Kurdistan Slider 140811182529
SCHEDA 12 Agosto Ago 2014 0728 12 agosto 2014

Iraq, Kurdistan in 4 punti

La regione in prima linea contro il califfato islamico.

  • ...

Il Kurdistan iracheno è finito sotto la morsa dei jihadisti dell'Isis. Che stanno massacrando e costringendo alla fuga le minoranze che abitano la regione, tra cui i yazidi.
Per evitare un vero e proprio genocidio, gli Stati Uniti hanno deciso di intervenire nell'area. E armare i gruppi di resistenti nella battaglia contro i miliziani in nero del califfato.
Sull'operazione, che sarà condotta dalla Cia, pesano però molti punti interrogativi. A cominciare dal fatto che il Kurdistan non è uno Stato indipendente e formalmente riconosciuto.
Che cos'è allora il Kurdistan?

Mustafa Kemal Atatürk, fondatore della Turchia moderna, si oppose all'istituzione di un Kurdistan indipendente.

1. Il Kurdistan tra Turchia, Iraq, Siria e Iran

Il Kurdistan è una regione che comprende parte della Turchia sud-orientale, della Siria e dell'Iraq settentrionali, e dell'Iran occidentale.
Dopo il crollo dell'Impero ottomano come conseguenza della Prima Guerra mondiale, quando i nuovi confini di questi quattro Paesi furono ridisegnati, la proposta di concedere ai curdi un proprio Stato fu respinta soprattutto per l'opposizione di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore e primo presidente della Turchia moderna.
Anche il governo britannico, che all'epoca manteneva in Iraq un protettorato su mandato delle Nazioni Unite, era contrario all'instaurazione di uno Stato libero e indipendente per il popolo curdo.
CURDI, IL PIÙ GRANDE GRUPPO ETNICO SENZA STATO. I curdi sono così diventati il più grande gruppo etnico al mondo privo di uno Stato, con una popolazione stimata che oscilla tra i 35 e i 40 milioni di persone. Mentre i governi dei quattro Paesi che si sono spartiti il 'loro' territorio hanno storicamente tentato di assimilarli.
Dal punto divista religioso, i curdi non professano un'unica fede: alcune aree del Kurdistan sono ormai secolarizzate e laiche, altre sono musulmane e prevalentemente sunnite. Un gruppo molto numeroso è rappresentato dai cristiani di varie confessioni. Ci sono poi minoranze di yazidi, zoroastriani ed ebrei. La lingua curda appartiene alla famiglia indoeuropea, è diversa dal turco e dalle lingue arabe dell'Iraq e della Siria.

Mappa delle aree controllate dai curdi (in giallo e arancione) e dallo Stato islamico (in verde) a giugno 2014.

2. La lotta per l'indipendenza dei peshmerga

Subito dopo la Seconda Guerra mondiale, nel 1945, con l'appoggio dell'Unione Sovietica venne fondato il Partito democratico curdo. Il 22 gennaio 1946, in territorio iraniano, venne anche proclamata la Repubblica popolare curda, con capitale Mahabad, destinata però ad avere vita breve. Con il ritiro delle forze sovietiche, infatti, i soldati iraniani riconquistarono il territorio, condannando a morte i vertici politici curdi, compreso il presidente Qazi Muhammad.
LA LOTTA ARMATA DEL PKK IN TURCHIA. A fronte delle ripetute negazioni dello loro identità, i nazionalisti curdi hanno scelto la lotta armata. I combattenti indipendentisti sono diventati noti col nome di «peshmerga», che significa «di fronte alla morte» e rimanda all'intenzione di battersi appunto fino alla morte.
Il Pkk, abbreviazione di Partia Karkaren Kurdistan, traducibile in Partito dei Lavoratori del Kurdistan, è stato costituito nel 1978 con l'obiettivo di conquistare uno Stato curdo indipendente. D'ispirazione marxista, ha iniziato la lotta armata nel 1984: un anno prima, nel 1983, le province curde in territorio turco erano state sottoposte alla legge marziale, proprio in risposta alle attività dell'organizzazione separatista militante.
LA GUERRIGLIA E L'ARRESTO DI OCALAN. Ne è scaturita una guerriglia che di fatto non si è mai conclusa, alternando fasi più violente a fasi più distese. Nella seconda metà degli Anni 80 e nel corso dei 90, migliaia di villaggi popolati dai curdi sono stati distrutti: si stima che più di 37 mila persone siano rimaste uccise, e altre centinaia di migliaia costrette a lasciare le loro case. L'instabilità e la tensione nella regione, al confine tra Turchia e Iraq, sono aumentate dopo la cattura, nel 1999, del leader del Pkk Abdullah Ocalan, registrando un'impennata dopo il 2004.
LA BRUTALE REPRESSIONE DI SADDAM. Lo scontro per l'indipendenza è stato condotto anche in Iraq, da parte del Partito democratico del Kurdistan (Pdk) e dell'Unione patriottica del Kurdistan (Upk). Il regime guidato da Saddam Hussein, nel corso degli Anni 80, ha reagito alle azioni di guerriglia curde con brutali e feroci repressioni. Come il bombardamento della città di Halabja con armi chimiche da parte dell'esercito, avvenuto il 16 marzo 1988. Nel corso dell'attacco sulla città con i gas velenosi, almeno 5 mila curdi furono sterminati e altri 10 mila feriti.
L'OCCASIONE OFFERTA DALL'ISIS. Se le ambizioni del popolo curdo sono state fin qui sempre frustrate, l'offensiva dell'Isis in corso nel nord dell'Iraq potrebbe offrire adesso una grande occasione di riscatto, fino alla dichiarazione di uno Stato indipendente secondo alcuni osservatori. Il 28 giugno 2014 anche il governo turco, attraverso il suo portavoce Hüseyin Çelik intervistato dal Financial Times, ha fatto trapelare questa possibilità, e la disponibilità di Ankara ad accettare un Kurdistan indipendente nel nord dell'Iraq.

