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EPIDEMIA 16 Agosto Ago 2014 2020 16 agosto 2014

Ebola, il virus corre

Ha già raggiunto la megalopoli Lagos.

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Monrovia (Liberia): un infermiere ispeziona un camion.

Si propaga più rapido del previsto. Nelle baraccopoli d'Africa occcidentale. Il virus dell'Ebola dilaga e sono gli stessi medici ad ammettere di averlo sottovalutato. «Non abbiamo mai visto una cosa del genere prima. Bisogna studiare una nuova strategia perché l'epidemia di Ebola ormai non riguarda più solo villaggi di campagna ma anche città come Monrovia, che ha piu' di unmilione e 300mila abitanti. E la megalopoli nigeriana Lagos».
L'allarme, pressante quanto drammatico, è arrivato dal direttore di Medici senza frontiere, dottoressa Joanne Liu, al termine di una visita di due giorni nell'Africa Occidentale.
«ABBIAMO SOTTOVALUTATO L'EPIDEMIA». «Il virus si propaga molto più rapidamente del previsto», ha aggiunto la dottoressa, «E dobbiamo ammettere di aver veramente sottovalutato questa nuova epidemia di febbre emorragica». Le cifre parlano chiaro (migliaia di contagiati e 1.145 morti) ma non rendono un'idea della situazione reale. Perché «la gente non si fida dei centri sanitari e cerca di non andarci ... Molti tra coloro che seguono i pazienti non hanno competenze e attrezzature sufficienti e comunque medici e infermieri sono troppo pochi ... Si va diffondendo un clima dipaura generalizzata come in tempo di guerra. E la paura non porta mai a nulla». Accanto all'Oms scende in campo anche il Pam (Programma alimentare mondiale) che ha deciso di distribuire aiuti alimentari a più di un milione di persone (finora ne portava solo per poche migliaia) e di installare computer collegati con l'Organizzazione in tutti i Paesi colpiti, in modo da seguire in tempo reale l'evoluzione dell'epidemia.
MILLE MORTI? SOLO LA PUNTA DELL'ICEBERG. Il virus Ebola è comparso per la prima volta nel 1976 ma la febbre emorragica che sta devastando l'Africa Occidentale da cinque mesi non ha precedenti per virulenza e rischio di propagazione. Proprio perché a essere colpite sono città molto popolose, dove mancano servizi igienici e sanitari di base. Finora le vittime sono 380 in Guinea, 413 in Liberia, 348 in Sierra Leone e quattro in Nigeria.
«Ma questi numeri», ha tenuto a sottolineare Joanne Liu, sono solo la punta di un iceberg di cui non si conoscono le dimensioni».
Il contagio avviene per contatto diretto con sangue, sperma, saliva, sudore, vomito e feci. E anche i tessuti di persone e animali malati, vivi o morti che siano, contribuiscono a diffondere il virus. Casi sporadici si sono registrati o si sono temuti in persone arrivate in altri continenti dopo essere stati in questi Paesi.
L'APPELLO DELLA CROCE ROSSA. L'allarme ora ha raggiunto anche le Olimpiadi della Gioventù in programma in Cina, a Nanchino. Ad alcuni atleti (nuotatori elottatori) il Cio (Comitato olimpico internazionale) ha deciso di vietare la partecipazione, gli altri verranno sottoposti a controlli medici molto frequenti per tutta la durata dei Giochi. L'ultimo appello è della Croce Rossa: «Tutti i governi devono mobilitarsi a livello internazionale. È ormai giunto il momento di dare il massimo. Poi potrebbe essere troppo tardi». Nella serata del 16 agosto il Kenya ha risposto decidendo la chiusura delle frontiere, apartire da martedì», a viaggiatori provenienti da Liberia, Sierra Leone e Guinea.

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