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DOPO LA GUERRA 16 Agosto Ago 2014 1930 16 agosto 2014

Gaza, Hamas-Israele ancora al Cairo per i negoziati

L'obiettivo è la «tregua duratura». Silenzio da Tel Aviv sulla pace.

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I resti di un edificio a Gaza City.

Tutto pronto al Cairo per la ripresa dei negoziati indiretti su Gaza fra israeliani e palestinesi mediati dall'Egitto.
La tregua di cinque giorni decisa dalle parti mercoledì 13 agosto si avvia a scadere e dopo una ridda di consultazioni interne le prossime ore si annunciano cruciali.
Sul tavolo, a quanto si è appreso nei giorni scorsi, una intesa di ampio profilo per un cessate il fuoco duraturo.
PALESTINESI OTTIMISTI. Il capo delegazione palestinese, Azzam al-Ahmad, ha espresso il proprio ottimismo, ma esponenti dell'Olp, di Hamas e della Jihad sono tornati ad alzare l'asticella per una possibile intesa.
L'eventualità di una parziale attenuazione dell'embargo su Gaza - con l'Unione europea che si è detta disposta a monitorare l'apertura permanente del valico egiziano di Rafah, uno dei punti della possibile intesa - che sembrava essere uno dei pochi punti su cui era stato raggiunto un accordo, non accontenta più molte fazioni palestinesi, che hanno ammonito di volere la fine totale dell'embargo, con una completa libertà di movimento per i palestinesi di Gaza.
NO AL LEADER DI HAMAS. È probabile che si tratti di nuove schermaglie politiche, volte a garantirsi consensi interni e ad alzare la posta in gioco, ma con la spada di Damocle della tregua in scadenza, che anche sabato 16 agosto ha sostanzialmente tenuto.
Intanto, resta escluso dal tavolo il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, che secondo i media avrebbe fatto il punto sulla situazione con al-Ahamad nell'esilio di Doha. La sua presenza al Cairo non sarebbe gradita, insistono i media.
CRITICHE A NETANYAHU. Il fronte israeliano è silente, con i media che hanno rilanciato le affermazioni di questo o quel rappresentante palestinese.
Il premier Benjamin Netanyahu deve fare i conti con le critiche interne, le accuse della stampa di aver adottato un «atteggiamento supino» verso Hamas, e la nuova fase di 'raffreddamento' dei rapporti con Washington, che ha bloccato la fornitura di missili Hellfire.
Quel che appare certo è che nelle prossime 48 ore è improbabile che si arrivi al disarmo di Hamas - la richiesta numero uno di Israele - o alla fine totale dell'embargo - in cima alle aspirazioni dei palestinesi.

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