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SALUTE 14 Agosto Ago 2014 1719 14 agosto 2014

Gran Bretagna, infarto: un placebo al posto dell'adrenalina

Studio sull'efficacia della sostanza in Gb.

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Una boccetta di adrenalina per uso medico.

I paramedici del Regno Unito daranno ai pazienti il ​​cui cuore si è fermato a causa di un infarto un farmaco placebo in sostituzione dell'adrenalina, nell'ambito di uno studio definito «eticamente discutibile» finalizzato ad accertare se la sostanza è davvero efficace oppure no nella terapia di rianimazione.
STUDIO CONTROVERSO. Nessuno, né i pazienti, né i loro parenti, né il personale paramedico saprà se sta somministrando adrenalina oppure il placebo, una soluzione salina. Lo studio è controverso, perché i pazienti non avranno la possibilità di dare il loro consenso al momento del trattamento, potendo però dichiarare in anticipo di non voler essere inseriti nella sperimentazione, nell'eventualità che dovessereo essere colpiti da un infarto. D'altra parte, le attuali linee guida utilizzate dai servizi di soccorso sanitario del Regno Unito consigliano di utilizzare l'adrenalina per rianimare gli infartuati, ma ci sono timori sul fatto che la sostanza possa causare gravi danni cerebrali, e non ci sono certezze sulla sua efficacia nel trattamento dell'arresto cardiaco.
CAMPIONE DI 8 MILA PERSONE. Lo studio sarà condotto dalla Warwick University e inizierà in autunno, coinvolgendo i primi 8 mila pazienti colpiti da infarto. Campagne pubblicitarie a livello locale partiranno prima dell'inizio delle sperimentazioni, per informare i pazienti potenziali e consentire loro di dichiarare eventualmente la propria indisponibilità.
ADRENALINA IN USO DA DECENNI. Salvarsi da un infarto è spesso una questione di tempo. È cruciale l'arrivo rapido dei soccorsi, con massaggio cardiaco e defibrillatore per far ripartire il cuore. La dose di adrenalina viene somministrata in caso di emergenza, quando il defibrillatore non funziona. Questa sostanza, che è un ormone prodotto normalmente dal nostro corpo, è in uso da decenni nella rianimazione dei pazienti con arresto cardiaco, ma la sua reale efficacia non è mai stata documentata con sperimentazioni ad hoc.

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