TECNOLOGIA 16 Agosto Ago 2014 1455 16 agosto 2014

Alaska, gli Inupiat sopravvivono con un videogame

Il clima sta cambiando. E le tradizioni pure. Così gli Inupiat si stanno estinguendo. E affidano la loro storia a un videogame.

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Vivono tra i ghiacci dell'Alaska da più di mille anni.
Da quando, cioè, dalle isole del Mare di Bering si spostarono su questa landa desolata costruendo villaggi che oggi si estendono fino all'odierno confine con il Canada.
VILLAGGI IN PERICOLO. Negli ultimi anni, però, il cambiamento climatico sta profondamente mutando le loro tradizioni e abitudini di vita, facendola diventare ben presto una tribù in via di estinzione.
Ecco che allora agli Inupiat è venuta una originale e stravagante idea: affidare la loro sopravvivenza a un videogioco.
Ed è così che qualche mese fa, infatti, alcuni membri del Cook Inlet Tribal Council - organizzazione che si occupa di sostenere in campo sociale, educativo e lavorativo i nativi americani d'Alaska - ha chiesto ad un'azienda del settore, la E-Line, e alla Upper One Games - prima società di videogiochi statunitense ad essere formata solo da nativi americani - di creare un videogame basato interamente sulla storia e la cultura degli Inupiat.
LA PICCOLA NUNA E LA SUA VOLPE. Ciò che ne è venuto fuori si chiama Never Alone (Kisima Ingitchuna in lingua locale): un gioco che avrà come protagonista la piccola Nuna che, assieme alla sua volpe, si troverà a far fronte a orsi polari, acque gelide e terribili tempeste di neve.
La trama si ispira, infatti, alla Kunuuksaayuka, una tradizionale leggenda Inupiat che parla proprio di una violentissima e infinita bufera di neve che intrappola un intero villaggio, isolando completamente i suoi abitanti lasciandoli senza cibo per molti giorni.
PICCOLE MODIFICHE NEL GIOCO. «Con l'aiuto e il consenso di alcuni membri della comunità abbiamo deciso di costruire una versione leggermente diversa della storia», racconta in un'intervista a Polygon Sean Vesce, direttore creativo di E-Line.
«Ma lo abbiamo fatto con la massima cura e rispetto per preservare l'essenza di questo racconto che gli anziani della tribù tramandano da generazioni ai più giovani membri del gruppo».
Nella versione originale della leggenda, infatti, il protagonista cerca in tutti i modi la fonte di questa tempesta di neve per salvare il villaggio dalla distruzione.
Mentre, nel videogioco, la piccola Nuna incontra una curiosa volpe artica che diventerà la sua compagna di viaggio: insieme formeranno una collaudatissima squadra in grado di risolvere tutte le sfide e gli ostacoli che troveranno sul loro cammino.

