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TENSIONE 12 Agosto Ago 2014 1657 12 agosto 2014

Iraq, Maliki: «Esercito stia fuori dalla crisi politica»

L'ex premier: «Le forze armate si concentrino su difesa del Paese».

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Il primo ministro Nouri al-Maliki e Haidar al-Abadi.

Nuri al Maliki resta sempre più solo. Dopo gli Usa, anche l'Iran e l'Arabia Saudita, le due grandi potenze sciita e sunnita della regione, hanno scaricato il primo ministro dell'Iraq, dando il loro benestare alla formazione di un nuovo governo di riconciliazione nazionale.
Ma al Maliki sembra tutt'altro che disposto a lasciare la carica, nonostante la nomina di Al Abadi incaricato di creare l'esecutivo: il premier ha deciso di resistere: ha denunciato una «violazione della Costituzione» e ha accusato gli Stati Uniti di essersene resi complici.
PAURA DEL COLPO DI STATO. Al Maliki, inoltre, ha ordinato all'esercito e alle forze di sicurezza di «non interferire nella crisi politica» e di continuare a «compiere il loro dovere di proteggere il loro Paese», dopo che, nella notte tra domenica 10 e lunedì 11 agosto, lo schieramento di forze della sicurezza intorno alla Zona Verde, il cuore istituzionale di Baghdad, aveva fatto temere la possibilità di un colpo di Stato (la polizia ha poi riferito che le forze di sicurezza sono state «ritirate»).
OBAMA SOSTIENE AL ABADI. Nonostante le mosse del premier, però, politicamente il Paese sembra indirizzato ormai verso il cambiamento. Il presidente Usa Barack Obama ha avuto un colloquio telefonico con il nuovo premier designato nel corso del quale i due hanno concordato sull'importanza di formare un nuovo governo «inclusivo».
SVOLTA DI IRAN E ARABIA SAUDITA. Subito dopo da Teheran Ali Shamkhani, un uomo di fiducia della Guida suprema Ali Khamenei, segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, ha affermato che l'Iran, finora grande alleato dello sciita Al Maliki, «sostiene il processo legale che è stato condotto per la nomina del nuovo primo ministro».
Successivamente anche il ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita, il principe Saud al Faysal, ha definito «una buona notizia» l'incarico ad Al Abadi.

Proseguono i raid degli Usa a sostegno dei curdi

Un soldato iracheno impegnato nello scontro con l'Isis.

Intanto in Iraq non si fermano le violenze. Almeno 10 persone sono morte e una trentina sono rimaste ferite dall'esplosione di due autobomba a Baghdad.
Nel Nord, invece, sono continuati i raid americani a sostegno dei Peshmerga curdi che combattono i jihadisti: Washington ha fatto sapere che un drone ha distrutto un mortaio usato dall'Isis.
L'aviazione irachena, invece, ha effettuato un attacco con cui avrebbe ucciso 73 miliziani dell'Isis a Sinjar, la città conquistata dai jihadisti dalla quale decine di migliaia di civili della minoranza Yazidi sono stati costretti a fuggire. Ma annunci come questo sono frequenti da parte delle forze governative, e praticamente mai verificabili.
ALTRE ATROCITÀ DELL'ISIS. Nella giornata è anche arrivata la denuncia di una nuova atrocità commessa dai jihadisti dello Stato islamico (Isis): un testimone ha raccontato in un'intervista televisiva il massacro di centinaia di soldati e di cadetti dell'aeronautica avvenuto a giugno dopo che i miliziani fondamentalisti si erano impadroniti della base di Spiker, a Nord di Tikrit. Secondo le autorità locali ci sarebbero 497 possibili vittime, mentre l'Isis ha parlato di non meno di 1.700.
INCIDENTE PER DAKHIL. Poi c'è stata la vicenda della deputata della minoranza Yazidi, Vian Dakhil, nota ai media internazionali per avere denunciato in lacrime le violenze subite da questa comunità: la donna è rimasta ferita quando l'elicottero su cui viaggiava per portare aiuti ai rifugiati sulle montagne intorno a Sinjar, è precipitato.
Il portavoce del comando dell'esercito, il generale Kassim Atta, ha parlato di un incidente avvenuto per «un guasto tecnico».
L'UE STANZA ALTRI 5 MLN. La situazione in Iraq è stata discussa a Bruxelles in una riunione straordinaria degli ambasciatori del Comitato politico e di sicurezza (Cops). La Ue ha deciso di stanziare 5 milioni di euro aggiuntivi per aiuti umanitari. Ma il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha ricordato la richiesta presentata con la sua collega italiana Federica Mogherini perché venga convocata d'urgenza anche una riunione dei ministri degli Esteri.
Roma e Parigi hanno anche evocato la possibilità di fornire armi ai Peshmerga curdi. Ma il commissario Ue agli Aiuti umanitari, Kristalina Georgeva, ha detto che «la responsabilità della decisione, così come l'attuazione, spetta agli Stati» membri.

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