoltà delle agenzie di raccogliere informazioni sul terreno dopo il ritiro Usa dall'Iraq nel 2011. Al momento, gli Usa hanno 35 militari impegnati a Erbil in operazione di intelligence e consulenza alle forze irachene oltre al personale diplomatico nel consolato. Mentre a Baghdad, sono 5 mila gli impiegati dell'ambasciata, 100 i marines, 90 i militari impegnati nelle operazioni di consulenza, 60 in Sicurezza e 504 truppe all'aeroporto.

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