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L'INTERVISTA 12 Agosto Ago 2014 1557 12 agosto 2014

Morte Robin Williams, Lando Buzzanca: «I comici sono depressi»

L'attore: «Fare divertire può essere una maledizione».

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È stato il professore dell’Attimo Fuggente, allenatore di vita. Ma anche l'amico psicologo di Will Hunting. Pensare che Robin Williams, attore che ci ha fatto ridere e commuovere, possa essersi tolto la vita pare ancora assurdo.
Eppure Williams, come ha confermato la famiglia, soffriva di una grave forma di depressione. E di dipendenza all'alcol. Una schiavitù dalla quale non era riuscito a liberarsi nemmeno con i ricoveri in una clinica del Minnesota.
IL BINOMIO RISATE-DEPRESSIONE. Ma il suo non è unico: comici e depressione sono un’accoppiata più frequente di quello che si possa pensare. Addirittura, uno studio del British Journal of Psychiatry si è concentrato il legame tra comici e alcuni disturbi mentali: secondo i ricercatori gli elementi creativi alla base della produzione di humour sono fortemente simili ai tratti caratterizzanti dello stile cognitivo di soggetti psicotici. E secondo alcuni dati Business Insider, i comici professionisti hanno il doppio delle probabilità di tentare il suicidio rispetto alla media.
Un dato che inserisce la professione nella top ten dei mestieri più «a rischio». Woody Allen, Jim Carrey, Paolo Villaggio, Carlo Verdone, Veronica Pivetti. Sono tutti artisti che, sullo schermo, hanno regalato risate. Ma che, a luci spente, hanno rivelato di convivere con nevrosi e depressione. Tormentati dall’idea di far ridere, col sipario calato «c’è un bisogno fisiologico di ricaricare le batterie», disse una volta Verdone.
UNA VITA SOTTO PRESSIONE. Ma se la risata diventa un imperativo, si può averne paura. «E la paura di non fare più ridere, il terrore di non avere più successo, possono portare alla depressione», dice a Lettera43.it Lando Buzzanca. «Reggere la pressione delle aspettative del pubblico può diventare davvero pesante».

Lando Buzzanca.

DOMANDA. Cosa ha pensato quando ha saputo della morte di Robin Wiliams?
RISPOSTA. Mi ha colpito profondamente. L’ho conosciuto tanti anni fa, a Hollywood. Non sembrava un attore, era una persona dolcissima. Ha saputo interpretare straordinariamente tutti i personaggi che ha portato sullo schermo, li raccontava, li rendeva veri. Mi piaceva perché è quello che ho sempre cercato di fare anche io.
D. Un attore straordinario che però ha deciso, pare, di suicidarsi.
R. Evidentemente era talmente disperato che ha avuto il coraggio di farlo. Perché ci vuole davvero tanto coraggio per scegliere di togliersi la vita, bisogna arrivare al punto in cui è così insopportabile vivere da superare la paura.
D. La famiglia ha confermato che era profondamente depresso.
R. Si vede che negli ultimi anni non aveva più girato film importanti. Evidentemente non ha retto al declino della carriera. Può succedere.
D. Come mai tanti comici soffrono di depressione?
R. Lo so, sembra un controsenso. Ma quando non si fa più ridere, ci si sente dimenticati.
D. Però capita anche ad artisti giovani e affermati.
R. Ma il problema è sempre lo stesso: la paura di non far ridere. Oggi, domani, tra un anno: il comico è schiavo della risata, è la sua forza, ma anche il suo incubo, il suo più grande terrore.
D. A lei è capitato di essere depresso?
R.
No, la depressione non la conosco. Quando è morta mia moglie non sono stato depresso, ho avuto la sensazione di non essere più nessuno.
D. Perché?
R. Perché io ho fatto tutto per lei. Veniva da una famiglia ricca, di gioiellieri, l’hanno cacciata di casa quando ha sposato me che ero un morto di fame. È lei che mi ha fatto fare l’attore, che mi ha permesso di frequentare l’accademia, mi ha aspettato per tre anni, mi ha fatto conoscere l’amore. Lei mi ha tenuto in vita per 55 anni. Con la sua morte, io non esistevo più.
D. E poi?
R. Poi i miei figli hanno detto: «Abbiamo già perso nostra madre, adesso dobbiamo perdere pure te?». E ho capito che non potevo lasciarmi andare perché i ragazzi avevano bisogno di un padre. Ma la mia non era depressione, era rabbia.
D. Eppure a un giornale ha raccontato di aver tentato il suicidio...
R. Mi hanno chiesto se mi sarei ammazzato e ho risposto sì, perché in quel momento lo avrei fatto.
D. Cioè?
R. Ero arrabbiato per le riprese, non avevo dormito, sono andato in bagno e ho preso un bicchiere di gin e delle pillole. Il bicchiere s’è rotto e a quel punto ho pensato che era il momento perfetto per ammazzarsi.
D. Ma non l’ha fatto.
R. Sono sopravvissuto, ma in quel momento non avevo paura di morire.

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