Un team di esperti per un anno in Alaska

L’idea di sviluppare un videogioco del genere è venuta a Gloria O’Neill, Ceo del Cook Inlet Tribal Council (Citc), la quale verso gennaio dello scorso anno ha contattato direttamente Alan Gershenfeld, presidente e fondatore della E-Line, società con sedi a New York, Seattle e Phoenix che da anni si occupa di sviluppare giochi interattivi legati al mondo dell’educazione e della scuola.
E che vanta numerose partnerships con fondazioni, agenzie governative, università e imprese (Intel, Google, Mit, Usaid, Bill and Melinda Gates Foundation).
Quello di Never Alone è il primo progetto a scopo puramente commerciale della E-Line, che non ha reso noto ancora il costo di tale operazione.
NIENTE SOLDI PER LA TRIBÙ. Agli Inupiat, in ogni caso, non andrà nessun beneficio economico: solamente la soddisfazione di vedere le loro tradizioni entrare in un videogioco e di sensibilizzare – questo è l’intento – quanti lo compreranno sui temi che riguardano la vita e la sopravvivenza di questa tribù.
Tutto il team di sviluppatori ha passato quasi un anno (non continuativo) in Alaska e incontrato molti dei membri - soprattutto più anziani - della comunità prima di portare a termine il videogioco.
Un progetto che è durato in totale un anno e mezzo e che ha impegnato tutti in una attenta e lunga ricerca attraverso lo studio e la lettura di moltissimi libri scritti dai nativi dell’Alaska e da lunghe visite al museo di storia locale della cittadina di Barrow.
«TROPPI STEREOTIPI». «È stato incredibile», continua Vesce, che in passato ha lavorato per grosse produzioni, come la serie Tomb Raider.
«In quei giorni abbiamo scoperto che c'è un mosaico di culture ricchissimo in questa zona e una forte tradizione a tramandare a voce le storie della comunità», spiega, ma, soprattutto, ho capito che queste culture non sono ben conosciute al di fuori dell'Alaska e che l'idea che abbiamo di queste terre e di questi popoli è solo quella caricaturale e stereotipata che ci trasmettono la televisione e qualche film». Vale a dire eschimesi che camminano ondeggiando allegramente sul ghiaccio con le loro giacche a vento, che comunicano con lo spirito di qualche tricheco morto e che si riuniscono felici in qualche igloo con i loro bei cappotti foderati di pelliccia.
Con i loro 34 villaggi, i 13.500 Inupiat che vivono in Alaska occupano una zona molto vasta del 49° Stato americano: dal golfo di Norton Sound sul Mare di Bering - zona esplorata dal capitano James Cook già nel 1778 - fino al confine con il Canada.
Tribù nomade, dedita esclusivamente alla caccia e alla raccolta, si divide in due grandi famiglie: i Tagiugmiut (popolo di mare) che vivono vicino alla costa Nord dell'Alaska, e i Nunamiut (popolo di terra).
TEMPERATURE ALTE DISTRUGGONO IL LORO AMBIENTE. Negli ultimi anni, sempre di più, gli Inupiat hanno dovuto fare i conti con il cambiamento climatico, che sta minacciando il loro tradizionale stile di vita in molti modi diversi.
Il surriscaldamento delle zone artiche e il conseguente scioglimento dei ghiacci ha reso più difficile, infatti, la caccia ad alcuni animali, come trichechi e balene; ha provocato numerosi allagamenti ed erosioni della zona costiera, mettendo così in pericolo molti villaggi che si trovano proprio a ridosso del mare; e ha reso più pericolosi e meno prevedibili gli spostamenti da una zona all'altra.
Per non parlare, poi, del drastico calo della popolazione: solo nel 2010 - stando ai dati del censimento americano di quell’anno – gli Inupiat erano, in Alaska, 25.687 (33.360 se si contano quelli in tutti gli Usa). A quattro anni di distanza, il numero dei membri della tribù si è praticamente dimezzato.
Oggi ad essere cambiata è anche la vita stessa di molti membri di questa tribù, costretta ad adattarsi allo stile occidentale. Nella zona di North Slope, una delle più popolate, si trova infatti la più grande riserva di petrolio di tutto l’Artico. Le società di estrazione e raffinazione hanno portato posti di lavoro in tutta l’area e garantito molte nuove opportunità e comodità della vita moderna, 'convertendo' così molti membri della tribù al lavoro salariato.
Scopo dell'operazione è allora quello di raccontare tradizioni e culture che rischiano di scomparire facendo, al tempo stesso, divertire chiunque si siederà davanti alla tivù o al pc con il joystick in mano.

Videogame, un mercato che muove miliardi di dollari

Narrato in lingua locale da un membro della tribù degli Inupiat (e sottotitolato in inglese), Never Alone sarà disponibile dal prossimo ottobre per tutte le piattaforme.
Un'operazione da cui le aziende coinvolte contano di fare un buon utile, visto anche il trend positivo del mercato globale dei videogiochi.
Secondo i dati di una ricerca condotta a gennaio del 2014 da Newzoo e realizzata su scala mondiale, infatti, entro il 2016 il mercato globale dei videogames arriverà a valere la ragguardevole cifra di 86,1 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annua del 6,7%.
QUASI 2 MILIARDI DI UTENTI. A crescere sarà anche il numero dei utenti che nei prossimi due anni passerà dagli attuali 1,21 miliardi a 1,55 miliardi.
Non sarà la prima volta in assoluto, comunque, che un videogioco venga ambientato in Alaska o abbia come protagonista un suo abitante.
Prima di Never Alone c’erano stati, infatti, Call of Duty Black Ops, dove il protagonista Alex Mason è un nativo della terra dei ghiacci, e Solid Snake, personaggio principale della saga Metal Gear Solid che, dopo una serie di vicissitudini, deciderà proprio di trasferirsi in solitudine tra i ghiacchi di questo stato.
L'idea messa in pratica dagli Inupiat non è passata inosservata.
ALTRI PROGETTI SIMILI IN ARRIVO. Sulla scia della grande copertura mediatica che ha avuto la realizzazione di Never Alone, molte altre tribù in via di estinzione ai quattro angoli della Terra stanno stringendo, infatti, accordi con alcune aziende produttrici di videogiochi per creare dei videogame che raccontino le loro storie, tradizioni e culture, a rischio sopravvivenza.
Si va dalle Hawaii alla Siberia, passando per l'Azerbaijan.
Per rispondere a questo nuovo mercato, la E-Line ha deciso di lanciare una nuova collana di videogiochi chiamata World Games, dedicata appunto al racconto di queste culture lontane.
Sul progetto, ancora agli inizi, mancano molte informazioni: costi, data di lancio e maggiori notizie riguardanti le tribù coinvolte.
Un modo – si può essere d’accordo o meno - per sensibilizzare il mondo riguardo il destino di questi popoli dalla tradizione millenaria che rischiano di scomparire senza che noi ce ne accorgiamo.
Finora, nessuno si è opposto al progetto, anzi.
Forse bisognerà aspettare l’autunno, quando il gioco verrà messo sul mercato, perché arrivino le prime critiche.

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