TENSIONE 11 Agosto Ago 2014 0854 11 agosto 2014

Iraq, rischio di un golpe: Maliki contro il presidente

Militari contro il presidente. E schiera truppe a Baghdad.

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L'Iraq è sull'orlo del colpo di Stato. La situazione politica è infatti precipitata nel caos. Il premier sciita ad interim Nuri al Maliki, che non vuole rinunciare al terzo mandato governativo, ha annunciato di voler sporgere denuncia contro il presidente curdo Fuad Masum per avere violato la Costituzione, non avendogli ancora affidato l'incarico di formare l'esecutivo. La Corte federale irachena ha dato ragione a Maliki, riconoscendo che il suo partito (lo Stato di diritto) è il vincitore delle ultime elezioni. Dopo la sentenza, centinaia di sostenitori di Maliki sono scesi in piazza a Baghdad per chiedere che gli venga concesso un terzo mandato.
INCARICO AD AL-ABADI. Ma la stessa maggioranza sciita ha scaricato Maliki e indicato come premier Haider al-Abadi, neo-vice presidente del Consiglio dei Rappresentanti, il parlamento uscito dalle elezioni legislative del 30 aprile scorso. Al-Abadi è stato proposto da 130 parlamentari dell'Alleanza nazionale sciita, che conta in tutto 180 seggi. E, alla fine, ha ricevuto ufficialmente l'incarico di formare il nuovo esecutivo da Fuad Masum.
Una decisione che ha provocato l'ira di al Maliki, che ha accusato Masum di «violazione della Costituzione».
MALIKI SCHIERA LE FORZE FEDELI NELLA ZONA VERDE DI BAGHDAD. Ma Maliki non recede dalle sue bellicose intenzioni: nelle stesse ore un ingente dispiegamento delle forze di sicurezza irachene (polizia, esercito e unità antiterrorismo) fedeli al premier è stato schierato intorno alla 'zona verde' di Baghdad, l'area fortificata dove hanno sede molti uffici governativi e diverse ambasciate.
Queste misure di sicurezza «sono molto insolite», ha dichiarato un alto responsabile della polizia irachena, «e assomigliano a quelle che si impongono in situazioni di emergenza. Numerose strade sono state chiuse, come pure numerosi punti sensibili. Tutto è legato alla situazione politica».

L'ONU AVVERTE MALIKI. In questo clima di tensione, aumentato ulteriormente dopo la strage di yazidi per mano degli islamisti, sono intervenute le Nazioni unite. Il rappresentante dell'Onu a Baghdad, Nicolay Mladenov, ha invitato Maliki a «rispettare le responsabilità costituzionali del presidente della Repubblica» che deve formare «un governo inclusivo accettabile da tutte le componenti della società». L'inviato Onu ha esortato inoltre le forze di sicurezza ad astenersi da interferenze nel processo politico democratico dell'Iraq.
SOSTEGNO DEGLI USA A MASUM. Sul fronte diplomatico, gli Stati Uniti hanno ribadito il proprio appoggio al presidente Masum. Il segretario di Stato americano, John Kerry, ha messo in guardia Maliki esortandolo a non aggiungere una crisi politica alle emergenze militari e umanitarie. Un funzionario del dipartimento di Stato Usa ha poi aggiunto che i curdi iracheni ricevono armi da varie fonti per fermare l'avanzata dell'Isis. Intanto aerei militari americani hanno paracadutato nuovi carichi di viveri e di acqua per i civili perseguitati dai jihadisti nelle zone di montagna del Nord dell'Iraq.
MOGHERINI ESCLUDE INTERVENTO MILITARE. Il ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, ha escluso un intervento militare nel Paese: «Stiamo valutando insieme ai principali partner europei forme più efficaci» per fermare lo Stato islamico, ha detto, spiegando che «non si tratta di un intervento militare ma di un sostegno, anche militare, al governo curdo».
Secondo fonti della Commissione Ue, Mogherini e il suo omologo francese Laurent Fabius hanno scritto al capo della diplomazia europea sulla possibilità di fornire le armi ai curdi, come già stanno facendo gli Stati Uniti. L'argomento è in discussione alla riunione straordinaria degli ambasciatori del Cops convocata dall'Alto rappresentante Ue Catherine Ashton.
LONDRA SCHIVA L'INTERVENTO MILITARE. Il portavoce di questa, per il momento ha detto che Bruxelles incoraggia la formazione di un esecutivo che «preservi l'unità nazionale e sia in grado di affrontare l'attuale crisi».
Il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond ha confermato di non vedere «un ruolo militare al momento» per il suo Paese, che partecipa con gli Usa al lancio di aiuti umanitari per i profughi Yazidi. Sia gli Usa sia la Ue hanno accolto con favore la nomina di un nuovo primo ministro. Il vice presidente americano Joe Biden, in una conversazione telefonica con il presidente Masum, ha parlato di «tappa fondamentale».

Nel frattempo le forze dello Stato islamico (Isis) hanno conquistato la città di Jalawla, 130 chilometri a Nord Est di Baghdad, dopo che il 10 agosto avevano perduto quelle di Makhmur e Guwair, dove erano entrati i Peshmerga curdi, appoggiati dai raid aerei americani.
Continua intanto il dramma di decine di migliaia di profughi della minoranza Yazidi, fuggiti dalla città di Sinjar conquistata dai jihadisti. Secondo la deputata Vian Dakhil, appartenente a questa comunità, «50 bambini al giorno» muoiono sulle montagne intorno a Sinjar, dove molti sfollati sono bloccati senza viveri ed acqua.
ACCUSE DI GENOCIDIO. Altre migliaia, invece, affrontano in condizioni difficilissime il viaggio verso la frontiera siriana, distante decine di chilometri, per mettersi in salvo.
L'Isis «non vuole fare altro che un genocidio della minoranza curda», hanno denunciato i rappresentanti di questa comunità. E anche il segretario generale della Lega Araba, Nabil al Arabi, ha condannato come «crimini contro l'umanità» che «vanno puniti» le violenze compiute dall'Isis.

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