Autobotti sull'altopiano del Kurdistan iracheno.

3. Le ricchezze petrolifere: riserve pari a 45 miliardi di barili

Il Kurdistan è uno dei luoghi più ricchi di petrolio al mondo. Caratteristica che non è certo passata inosservata agli Usa e all'Occidente dopo le due Guerre del Golfo (1990-1991 e 2003) e l'invasione statunitense dell'Iraq.
Nel corso dell'ultima operazione militare, gli Stati Uniti sono apparsi favorevoli a concedere l'indipendenza al Kurdistan iracheno con capitale Erbil, sperando che passasse sotto la loro tutela. Ma, anche a causa delle pressioni dell'alleata Turchia, hanno infine accettato un Iraq federale, con capitale Baghdad. Il Kurdistan iracheno da allora ne fa parte come regione autonoma.
L'ORO NERO SFRUTTATO DAL 2003. La regione curda dell'Iraq ha iniziato a produrre quantità significative di petrolio nel 2003, con l'invasione militare statunitense, attirando l'interesse di compagnie come Chevron, Genel e ExxonMobil.
I campi petroliferi principali sono due, Taq Taq e Tawke, ma un giacimento importante è presente anche a Kirkuk.
A giugno 2014, il Kurdistan produceva 360 mila barili al giorno, circa il 10% della produzione irachena, pari allo 0,5% della produzione mondiale. Ma le risorse non ancora sfruttate potrebbero essere molto più ricche: le riserve stimate ammontano infatti a 45 miliardi di barili, secondo i dati riportati dal Guardian.
NEL 2012 BOOM ECONOMICO. A partire dal 2003, il Kurdistan iracheno ha conosciuto un vero e proprio boom economico. Nel 2012 la crescita economica è stata del 12%, e migliaia di aziende straniere, provenienti soprattutto dalla Turchia e dal Regno Unito, hanno aperto delle sedi per partecipare al suo rapido sviluppo.

La copertina di una pubblicazione del governo regionale del Kurdistan iracheno, datata 2009.

4. La convenienza per le aziende straniere

Sebbene di fatto tagliato fuori dai mercati e dalle istituzioni finanziarie internazionali, poiché non è uno Stato, il Kurdistan è riuscito a trovare un approccio particolarmente allettante per attirare gli investitori privati stranieri, che ha portato alle creazione, nel 2006, di una legge speciale sugli investimenti.
INVESTIMENTI CONVENIENTI. Grazie alla nuova norma, nel Kurdistan gli stranieri possono possedere il 100% delle attività impiantate, mentre nel resto dell'Iraq devono avere necessariamente dei partner locali come azionisti. La legge prevede anche esenzioni fiscali e doganali per un periodo di 10 anni su progetti e servizi, e ulteriori esenzioni fiscali su alcune importazioni di pezzi di ricambio e materie prime destinate alla produzione, per un periodo di cinque anni.
Nel 2013, secono i dati riportati dal Guardian, operavano in Kurdistan 1.600 imprese straniere, accanto a 11 mila aziende locali. Con investitori provenienti da 20 Paesi, soprattutto da Turchia, Libano, Stati del Golfo ed Egitto.
UN HUB PER LO SVILUPPO DELL'IRAQ. Le esigenze di investimenti in nuove infrastutture, secondo uno studio del 2012, raggiungerebbero in Kurdistan la cifra di 32 miliardi di dollari. E la regione si è candidata a ricoprire il ruolo di «hub per lo sviluppo dell'Iraq», secondo il responsabile curdo della Pianificazione, Ali Sindi.
Per raggiungere questo obiettivo, prima che l'Isis facesse la sua minacciosa apparizione, il Kurdistan iracheno stava rivedendo le sue leggi per attirare maggiori capitali e investimenti internazionali nei propri settori meno sviluppati (industria, istruzione, turismo, agricoltura e sanità). «Dove vinciamo noi, vince anche l'Iraq», ha detto ancora Ali Sindi. Un motto che adesso potrebbe valere anche in chiave militare contro lo Stato islamico, non più solo sul piano economico.

Correlati

Potresti esserti perso